MARTEDì 7 LUGLIO 2026

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Sommario 13 gennaio

Cosa ha fallito nella catena dei controlli nel caso Parmalat? La Centrale dei bilanci non riesce a controllare un’impresa che prende fondi all’estero anche con l’aiuto di istituzioni straniere. Servirebbe probabilmente un’Authority sovra-nazionale. I controlli interni sono segnati da un conflitto di interesse che ne pregiudica l’azione. Proponiamo quattro misure che possono limitarlo. Insieme a un inasprimento delle pene per i reati societari, possono contribuire a ridare credibilità ai bilanci delle società.
Bisognerebbe mostrare di avere imparato la lezione, a partire dai controlli nel settore del calcio, in cui molte società sono a rischio di crack. Ma sono ancora in molti a voler lasciare tutto com’è.
Cop9, la conferenza sul clima svoltasi a Milano il mese scorso ha evidenziato come non vi siano alternative al protocollo di Kyoto, anche se troppi paesi ancora sono riluttanti ad accettarlo. Non cÂ’eÂ’ tempo da perdere.

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Consigliamo ai nostri i lettori il seguente esperimento. Vadano al sito www.google.it e inseriscano le parole “miserabile fallimento” o semplicemente “miserabile” o “fallimento” nel campo di ricerca.

Comparabilità delle statistiche sui conti pubblici

La comparabilità delle statistiche europee di finanza pubblica è nettamente migliorata negli ultimi dieci anni. Tempestività, coerenza fra dati nazionali e dati di contabilità pubblica, capacità di rappresentare la situazione reale dei flussi finanziari e di stock sono invece le questioni ancora aperte. È sempre più importante perciò garantire l’indipendenza della statistica dal potere politico e guardare al di là dei saldi contabili.

Cos’è il “decreto Parmalat”

Con il decreto pre-natalizio è stata introdotta una variante accelerata alla normativa sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese. I pochi cambiamenti sono per lo più concentrati nella fase di avvio della procedura. Non convincono il rafforzamento dei poteri del ministro né la limitazione dell’applicazione alle grandissime aziende, ma il decreto non è di per sé un salvataggio né un aiuto di Stato. È invece il frutto della mancanza di una riforma generale e un’occasione perduta per ampliare la gamma degli strumenti di soluzione delle crisi.

Le Fondazioni in Cassa

Il ministero dell’Economia ha ceduto alle Fondazioni bancarie quote della nuova Cassa depositi e prestiti per un miliardo di euro. L’investimento ha un rendimento minimo garantito ed è previsto il diritto di recesso: le azioni privilegiate acquistate dalle Fondazioni appaiono così strumenti di debito più che quote partecipative. Quello scelto dal Governo è un modo rapido per ricapitalizzare la Cassa, in vista di una successiva privatizzazione. Ma sarebbe stato meglio vendere sul mercato parte delle partecipazioni dello Stato nelle imprese pubbliche.

Pensionati condonati e pensionati beffati

La promessa di portare tutte le pensioni basse ad almeno un milione al mese rischia di rivelarsi un boomerang per migliaia di pensionati. E molti altri, pur poveri, non possono ottenere l’integrazione. Qui si mostra come l’assenza di un approccio sistematico e non categoriale ai problemi della povertà crei nuove divisioni e nuove ingiustizie.

Da Necker a Tremonti

Difficoltà di finanza pubblica, vincoli internazionali e innovazioni finanziarie richiedono interventi per garantire e migliorare la trasparenza dei conti pubblici. Va risolta la discrasia oggi esistente tra i principi contabili nazionali e i principi contabili europei e va disaggregata per componenti la contabilità di cassa del settore statale. I nuovi interventi sul patrimonio statale, ottenuti spostando attività e oneri di finanziamento su enti definiti come esterni al settore pubblico, richiedono invece l’elaborazione puntuale di conti patrimoniali per il settore pubblico.

Parmalat e dintorni

Riproponiamo per i lettori de lavoce.info i contributi  già apparsi sul caso Parmalat di Giovanni Ferri  (Una crisi invisibile dalla Centrale), Lorenzo Stanghellini (Cos’è il “decreto Parmalat”), Carmine Di Noia e Stefano Micossi (Come riordinare i controlli), Galeazzo Scarampi (Una Alstom Padana), Carlo Scarpa (L’11 settembre di provincia), Francesco Vella (Le qualità di unÂ’Authority), Luigi Zingales (Se l’onestà non paga)e Andrea Goldstein (Piangendo sul latte versato)

Quando blindare vuol dire appannare: i conti pubblici nel 2003

La chiamano nettizzazione. Significa che di soldi nelle casse del Tesoro non ne arrivano, ma che si scambiano debito e patrimonio. I primi risultati sull’andamento dei conti pubblici nel 2003 indicano che il rapporto tra debito pubblico e Pil migliora, ma a costo della trasparenza dei conti pubblici. Mentre la sessione di bilancio per il 2004, appena conclusa, sembra aver segnato una profonda modifica dell’equilibrio dei poteri tra Governo e Parlamento. Si sta andando verso la non emendabilità della manovra di finanza pubblica? Non sembra una strada promettente per migliorare la qualità delle decisioni di bilancio e dell’informazione disponibile per l’opinione pubblica.

Sommario 4 gennaio 2004

Il debito pubblico diminuisce, ma soprattutto grazie alla vendita di partecipazioni in Enel, Eni e Poste alla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta finanziata dalle Fondazioni bancarie, cui viene garantito un rendimento del 3 per cento al netto dell’inflazione. Una catena di S.Antonio che snatura enti con ben altre finalità, riducendo ulteriormente la trasparenza dei conti pubblici proprio mentre in tutto il mondo si cerca di migliorare la qualità e la comparabilità delle statistiche sui conti pubblici. Colpa anche di procedure di bilancio che hanno privato il Parlamento di qualsiasi ruolo, blindando di fatto la manovra di finanza pubblica. C’è una relazione stretta fra trasparenza e democrazia.

Torniamo sul caso Parmalat spiegando, in risposta a domande dei lettori, perchè un decreto ad-hoc poteva essere evitato.

Mentre la trattativa sulla riforma delle pensioni non sembra procedere, promesse fatte in campagna elettorale vengono al pettine: riesplode il pasticcio delle “pensioni da un milione al mese“. E non sarà l’ultima volta che provoca cocenti delusioni per molti.

Lorenzo Bini Smaghi, dirigente generale del Ministero dell’Economia, interviene nel dibattito sulla decisione dell’Ecofin del 25 novembre scorso, contro cui potrebbe ricorrere la Commissione Europea la prossima settimana.

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