VENERDì 15 MAGGIO 2026

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Ide, molto rumore per quasi nulla

Investimenti diretti esteri e rapporto tra multinazionali e Paesi ospiti sono fra i temi in discussione a Cancun. Un accordo efficace dovrebbe prevedere un aumento della trasparenza delle regole come tetti per gli incentivi. E per le grandi imprese una maggiore tutela, ma anche codici di comportamento. La proposta europea lascia invece ampi margini di discrezionalità. Perché forse il vero obiettivo dei Paesi ricchi è distogliere l’attenzione da problemi per loro più spinosi.

La Pac da coltivare a Cancun

Sotto accusa da sempre, i sussidi all’agricoltura europea resistono nel tempo grazie alle pressioni dei gruppi di interesse. Altissimi i costi per i cittadini europei che finanziano le agevolazioni come contribuenti e come consumatori. Ma anche per i Paesi emergenti che non possono accedere liberamente ai nostri mercati. Wto e Ue, seppure con accenti diversi, sembrano ora disposti a impegnarsi per una loro sostanziale riduzione. Sarà vero?

Cancun, crocevia del benessere

Togliere gli ostacoli che ancora impediscono una piena liberalizzazione del commercio e degli investimenti mondiali. È l’obiettivo della riunione in terra messicana. Difficile raggiungere il necessario compromesso quando i protezionismi vanno per la maggiore, nessuno sembra disposto a fare il primo passo nell’abolizione delle barriere doganali e ad alcuni Paesi si è fatto credere che otterranno solo benefici, senza contropartite. Eppure all’espansione degli scambi è legata la crescita economica dei Paesi ricchi come di quelli in via di sviluppo.

sommario 11 settembre


“Siamo entrati in una fase di deglobalizzazione? Calano i flussi di capitale e gli investimenti diretti e si arresta la crescita degli scambi internazionali. Non è solo per colpa del rallentamento dell’economia mondiale. Conta il ritorno al protezionismo tra le due sponde dell’Atlantico e la mancata riforma delle politiche a difesa degli agricoltori in Europa come negli Stati Uniti. Quella della Politica agricola comune europea è stata una non-riforma. A Cancun occorrerà fare progressi su questo fronte, come pure su quello della riduzione delle barriere commerciali nel tessile-abbigliamento. Al Sud bisogna chiedere l’abbandono di pratiche discriminatorie nei confronti degli investitori esteri e maggiore trasparenza normativa sui flussi di capitale. Sapendo che, se fallisce il negoziato, a pagarne il costo non saranno soltanto i Paesi in via di sviluppo, ma anche la maggioranza degli abitanti del Nord, costretti da una potente minoranza a pagare prezzi più alti per beni che potrebbero essere importati dal Sud del Mondo”.

“De–Globalisation?”

Diminuiscono scambi internazionali, flussi di capitale e investimenti esteri. Perché aumenta l’avversione al rischio di imprese e investitori. E perché sono deboli le risposte di politica economica alle crescenti tensioni internazionali. Ne è una dimostrazione la richiesta di nuove barriere protezionistiche, buone solo per ritardare lo sviluppo dei paesi emergenti e bloccare i processi di riconversione verso produzioni tecnologicamente più avanzate in quelli industrializzati. L’accento sugli ipotetici danni della globalizzazione rischia di portare al fallimento il negoziato di Doha. Ma questo significherebbe perdere un’occasione di rilancio dell’economia mondiale.

A tavola col ministro

Girolamo Sirchia, dopo la battaglia contro il fumo, parte per una nuova crociata e insedia una Commissione scientifica di alto livello per decidere la dieta ideale degli italiani. Sapevamo che il liberismo non era più di moda. Ma qui siamo al trionfo del paternalismo. Ci spiace, signor ministro, ma vorremmo continuare a scegliere noi il menu. Sperando sempre che qualche ristoratore non prenda la palla (o la polpetta) al balzo: porzioni più ridotte sì, ma allo stesso prezzo di prima. Per sfruttare anche l’elasticità della domanda al prezzo. Tutto grasso che cola per far dimagrire gli obesi italiani.

Tre regole per non interrompere le emozioni

La pubblicità inserita nei film che passano in Tv è un prezzo da pagare. Ma è un prezzo che il consumatore-spettatore non conosce in anticipo e varia con il progredire della visione: più basso all’inizio per aumentare notevolmente verso la fine. Le emittenti dovrebbero perciò essere obbligate a annunciare il tempo totale di spot pubblicitari previsti e a distribuirli in modo uniforme. E per tutelare i titoli d’autore, divieto di pubblicità nell’ultimo 20 per cento di trasmissione.

I possibili sconfitti del referendum svedese

Gli svedesi potrebbero dire “no” all’euro nella consultazione del 14 settembre. Non tanto perché il Paese abbia sentimenti anti-europei o sia contrario alla moneta unica, la cui adozione sarebbe solo rinviata. La diffidenza è verso le poco chiare politiche fiscali europee e le troppe richieste di abbandono di ogni regola. In definitiva, verso l’incapacità della Ue di coordinare e disciplinare queste materie e di rispondere adeguatamente al rallentamento dell’economia.

Il digitale italiano, una rivoluzione a metà

La Legge Gasparri realizza una transizione a metà perché affida il controllo del processo di trasformazione da analogico a digitale ai due duopolisti, Rai e Mediaset, e consente loro di acquisire una posizione dominante nella fase di avvio. Non garantisce la convergenza al piano digitale elaborato dall’Authority, non moltiplica i programmi a disposizione degli utenti, marginalizza i broadcaster analogici nazionali e locali e lascia invariato lo squilibrio nella distribuzione delle frequenze.

Il buono dei ricchi

Il decreto che dovrebbe incentivare l’iscrizione alle scuole paritarie è stato emanato ad anno scolastico già avviato, quando le scelte sono già state fatte da tempo. E benché non sia ancora chiaro il numero dei beneficiari, sarà senz’altro un contributo modesto, inutile per abbassare significativamente la barriera di accesso agli istituti privati. Tanto più che non prevede differenziazioni per fasce di reddito. Si risolve in un vantaggio per le famiglie più abbienti, quelle che avrebbero comunque optato per il privato.

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