Nessuno sembra ricordarselo più, ma siamo ancora nel semestre italiano di presidenza dell’Unione europea. Meglio non rimanere con le mani in mano. Lavoce.info dedicherà all’Europa un’uscita settimanale fino alla conclusione del semestre. Cominciamo con la bozza di Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea, che sarà discussa dalla conferenza intergovernativa che si apre a Roma a metà ottobre. Un’analisi del progetto mette in luce non poche ombre. Si migliora l’efficienza decisionale con il sistema della doppia maggioranza, ma a scapito dei Paesi di medie dimensioni e a vantaggio dei grandi, in particolare dell’asse franco-tedesco. Si chiariscono i principi, ma il progetto non produce una vera e propria costituzione. La governance economica migliora, ma si sarebbe potuto fare di più, specie per l’euro-gruppo. E tuttavia è un bel passo avanti. Cerchiamo di non farne due indietro a Roma.
È stato rilanciato dal ministro Tremonti che invoca “spirito pratico” in tema di commercio internazionale. Ma gli effetti del protezionismo sono noti a tutti: si sussidia l’industria di una nazione e se ne tassano i consumatori. Invece, il nostro sistema industriale dovrebbe liberarsi dai sussidi e non cercarne di nuovi. Quanto alla competitività dei prodotti cinesi, non è dovuta ai bassi salari dei lavoratori, ma alla ricchissima cultura industriale che pervade il Paese asiatico.
Iniziamo con questo intervento una serie di visite ai luoghi comuni del mercato del lavoro italiano. Si parla spesso di fuga dal lavoro dipendente, ma i dati non confermano il fenomeno né in Italia né in Europa. La quota di lavoro indipendente è sostanzialmente stabile da anni. A cambiare sono le sue caratteristiche: coinvolge mansioni sempre più qualificate e lavoratori più istruiti. Donne e giovani ne restano sostanzialmente fuori, oggi come ieri. La novità è semmai che alla indipendenza formale non corrisponde una reale autonomia nell’organizzazione dell’attività lavorativa.
Si gioca una sola partita, ma la schedina non si ferma. Eppure l’unica risposta corretta a una situazione paradossale sarebbe stata l’annullamento del concorso e la restituzione delle somme versate agli scommettitori. Ma i Monopoli hanno scelto la strada tortuosa del “risultato virtuale”. Esponendosi ad accuse di irregolarità e insider trading. In definitiva, una presa in giro per migliaia di cittadini e un grave danno d’immagine, che potrebbe pregiudicare la maggiore fonte di incassi per le attività sportive nel nostro Paese.
Giulio Tremonti come Herbert Hoover? Speriamo di no. I dazi nei confronti della Cina sono una scelta ad altissimo rischio. Meglio derubricarla dal dibattito politico quanto prima e concentrarsi sulle vere scelte per rilanciare la crescita nel nostro Paese.
Col concorso del Totocalcio di domenica 24 giugno si è consumata una gigantesca presa in giro nei confronti di migliaia di cittadini. E i danni di immagine per il concorso saranno rilevanti, pregiudicando la maggiore fonte di entrate per lo sport italiano. Insomma un clamoroso autogol.
Molti i luoghi comuni sul mercato del lavoro italiano. Cominciano dalla favola del lavoro autonomo che starebbe progressivamente sostituendo il lavoro dipendente. Semmai è vero il contrario. C’è sempre più lavoro formalmente autonomo, che economicamente è alle dipendenze. Presto visiteremo altri luoghi comuni.
In tutto il mondo le persone annunciano nascite, matrimoni e morti. Solo in Italia però i necrologi si accaparrano intere pagine di quotidiani. Perché all’estero si dà un’informazione, mentre da noi si segnala soprattutto l’appartenenza a un club, qualsiasi esso sia, e lo status sociale che questo presuppone. Sono dunque una forma di spreco sociale, e come tali andrebbero tassati, per devolvere il ricavato in opere di bene.
Una situazione sempre più frequente. E molto illogica. Perché chi vive all’estero elegge nel Paese di nascita rappresentanti che decideranno su temi e questioni che non lo toccano, mentre non ha nessuna voce in capitolo per scegliere chi prenderà decisioni che lo interessano da vicino. Nonostante i proclami sulla cittadinanza europea, nessun partito politico si fa paladino di una revisione del sistema di voto. Sarà il mercato a imporre i cambiamenti necessari.
Da anni in estate la rete autostradale italiana è intasata da ingorghi e lunghe code. Tuttavia nelle proposte di revisione delle tariffe autostradali dell’Anas e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non si tiene conto della possibilità di variare il pedaggio per evitare il congestionamento delle autostrade. L’autorità pubblica non dovrebbe limitarsi a stabilire massimali di prezzo, ma tenere conto dei costi e benefici sociali dell’utilizzo della rete.
I giornali vuoti di mezzo agosto invitano spesso a letture macabre: si sfogliano i necrologi. Perché solo in Italia si usano questi costosissimi annunci, invece di inviare messaggi e lettere affettuose ai parenti? Una risposta e una proposta: tassiamo i necrologi e devolviamo il ricavato in opere di bene.
Italiani in coda sulle strade al rientro dalle vacanze. Dato che quasi il 90 per cento della nostra rete autostradale è a pagamento (contro il 30% mediamente in Europa), perché non usare il pedaggio come strumento per scoraggiare il congestionamento della rete? Le proposte di revisione delle tariffe autostradali oggi in discussione non sembrano contemplare affatto questa possibilità .
Secondo il Financial Times, anche gli stranieri residenti nel Regno Unito saranno chiamati a votare nel referendum sullÂ’entrata nellÂ’euro. Da noi, invece, gli italiani allÂ’estero (anziché gli stranieri residenti in Italia) hanno votato i referendum sullÂ’articolo 18 e sugli elettrodotti. Nell’Europa unita, i cittadini europei dovrebbero avere diritto di voto proprio sulle materie che li riguardano da vicino in quanto residenti in quel Paese.Â
Pietro Garibaldi recensisce il volume di William Easterly The Elusive Quest for Growth, Boston, MIT Press, che pone alcuni quesiti fondamentali sulle cause delle differenze nei livelli di reddito pro capite tra Paesi e sulle politiche per superare questi divari, innalzando il tasso di crescita dei Paesi meno sviluppati