Franco Modigliani è stato l’economista che ha esercitato maggiore influenza sulla politica economica italiana. I suoi interventi hanno determinato scelte fondamentali di politica monetaria, politica fiscale e politica dei redditi. Tutto ciò grazie naturalmente alla sua elevatissima qualità intellettuale e scientifica. Ma anche per il senso della realtà e la capacità di farsi capire e di persuadere. E per la totale indipendenza dal potere. Soprattutto però è stata la sua passione civile a farne una figura di riferimento per i potenti come per la gente comune.
A un mese dalla scomparsa, questo numero de lavoce è dedicato alla memoria di Franco Modigliani. Lascia in noi un grande vuoto, come economista, maestro e amico. Lo ricordiamo ripercorrendo alcuni dei suoi contributi fondamentali per l’analisi del risparmio, dei mercati finanziari, della macroeconomia e della politica economica. Le idee di Modigliani hanno contribuito in maniera significativa alla teoria economica e al progresso sociale. Speriamo che non vengano mai dimenticate.
La bassa natalità in Italia dipende non solo da vincoli di reddito, ma anche dalla difficoltà per le donne di conciliare cura dei figli e lavoro. I dati dimostrano che finora la famiglia di origine ha funzionato da ammortizzatore sociale, con i nonni a occuparsi dei nipoti, mentre le mamme lavorano. Non è uno scenario destinato a durare. È necessario perciò aumentare l’offerta di servizi pubblici alla prima infanzia. Le scelte del Governo sembrano invece andare nella direzione opposta.
Il caso Cirio dimostra che il socio di controllo di un importante gruppo quotato è stato in grado nel pieno rispetto delle regole sulla gestione delle società di dirottare alla holding di controllo un’ingente somma di denaro, sottratta così a azionisti di minoranza e creditori. Né la situazione è destinata a migliorare con la riforma del diritto societario, perché non si introducono i deterrenti più efficaci.
La Finanziaria 2004 “regala” mille euro per ogni figlio successivo al primo. Un intervento pro-natalità , si è detto. Ma in una situazione di risorse scarse non c’è alcun bisogno di una tantum costose per il bilancio pubblico e insignificanti per le famiglie, perché non incidono sui costi che si dovranno sostenere durante la crescita del bambino. Inoltre, forti dubbi sull’equità del provvedimento nascono dall’esclusione dall’assegno dei figli di extracomunitari regolarmente residenti e dal finanziamento attraverso il fondo di disoccupazione.
Il sindacato italiano è il più vecchio d’Europa. Nel 1995 ha mostrato grande lungimiranza accettando una importante riforma pensionistica, ma questa toccava solo marginalmente i diritti dell’iscritto mediano al sindacato. Oggi, invece, è sul piede di guerra. Ma non ha torto il sindacato a lamentare che la riforma proposta dal Governo altera le stesse regole del metodo contributivo, allora accettate da tutti, sindacato compreso.
Più figli aiuterebbero a migliorare gli equilibri previdenziali. Ma non saranno certo i bonus da mille euro ad aumentare la fertilità . Troppo bassi per incidere davvero sulla scelta di avere figli. Tra l’altro, i fondi sono stati sottratti dalla riforma degli ammortizzatori sociali, resa ancor più necessaria dal probabile inasprimento delle condizioni d’accesso alle pensioni d’anzianità e dallo stesso dirottamento del trattamento di fine rapporto verso i fondi pensione.
Molti inquietanti interrogativi sul caso Cirio. Non solo in virtù del comportamento delle banche capaci di rifilare i debiti a tanti piccoli risparmiatori. Una luce sinistra sul nostro diritto societario. E la riforma in atto non sembra destinata a migliorare le cose.
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Gli iscritti alle organizzazioni sindacali in Italia hanno l’età più alta in Europa. Anzi, molti sono già in pensione. Questa composizione demografica influenza la posizione dei sindacati sulla riforma previdenziale. Nessuna opposizione alla legge Dini, che non toccava gli interessi di gran parte degli iscritti, chiusura oggi a nuove riforme per difendere i benefici di una particolare fascia di lavoratori, già forti politicamente perché sono la maggioranza degli elettori. Ma chi rappresenta i giovani?
Un eccesso di regolazione impedisce in Italia l’accesso a dati essenziali per svolgere attività di ricerca. A esserne penalizzato è anche il dibattito sulle principali questioni economiche e sociali. Gli ostacoli maggiori arrivano dalle norme che salvaguardano la riservatezza delle persone, partendo dal presupposto sbagliato che il ricercatore abbia interesse a violarle. Ora, una nuova proposta di legge intende garantire una maggiore libertà d’azione.
Lavorare con modelli econometrici serve a formulare previsioni e a valutare le conseguenze di scelte alternative di politica economica. E il premio Nobel per l’economia a Robert Engle e Clive Granger, econometrici e tra i fondatori della scuola di San Diego, è una conferma della sua importanza. Eppure in Italia questa disciplina non trova spazio e dati adeguati mentre le statistiche ufficiali vengono costantemente sfiduciate. Così non si riescono a motivare i giovani ricercatori, mentre creare laboratori di economia applicata appare difficilissimo.
Questa discussione telematica fra Paolo Sestito, coordinatore del Gruppo di monitoraggio politiche del lavoro presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, e Pietro Ichino, è avvenuta il 17 ottobre 2003 sul nostro portale. Nel dibattito, che qui riportiamo, vengono affrontati i principali cambiamenti che la Legge Biagi, in vigore dal 24 ottobre, porterà ai cosiddetti co.co.co.