DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

sommario 11 Novembre 2003

Il Patto di Stabilità e Crescita è moribondo, ferito dai grandi paesi dell’unione monetaria. Viene accusato di terribili misfatti. Eppure studi recenti mostrano che il Patto ha addirittura migliorato il modo con cui i Governi utilizzano le politiche fiscali nel contrastare le recessioni. E non dimentichiamoci che abbiamo tutto da perdere dalla morte del Patto, data la montagna del nostro debito pubblico.

Vige ormai la prassi in Italia di costruire notizie su dati non rappresentativi. Non è solo colpa di un modo approssimativo di fare informazione. E’ il frutto anche di gravi lacune del nostro sistema statistico e di una legge sulla privacy che oscura informazioni chiave per chi vuole svolgere ricerche con metodo scientifico. Cominciamo a documentare questi oscuramenti. Presto nuove puntate.

E’ giusto privatizzare la società che detiene la proprietà della Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica? Apriamo il dibattito con un intervento che ritiene sia meglio tenere la società sotto il controllo pubblico.

Renato Brunetta risponde a Francesco Giavazzi. Attendiamo ora la proposta di legge per abolire gli albi professionali e il ricorso obbligatorio al notaio nella compravendita di auto usate.

Ecco il programma dell’incontro del 17 novembre “Economia ed Informazione”. Vi aspettiamo.

Un Patto senza ambiguità

L’eliminazione del vincolo del 3 per cento al disavanzo pubblico previsto dal trattato di Maastricht non è l’obiettivo da perseguire. Non c’è evidenza empirica che esso abbia impedito fin qui l’azione stabilizzante della politica fiscale né che sia stato d’ostacolo alla crescita. Potrebbe essere modificato, ma tutte le proposte avanzate creano serie perplessità. Forse la soluzione migliore è ridurre la complessità e la scarsa chiarezza delle regole, che generano trattative infinite e assegnano alla Commissione un ruolo improprio.

Banche dati solo sui giornali

Per conoscere l’andamento dei salari reali gli italiani possono fare affidamento solo sui risultati di un’indagine realizzata dal Corriere della Sera. Che per ovvi motivi non può essere sottoposta a verifiche di attendibilità e replicabilità. Ma un approccio scientifico a questo tema, come ad altri, è problematico perché per applicare i metodi di ricerca riconosciuti internazionalmente mancano i dati necessari, che in Italia non sono raccolti o sono protetti dalla legge sulla privacy.

Meglio una Terna pubblica

La società che detiene la proprietà della Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica, dopo la fusione con il Grtn, sarà privatizzata. Una decisione che comporta più svantaggi che vantaggi. Il guadagno in efficienza sarà minimo, mentre si profilano maggiori difficoltà di governance. Diversa la situazione se ad acquistare Terna fosse una società controllata dallo Stato. UnÂ’opzione possibile anche senza aggravi per la finanza pubblica.

Finanziaria avara con gli enti locali

Il riaggiustamento dei conti pubblici ricade in prevalenza su comuni e province, secondo una logica centralista che riduce le risorse e impone oneri addizionali senza prevedere l’adeguata copertura, valga per tutti l’esempio del condono edilizio. Ferma da tempo l’attuazione del federalismo fiscale, per gli enti locali è impossibile anche autofinanziarsi. Siamo ben lontani non solo dal riconoscimento del principio costituzionale della pari dignità degli enti territoriali, ma anche dall’attuazione di un corretto rapporto istituzionale fra diversi livelli di governo.

Riforme e controriforme

Avviata per introdurre le logiche del mercato e della regolazione incentivante in settori dominati da monopoli, la riforma dei servizi pubblici locali è stata progressivamente svuotata dei contenuti innovativi. Nelle norme recentemente approvate dal Senato non c’è traccia di concorrenza. Ci sono invece contraddizioni e discriminazioni tra operatori che inevitabilmente daranno luogo a un lungo contenzioso. In una incertezza normativa che rafforza il partito dei contrari al processo di liberalizzazione.

La difficile marcia verso il mercato

Pur tra mille cautele, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali inizia nel 1999. Un disegno di legge stabilisce il principio della gara pubblica per affidarne la gestione a società di capitale. Il progetto viene presto abbandonato per l’opposizione di operatori ed enti locali. Con la Finanziaria 2002 ne sono stati riproposti i punti fondamentali, fermati questa volta da una procedura di infrazione comunitaria e dal ricorso alla Corte costituzionale di alcune Regioni. Né le proposte ora in discussione sembrano avere maggiore chiarezza d’intenti.

sommario 6 novembre 2003

Mentre l’attuazione del federalismo fiscale è ferma ai blocchi di partenza, la Finanziaria decurta i trasferimenti agli enti locali, soprattutto ai comuni più piccoli. Un modo per decentrare l’onere politico dell’aggiustamento dei conti pubblici che rischia di far esplodere i debiti locali oppure di ridurre prestazioni essenziali ai cittadini. I comuni andrebbero, invece, spinti ad assegnare tramite gara i servizi pubblici locali. Ma il testo recentemente approvato dal Senato è animato solo dal desiderio di conservare lo status quo. Nella seconda parte della legislatura aumentano le voci che si ergono a difesa delle posizioni di monopolio. Anche resistendo al tentativo di Bruxelles di aumentare la concorrenza nelle libere professioni.

Avvisiamo i nostri lettori che da sabato 8 novembre sarà disponiblile in tutte le librerie il libro “www.lavoce.info. Un anno di interventi e analisi dell’economia italiana” edito da Laterza.

Gare avanti adagio

Dal 2004 i servizi di trasporto pubblico saranno assegnati tramite gara. L’Europa sembra orientarsi verso una soluzione di concorrenza controllata. In Italia, a parte i ritardi delle Regioni, non sempre si riescono a premiare le aziende più efficienti. Perché i criteri di ammissibilità sono spesso ritagliati sulle caratteristiche dei vecchi concessionari, cosicché è scoraggiata la partecipazione di altre imprese. Intanto però il settore si sta ristrutturando attraverso acquisizioni, incorporazioni e alleanze.

Una seria dimenticanza

Negli Stati Uniti torna l’associazione tra investimenti in tecnologie dell’informazione e crescita della produttività. In Italia, nonostante gli annunci sul sostegno alla digitalizzazione dell’economia, dalla tecno-Tremonti scompaiono gli incentivi alle imprese per l’installazione di nuove attrezzature informatiche. Aumenta così il divario che separa il nostro da altri paesi europei, più consapevoli che queste tecnologie sono strumenti di riorganizzazione industriale indispensabili per non perdere competitività.

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