Dal 2004 i servizi di trasporto pubblico saranno assegnati tramite gara. L’Europa sembra orientarsi verso una soluzione di concorrenza controllata. In Italia, a parte i ritardi delle Regioni, non sempre si riescono a premiare le aziende più efficienti. Perché i criteri di ammissibilità sono spesso ritagliati sulle caratteristiche dei vecchi concessionari, cosicché è scoraggiata la partecipazione di altre imprese. Intanto però il settore si sta ristrutturando attraverso acquisizioni, incorporazioni e alleanze.
Negli Stati Uniti torna l’associazione tra investimenti in tecnologie dell’informazione e crescita della produttività . In Italia, nonostante gli annunci sul sostegno alla digitalizzazione dell’economia, dalla tecno-Tremonti scompaiono gli incentivi alle imprese per l’installazione di nuove attrezzature informatiche. Aumenta così il divario che separa il nostro da altri paesi europei, più consapevoli che queste tecnologie sono strumenti di riorganizzazione industriale indispensabili per non perdere competitività .
Il testo definitivo dell’Accordo si avrà solo a fine giugno 2004. Nel frattempo si approfondiscono alcune questioni come la modalità di trattamento delle perdite attese e inattese e il credito al consumo. Sono temi che stanno particolarmente a cuore alle aziende italiane. Per la quasi totalità si tratta infatti di piccole e medie imprese che temono la rarefazione del credito bancario. E Basilea 2 potrebbe così diventare un’occasione propizia per spingerle ad adottare strutture societarie e ad aprirsi al mercato mobiliare.
A rendere necessario il decreto salva-calcio è un articolo del codice civile. Tutela i creditori imponendo la liquidazione o la ricapitalizzazione di una società sulla base di soli dati contabili. Garantisce pochi benefici, ma ha alti costi perché scoraggia l’attività imprenditoriale attraverso società di capitali. Oltre alle squadre di calcio penalizza molte piccole e medie imprese. E infatti una simile regola non esiste nella maggior parte dei paesi europei. Sarebbe perciò più opportuno abolirla del tutto dal nostro diritto societario.
Uniche responsabili dell’attuale crisi sono le società di calcio. Perché si sono affidate ad artifici contabili invece di affrontare il problema dei costi superiori ai ricavi. Dovuto non tanto agli stipendi dei calciatori quanto agli ammortamenti. Ma la vera questione è che in Italia gli introiti derivano soprattutto dai diritti televisivi, lasciando del tutto in secondo piano la vendita dei biglietti per le partite. Lo dimostra il confronto con i bilanci delle squadre straniere.
Il decretone di accompagnamento alla Finanziaria 2004 non manca certo di sorprese per le piccole imprese. Tra le sue righe si trovano sgravi fiscali per incoraggiarle a quotarsi in Borsa, ma durano 15 mesi: ne potranno beneficiare solo coloro che avevano già deciso di quotarsi. Altrove si scopre che spariscono le agevolazioni della tecno-Tremonti all’installazione di nuove attrezzature informatiche, mentre appaiono incentivi per piccole imprese che realizzano “sinergie informatiche”. Come si potrà stabilire chi è sinergico e chi no? Il rischio di bocciature di queste misure da parte delle autorità comunitarie è molto alto. Sembra ormai sicuro che questo sia il destino del decreto salvacalcio: come a suo tempo anticipato da lavoce.info, non passerà l’esame di Bruxelles. Utile, a questo punto rivedere quelle norme del codice civile che gravano sulle piccole imprese imponendo la liquidazione o ricapitalizzazione di una società in base a soli dati contabili. Meglio che i presidenti delle squadre di calcio si lamentino di meno delle moviole e si occupino dei loro bilanci. L’unica buona notizia per le piccole imprese viene dal rinvio dell’accordo su Basilea 2. Una opportunità in più per adeguarsi alla nuova normativa.
Ecco il programma dellÂ’incontro del 17 novembre su Economia ed Informazione. Vi aspettiamo.
La manovra finanziaria prevede riduzioni di aliquote d’imposta per agevolare la quotazione in Borsa anche di società medio piccole. Sono interventi opportuni, anche se non mancano alcune contraddizioni. In particolare, appare criticabile la scelta di limitare a quindici mesi la durata dello sgravio. Si finisce per premiare solo quotazioni già avviate dal momento che chi volesse iniziare oggi le procedure non avrebbe tempo sufficiente a centrare il traguardo di fine 2004.
La Commissione europea ha bocciato il decreto salva-calcio. Riproduciamo qui gli interventi di Giuseppe Pisauro all’atto dell’introduzione del provvedimento. Mettevamo in luce come le agevolazioni abbiano un effetto distorsivo sul mercato perché offuscano la rappresentazione che il bilancio dà della situazione economica delle società calcistiche e consentono una riduzione delle imposte da pagare in futuro.
E’ iniziato alla Camera lÂ’iter del decretone di collegamento alla Legge Finanziaria. Si discute anche dellÂ’introduzione dellÂ’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali. Riproponiamo ai lettori un‘intervista a Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, che ne spiega i dettagli.
Uno studio condotto dal gruppo di monitoraggio del ministero del welfare conferma che il Superbonus è una “ciofeca” (nel linguaggio dei sindacalisti presenti al confronto sulla riforma previdenziale). La voce.info aveva già documentato tutto questo due mesi fa in un contributo di Sandro Gronchi che riproponiamo ai lettori.