L’emendamento governativo tende a vietare, piuttosto che a scoraggiare, le pensioni di anzianità . A compromettere gli equilibri del sistema previdenziale non è tuttavia il pensionamento flessibile in quanto tale, bensì la mancata previsione di correttivi attuariali che consentano di far pagare il pensionamento anticipato a chi lo sceglie. Mantenere la flessibilità del pensionamento avrebbe oltretutto permesso alle imprese di conservare un importante strumento di gestione degli esuberi.
Perché ci sia un vero confronto sulla riforma previdenziale occorrono maggiori informazioni sugli effetti degli emendamenti del Governo e proposte alternative. Lavoce.info offre il proprio contributo su entrambi gli aspetti. Poniamo alcuni interrogativi sulle stime dei risparmi fornite dal Governo. Discutiamo gli effetti di una riforma che si limiti ad anticipare l’entrata in vigore del regime contributivo, pro rata. E altri correttivi, come la possibilità di aumentare volontariamente i contributi per garantirsi un dato livello di prestazioni. E mostriamo quali potrebbero essere gli effetti della diversificazione dei risparmi previdenziali permessa dal dirottamento del TFR verso i fondi pensione.
Lieti di ospitare altre proposte. Cominciamo con quella di Nicola Rossi, economista, esperto dei sistemi di welfare e parlamentare dei Ds.
I mercati non hanno punito le violazioni al Trattato di Maastricht da parte di Francia e Germania. Ma non si tratta di unÂ’autorizzazione generalizzata a interpretazioni flessibili delle regole. Perché a non rispettarle sono stati due paesi dai fondamentali fiscali storicamente stabili, la situazione è percepita come transitoria e l’avversione al rischio sui mercati è in questa fase particolarmente bassa. LÂ’atteggiamento dei mercati sarebbe probabilmente diverso se protagonisti e situazioni fossero altri.
Il dibattito post-Ecofin dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulle ipotesi di riforma del Patto di Stabilità e non metterne in discussione l’esistenza e la filosofia. È infatti un architrave della costruzione monetaria e alterarne la credibilità significa assumersi la responsabilità di mettere in discussione il futuro stesso della moneta unica. Come dimostrano anche le preoccupazioni espresse dalla Bce.
Prima della decisione dell’Ecofin, il Patto di Stabilità era migliorabile perché non era mai stato violato e quindi era credibile. Ora è più complicato, ma si possono percorrere due strade: introdurre nella nuova Costituzione europea una regola che sottragga le proposte della Commissione all’approvazione dell’Ecofin, sull’esempio del Code of Fiscal Responsibility inglese. Oppure spostare l’attenzione sulla trasparenza dei bilanci pubblici.
Il Patto di Stabilità accende il dibattito tra gli economisti. Nessuno, o quasi, dubita della necessità di un insieme di regole che disciplinino le politiche fiscali. Rimangono però aperte le questioni relative all’efficacia del Patto così come è formulato, agli effetti della decisione dell’Ecofin di congelare le sanzioni a Francia e Germania e agli indirizzi di riforma del Patto stesso. Proponiamo agli iscritti della newsletter tre domande sul futuro del Patto. È possibile rispondere fino al 9 dicembre. Pubblicheremo infatti gli esiti del sondaggio prima del vertice europeo del 12-13 dicembre. Una cosa è certa: qualsiasi cosa si faccia, ci vuole più trasparenza nei conti pubblici.
Ringraziamo i lettori che ci hanno inviato contributi, siamo arrivati a quota 42.743 euro di sottoscrizione, aiutateci ad arrivare a 50.000 entro la fine dellÂ’anno.
Legge Gasparri, voto compatto Il tema è noto, vuol gesti concreti, La soluzione è semplice e chiara, Ma il buon Gasparri, gran colpo a sorpresa Ha partorito il Sistema Integrato Cosa volete, nel grande canestro Fatta la legge il programma è compiuto Tutte le cose che premono al capo
Nuovo sistema per media e giornali
Con sguardo attonito prendiamo atto
Di cosa sian da noi i liberali
il pluralismo dell’informazione
soffoca e muore se tutte le reti
son controllate da un solo padrone
devi tagliare risorse ai più grandi,
che per le nuove tv non c’è gara
in un mercato così non ti espandi
Per far sembrare i giganti dei nani
Ha allontanato la cinepresa
E li ha ripresi molto lontani
Un’accozzaglia di stampa e tv
Pubblicità e quant’altro ha trovato
Da Eugenio Scalfari a Piero Pelù.
Anche sforzando i nostri occhi stanchi
Le reti Fininvest, ad esser maldestro
Al più ci appaiono larghe di fianchi
Falso in bilancio e sistema dei media
Non dedicando nemmeno un minuto
A quel conflitto che pure ci assedia
Son sistemate, torniamo a votare
Ora scriviamo un contratto daccapo
Appuntamento da Vespa a firmare.
È legge il premio di mille euro per il secondo figlio. Solo però per i bambini nati fino al 31 dicembre 2004. E per un solo anno. Non serve certo a coprire i costi: calcoli riportati dallo stesso ministero del Welfare indicano che sarebbe necessario un aumento del reddito del 18-30 per cento per garantire alla famiglia lo stesso tenore di vita precedente alla nascita del secondo bambino. Meglio sarebbe offrire servizi all’infanzia, come dimostra l’esperienza dei paesi scandinavi.
Offrire mille euro una tantum alla nascita del secondo bambino non è un sostegno alla maternità , ma un regalo poco equo e quasi irresponsabile. Perché i costi di mantenimento di un figlio sono alti e aumentano con l’età . Perché in mancanza di servizi adeguati sono ancora molte le madri che rinunciano al lavoro. Con rischi di impoverimento della famiglia nel breve e nel lungo periodo. E perché in Italia i figli sono considerati di principio e di fatto dipendenti economicamente dai genitori molto a lungo, spesso ben oltre la maggiore età .
La recente decisione dell’Ecofin di sospendere l’applicazione della procedura per deficit eccessivo nei confronti di Germania e Francia ha dato vita a un intenso dibattito sulla necessità di modificare il Patto di stabilità . Ma l’Ecofin ha deciso sulla base di regole previste dal Trattato di Maastricht, non dal Patto. E nessuna riforma per quanto rapida del Patto potrà impedire il ripetersi di questa situazione quando la Germania dovrà dimostrare il rispetto degli impegni presi. Non ha senso dunque riformare il Patto senza cambiare anche le regole del Trattato.