MARTEDì 7 LUGLIO 2026

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sommario 14 ottobre 2003

Ci risiamo. Con la definitiva approvazione da parte del Consiglio dei ministri della “bozza di Lorenzago” siamo alla terza proposta di riforma costituzionale del presente Governo, ciascuna in contrasto con quella precedente. Questo mentre lÂ’attuazione della riforma che c’è, quella del Titolo V approvata nel 2001, viene lasciata alle sentenze della Corte costituzionale. I commenti su questÂ’ultima fatica dellÂ’esecutivo si sono concentrati essenzialmente sul premierato. Ma la vera novità è rappresentata dallÂ’introduzione del Senato federale. Che in realtà, per le regole di rappresentanza previste, federale non è. E che, se fosse attuato, creerebbe problemi enormi di coordinamento con lÂ’altra Camera, con il rischio di minare alla base il funzionamento dellÂ’intero sistema. Forse, più che di grandi riforme, avremmo bisogno di interventi di più basso profilo, ma in grado di migliorare la capacità decisionale dei Governi. I paesi più avanzati offrono una pletora di possibilità tra cui scegliere. Conviene rifletterci, nellÂ’attesa della prossima proposta di riforma costituzionale.

Condoni e Regioni

Il condono edilizio, pilastro della manovra finanziaria, è stato varato. Ma alcune Regioni lo attaccano. Appellandosi a passate decisioni della Corte costituzionale, sottolineano come la sanatoria potrebbe compromettere la propria gestione del territorio. Inoltre, invocano la maggiore autonomia garantita dal Titolo V. Un’analisi della giurisprudenza costituzionale mostra come il conflitto tra i due livelli di governo sia assai incerto negli esiti.

Il perdono che non serve

Annunciati agli evasori come un’ultima chance che non è mai tale, i condoni tributari si ripetono e determinano una sostanziale e pericolosa perdita di efficacia del sistema sanzionatorio. L’analisi empirica dimostra che lungi dal generare un nuovo e permanente flusso di entrate, i condoni hanno invece avuto un effetto negativo sul gettito dell’imposta del valore aggiunto. Il ricorso a questi strumenti di politica fiscale resta perciò legato al conseguimento di gettiti “facili” e, solo apparentemente, a basso costo.

A qualcuno conviene abusivo

L’abusivismo edilizio è un fenomeno costante nel nostro paese. E non potrebbe raggiungere dimensioni così importanti senza una connessione con l’edilizia legale. Quando questa è in crisi, le opportunità di lavoro si trovano nell’attività illegale, soprattutto nel Mezzogiorno. In calo negli ultimi anni, riprende ora in vista di quel prezioso incentivo che è il condono. LÂ’abusivismo è dunque parte integrante dellÂ’economia sommersa.

sommario 9 ottobre 2003


La manovra economica del governo si basa largamente sui condoni. Ma davvero questi portano nuovo gettito? Uno studio sull’Iva negli ultimi 15 anni rivela che i condoni hanno sempre portato a una riduzione del gettito di lungo periodo. La novità di quest’anno è comunque il condono edilizio. Qui i rischi non sono solo quelli di perdita di gettito futuro; come sottolinea il Capo Dipartimento della Protezione Civile, molti degli edifici abusivi sono costruiti senza tener conto delle caratteristiche fisiche del territorio e comportano dunque rischi seri per la collettività. C’è anche da chiedersi come mai l’abusivismo sia una componente strutturale dell’economia italiana; un’analisi dimostra come questo prenda fiato soprattutto in periodi di crisi economica. Il condono edilizio tuttavia non avrà vita facile; molte regioni hanno preso contromisure per bloccare il provvedimento ed un’analisi della giurisprudenza costituzionale mostra come sia incerto il risultato dello scontro. E l’incertezza da sola potrebbe essere sufficiente a scoraggiare molti dall’aderire.

Vivere in un Paese, votare in un altro

Il vice-Presidente Gianfranco Fini propone di dare diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati. Riproponiamo un intervento di Giancarlo Perasso sul principio secondo cui chi paga le tasse deve avere diritto di voto. Si noti che ciò implica che gli italiani all’estero non dovrebbero avere diritto di voto.

Non solo effetto serra

L’aumento della produzione e dei consumi di merci comporta la diminuzione delle risorse naturali disponibili e della loro qualità, a livello planetario e locale. Nonostante i dati statistici incerti, esiste una correlazione tra attività umane, modificazioni della composizione chimica dell’atmosfera e aumento della temperatura terrestre. Se non ripensiamo un intero modello di sviluppo economico, le calamità naturali e i loro costi sono destinati ad aumentare.

Quanto costa il riscaldamento terrestre

Se il Protocollo di Kyoto verrà ratificato, i paesi industrializzati dovranno avviare riduzioni delle emissioni di gas serra con costi ingenti. D’altra parte, i mutamenti di clima, tra piogge intense, inondazioni e ondate di caldo, hanno un impatto economico e sociale forse ancora più alto. La definizione delle politiche ambientali globali o locali non può perciò prescindere dalla valutazione economica di eventuali vantaggi e svantaggi dell’adozione di interventi di mitigazione delle emissioni o adattamento ai cambiamenti climatici.

Carbon leakage, un dibattito aperto

La riduzione di gas serra prodotti nei paesi che aderiscono al Protocollo di Kyoto potrebbe essere indebolita dall’aumento di emissioni in quelli che non hanno firmato l’accordo. Perché il calo della domanda e quindi dei prezzi dei combustibili fossili ne renderebbe più conveniente l’uso nelle nazioni fuori dal Protocollo. Il parametro fondamentale che determina questi effetti è l’elasticità di prezzo dell’offerta di carbone e petrolio. Sfortunatamente, esistono pochi studi in proposito.

Mito e realtà del cambiamento climatico

La convinzione che sia in atto un riscaldamento terrestre da imputare alle attività umane si basa sui dati dell’Ipcc. Che sono però controversi e criticati da una parte della comunità scientifica. Intanto, l’Italia si appresta a ospitare la massima assise internazionale sui mutamenti del clima. Un’occasione propizia per chiedere un cambiamento nelle politiche ambientali:ai costosi interventi per la riduzione delle emissioni di gas serra si dovrebbe affiancare una maggiore attenzione per il risparmio energetico e il rafforzamento delle energie alternative.

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