DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

La copertura mediatica della Legge finanziaria

Il monitoraggio dell’informazione sulla Finanziaria 2004 di quotidiani e telegiornali rivela picchi di attenzione legati più al contesto politico che ai contenuti della manovra. Nei telegiornali, tempi e scelta dei temi dei servizi riflettono le diverse linee editoriali. I quotidiani pubblicano più tabelle con informazioni tecniche rispetto ai telegiornali, anche se questi spazi sono spesso dedicati a questioni a latere, come la riforma della previdenza, il dibattito nella maggioranza, i conti di riferimento.

Il patto violato

Una rassegna stampa registra le reazioni in Germania seguite alla violazione del Patto. Guardando avanti, cosa si può fare?
Riproponiamo per i lettori de la voce.info anche gli interventi di Vito Tanzi, Roberto Perotti, Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Daniel Gros, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani sugli effetti sulle politiche anticicliche e sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.

sommario 25 novembre 2003


La decisione dell’Ecofin di non applicare le sanzioni a Francia e Germania rischia di sancire la morte del Patto di Stabilità e Crescita. Sarebbe stato meglio non cercare compromessi che nei fatti svuotano il Patto, ma, semmai, utilizzare il poco tempo a disposizione, prima del Consiglio europeo, per riformare il Patto.
Mezzi di informazione e pubblicità concentrate in poche potenti mani in Italia. Con potere economico e potere mediatico che si sovrappongono. Molto più che negli altri paesi industrializzati. L’informazione sulla Legge Finanziaria ne risente: diventa questione di schieramento politico, non di politica economica. In questo quadro la Legge Gasparri torna al Senato, in vista dell’approvazione definitiva. Consolida le posizioni dominanti, salvo affidarsi al digitale terrestre. Presume che ci vorranno 2 anni per la sua diffusione; in realtà potrebbero servirne addirittura 15.

Perché anche l’Iit non cambierà nulla

Il progetto Iit nasce zoppo. Troppo esigue le risorse assegnate per incidere sul divario degli investimenti in ricerca e sviluppo che separa lÂ’Italia dagli altri paesi. Troppa la distanza dal sistema di ricerca preesistente per costruire soluzioni alternative ai mali cronici che affliggono la ricerca nazionale, come lÂ’assenza di meritocrazia, ma anche per costituire un reale effetto di incentivo in grado di attivare maggior concorrenza. Difficile che riesca ad attivare un intreccio virtuoso tra formazione avanzata e ricerca.

L’Iit, opportunità o pericolo?

L’Istituto italiano di tecnologia potrà avere un ruolo positivo se saprà trovare finanziamenti importanti anche al di fuori del settore pubblico. E se saprà interagire con il sistema delle imprese e i centri di eccellenza già esistenti in Italia. Determinanti anche la scelta della sede e la struttura organizzativa. Se queste condizioni saranno soddisfatte, potrà raggiungere l’obiettivo di sviluppare ricerca di altissimo livello e di generare nel medio periodo ricadute tecnologiche interessanti per l’industria.

Una proposta per l’Iit

Se nascerà come un nuovo centro di ricerca, l’Istituto italiano di tecnologia non avrà risorse sufficienti per competere a livello internazionale, sottrarrà alcuni degli scienziati più dinamici ai centri già esistenti e avrà poche ricadute sul sistema della ricerca in Italia. Il decreto che lo istituisce è però estremamente vago e lascia spazio per altre proposte. I fondi stanziati potrebbero essere utilizzati per premiare i nostri poli di eccellenza e stimolare la concorrenza nella comunità scientifica.

sommario 20 novembre 2003


Ricorrendo al voto di fiducia, la Camera ha dato il via libera al decretone che, inter alia, finanzia il nuovo Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). L’Iit dovrebbe promuovere la ricerca scientifica, la formazione e l’eccellenza. Ma sin qui ha solo scatenato polemiche fra gli scienziati che dovrebbero maggiormente beneficiare dell’iniziativa. Ci sforziamo allora di evidenziare i punti critici del progetto e di essere propositivi. L’Iit non deve essere un nuovo polo, ma uno schema che premi i migliori centri di ricerca, anzichè spiazzarli. Deve riuscire ad attrarre finanziamenti esterni perchè le risorse stanziate sono comunque esigue in rapporto alle necessità della ricerca in Italia. E rende ancora più necessarie riforme che aumentino gli incentivi alla ricerca nelle università italiane. Ci sono lezioni utili da imparare dalle esperienze inglesi e canadesi a questo riguardo.

Mario Vavassori di Odm consulting e Leonello Tronti e Saverio Gazzelloni dellÂ’Istat replicano ad Andrea Ichino su salari, statistiche e privacy. La contro-replica dellÂ’autore.

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PER UNA RIFORMA RADICALE DELL’UNIVERSITÀ

Il sistema universitario italiano non è più riformabile. Serve un cambiamento globale che spazzi via concorsi, valore legale della laurea, accesso gratuito, finanziamento assicurato e posto a vita per i docenti. Da sostituire con il riconoscimento del ruolo centrale della ricerca e con la consapevolezza che ogni ateneo deve assumersi la responsabilità delle sue scelte didattiche e organizzative. Solo così si svilupperà una competizione capace di premiare i ricercatori e le sedi migliori e garantire più efficienza e più equità. Come già avviene in Gran Bretagna.

Statistiche e privacy

Riproponiamo la scheda comparativa tra la Current Population Survey e le indagini sulle Forze Lavoro e i precedenti interventi nel dibattito su privacy e ricerca di Andrea Ichino, Nicola Rossi e i commenti di Mario Vavassori , Leonello Tronti e Saverio Gazzelloni.

Dal concordato al condono preventivo

Introdotto in via sperimentale per il biennio 2003-2004, il concordato preventivo fiscale diventa uno strumento di massa. In quest’ultima formulazione, ha perso anche la caratteristica che ne poteva giustificare l’adozione, quella di essere un mezzo per la composizione degli interessi contrapposti di contribuente e Stato, basato sull’analisi delle singole situazioni. È ora un espediente per scambiare un aumento predeterminato del gettito con la tranquillità fiscale. E come tutti i condoni fiscali, premia chi non ha rispettato le regole.

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