MARTEDì 7 LUGLIO 2026

Lavoce.info

sommario 18 dicembre 2003

Si conclude la presidenza italiana con due episodi che indeboliscono le istituzioni europee: lo scontro all’Ecofin e lo stallo sul progetto di costituzione. La presidenza italiana poteva fare di più? La risposta è sì. Sul Patto di stabilità , se ci si fosse mossi con maggior tempismo, si sarebbero potute prendere in considerazione le proposte della Commissione e del gruppo Sapir che si proponevano di conciliare rigore e flessibilità. Sulla bozza di costituzione, il vertice europeo avrebbe potuto sottolineare l’ampio consenso che, con l’eccezione del sistema di voto, esisteva sul progetto della Convenzione. E adesso? Raccogliere i cocci non sarà facile, ma non c’è tempo da perdere. Il bilancio della presidenza italiana include anche l’accordo sull’Opa europea. Desta non poche perplessità.

Il caso Parmalat come emblema delle potenzialità e debolezze del capitalismo italiano.

CGIL, CISL e Confindustria rispondono al nostro invito a discutere di riforme delle pensioni alternative a quella formulate dal Governo. Presto nuove puntate.

Il no di Ciampi

Il Presidente della Repubblica Ciampi non ha firmato il provvedimento sul riassetto del sistema televisivo, la legge Gasparri torna così alle camere. Per i lettori de lavoce.info proponiamo il messaggio del Presidente e i contribuiti di Michele Polo (Una legge Gattopardo per la riforma delle televisioni) Marco Gambaro (La chimera del digitale terrestre ) e Antonio Sassano (Il digitale italiano, una rivoluzione a metà) che discutono alcuni dei punti cruciali messi in luce nel messaggio del Presidente Ciampi

Iit, un buon primo passo

L’evidenza empirica dimostra un grave ritardo dell’Italia nella ricerca scientifico-tecnologica. Perché il sistema non riesce a generare i giusti incentivi e investimenti. La nascita dell’Istituto di tecnologia potrebbe perciò avviare un benefico processo di competizione con i centri di eccellenza già presenti nel nostro Paese. A patto che, sull’esempio di altri “Institutes of Technology” di successo, sappia attrarre finanziamenti dai privati e sia gestito in modo autonomo da scienziati.

Che fare dell’università

Una riforma radicale è certo necessaria, ma sostenere che il sistema universitario deve essere abbandonato al suo destino di mediocrità serve solo a scoraggiare l’opera dei tanti che continuano a dedicarsi alla formazione degli studenti con passione e dedizione, come testimoniano le brillanti carriere estere di molti laureati italiani. Mentre nutrire qualche dubbio sull’Istituto italiano di tecnologia è legittimo, se non altro per la vaghezza della legge che lo istituisce.

Cervelli in transito

Comunicazioni e collegamenti più rapidi e più facili rendono meno definitive le “fughe” di scienziati e studiosi dal paese di nascita. E più che all’emigrazione, dovremmo guardare all’interscambio di capitale umano tra un paese e l’altro e alla mobilità delle idee. Per beneficiare delle innovazioni e delle conoscenze generate a livello internazionale e necessarie al suo sviluppo economico, l’Italia potrebbe allora favorire il passaggio di ricercatori stranieri sul proprio territorio.

La riforma impossibile

I tentativi di modificare in meglio l’università italiana si sono trasformati in altrettanti fallimenti. E continuare a credere che il sistema sia riformabile è un’illusione che avvantaggia chi vuole conservare lo status quo. È necessario invece puntare su istituzioni nuove, come l’Iit, che possano contare su finanziamenti adeguati, ma soprattutto siano libere da ogni legame con l’attuale establishment accademico. Solo così avremo il rigore, i controlli e gli incentivi necessari alla ricerca scientifica di livello internazionale.

Scioperi e regole

Con i nuovi scioperi dei trasporti si ripresentano gli stessi disagi, le stesse polemiche, gli stessi retroscena di sempre. Ma i sindacati confederali appaiono questa volta propensi a considerare una proposta sviluppata e dibattituta su questo sito, quella dello sciopero virtuale.  Fermo restando la necessità di applicare sanzioni a chi non rispetta le norme sull’esercizio del diritto di sciopero.  Riproponiamo gli interventi di Andrea Boitani, Pietro Ichino, Eugenio Somaini, Roberto Perotti e un esempio di accordo aziendale sullo sciopero virtuale.

sommario 16 dicembre 2003

Torniamo sulla proposta di istituire un Istituto italiano di tecnologia. Ponendoci nuovi quesiti: è davvero non riformabile il sistema universitario italiano? E cosa dovrebbe fare l’Iit? Quali  lezioni si possono trarre dall’esperienza degli Institutes of Technology di maggiore successo? Riusciremo con l’Iit a bloccare l’emorragia  di cervelli o, quantomeno, ad assicurarci “cervelli in transito”?

Roberto Perotti interviene sulla proposta di istituire uno sciopero virtuale.
La controreplica di Pietro Ichino.

Siamo arrivati a 43.728 euro di sottoscrizione, con il vostro aiuto potremmo raggiungere il traguardo di 50.000 per la fine dell’anno.

Premio cenacolo

Motivazioni per l’assegnazione del secondo posto nella sezione editoria. Giuria presieduta da Umberto Eco e composta da
Antonio Calabrò, Francesco Casetti, Giulio Ballio, Giampaolo Fabris, Giulio Giorello, Guido Martinotti, Severino Salvemini e Enrico Montangero.

Con Lavoce.info la Giuria ha voluto premiare la capacità di mettere in rete l’esperienza di numerosi ed eccellenti collaboratori in grado di produrre un’informazione critica e un dibattito animato sui temi della politica economica. In particolare la Giuria ha apprezzato il ruolo di osservatorio privilegiato rivestito dalla Voce.info, ampliamente utilizzata dalla stampa, dalla radio e dalle televisioni, che in breve tempo si è trasformata in un utile strumento per il cittadino e per chiunque si occupi di informazione.

In un libro edito da Laterza, la storia di un successo senza precedenti.

Dalla recensione di Luigi Cavallaro al libro “www.lavoce.info, un anno di analisi di interventi e analisi dell’economia italiana” pubblicata da “il manifesto” il 10-12-2003:

Il lettore è così messo in condizione di controllare la base su cui è costruito il ragionamento, seguire quest’ultimo nei suoi svolgimenti e, se non è d’accordo, impugnarlo, contrappondendovi altre sequenze casuali; il tutto però, proprio perchè oggetto degli articoli sono dei “fatti” à la Wittgenstein: rappresentazioni logiche d’un certo sussistere di stati di cose – e non veline di palazzo o di via dell’Astronomia.

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