MARTEDì 7 LUGLIO 2026

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Lodo o non lodo?

Come la stampa italiana ha trattato la vicenda della legge sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato, dalla sua presentazione alla dichiarazione di incostituzionalità. Il termine “lodo”, che implica un accordo trasversale tra forze politiche, viene usato impropriamente da tutti. Ma mentre i giornali indipendenti ricalcano poi l’andamento dei fatti, quelli filogovernative si occupano molto della norma fino alla sua approvazione, disinteressandosene subito dopo. E oscillano molto nell’attribuzione della sua paternità

Spagna, gli attentati dell’11 marzo e le elezioni di tre giorni dopo: le reazioni e i commenti sugli effetti economici e politici. Rassegna di stampa e agenzie estere

In un’editoriale intitolato “La Spagna ci impartisce una lezione di democrazia”, il Financial Times chiede una maggiore cooperazione, in tema di lotta al terrorismo, tra europei, americani e mondo arabo. E ribadisce che, nell’affrontare crisi come quella dell’11 marzo, i leader politici hanno bisogno non solo di convinzioni e determinazione, ma anche della fiducia dei propri elettori. Una fiducia che Aznar, con il probabile depistaggio delle indagini, ha perso senza appello. Perché “i risultati elettorali sono imputabili all’indignazione popolare per la cattiva gestione della crisi da parte del governo; in particolare, ad Aznar è stata rimproverata l’ostentata certezza nell’attribuire all’Eta la colpa del massacro.” Sulla stessa linea d’onda è anche l’altro pilastro della stampa economica britannica, il settimanale The Economist, per cui il motivo più importante dietro la sconfitta del Partito Popolare sono stati “i tre giorni in cui il governo e i mezzi di comunicazione di stato, pesantemente influenzati da Madrid, hanno insistito con la responsabilità dell’Eta negli attentati”.
Secondo il Wall Street Journal, il quotidiano finanziario americano per eccellenza, “uccidendo centinaia di innocenti i terroristi sono stati capaci di annientare uno dei pilastri della coalizione occidentale contro il terrore”. Restando nella Grande Mela, il New York Times ha accusato la Casa Bianca di trasformare le elezioni americane del prossimo novembre in una questione di sicurezza nazionale e in un referendum sul terrorismo; mentre i cittadini statunitensi dovranno invece decidere tra due uomini e due linee politiche.
Ritornando in Europa, il britannico Daily Telegraph ritiene che gli spagnoli abbiano disonorato i propri morti, permettendo ai terroristi di disarcionare il governo di una primaria democrazia dell’Occidente. Attraversando la Manica, per il francese Le Monde Gorge Bush ha perso molto di più dell’appoggio di Aznar: con le elezioni spagnole sono cambiate le intere relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Più ironico è invece Liberation: con la partecipazione alla guerra in Iraq Aznar voleva che la Spagna contasse di più nel mondo; e la nazione, esprimendosi il 14 marzo, ha dimostrato che, in effetti, la propria opinione conta davvero negli equilibri planetari.

E’ di Morgan Stanley uno dei primi giudizi sull’impatto economico degli attentati di Madrid. La banca, in occasione della pubblicazione di alcuni dati trimestrali, ha dichiarato che la strage spagnola ha minato la fiducia tanto dei propri clienti istituzionali quanto di quelli privati. Come ha riportato il già citato Financial Times, Stephen Crawford, responsabile amministrativo di Morgan Stanley, ha evidenziato “l’effetto psicologico” degli attacchi. Secondo Crawford “rispetto alle settimane antecedenti agli attentati, oggi le persone mostrano meno fiducia nei confronti dei mercati finanziari”.
In Germania l’agenzia di stampa Dpa-AFX sostiene che sia stata la mancanza di un chiaro mandato elettorale (i socialisti non dispongono della maggioranza assoluta in parlamento) ad aver spiazzato la borsa spagnola subito dopo le elezioni. Ma il cambio di governo non dovrebbe portare a rilevanti novità nella politica economica di Madrid, perché Zapatero sta formando una squadra di economisti dal programma liberale e pare non essere intenzionato ad interferire in un’economia in pieno boom. E se il turismo non risentirà più di tanto dell’effetto-attentati, come spiegato da Jesus Martinez Millan dell’associazione nazionale di settore, a poter subire qualche cambiamento sono i vertici delle ex aziende di stato. Dopo la privatizzazione, infatti, il governo Aznar aveva nominato persone di fiducia alla guida di Telefonica, Repsol YPF ed Endesa. Ma i socialisti hanno già respinto, per ora, l’ipotesi di un gito di vite dei superdirigenti.
E in Spagna? Il quotidiano più importante, El Pais, ha ammonito il nuovo governo di Zapatero, ricordandogli che non potrà sperare nella classica luna di miele con la stampa nei primi cento giorni di lavoro. Entro il 30 giugno, infatti, dovrà esserci la disdetta della presenza militare in Iraq, a meno che l’Onu non prenda il comando delle operazioni. Anche in economia ci sono alcune questioni urgenti: dall’avvio di un dialogo con i sindacati sulla riforma del mercato del lavoro al ripristino delle normali condizioni di tranquillità e fiducia nei mercati finanziari.

Deficit e conflitti

I numeri sulla sanità dimostrano che nonostante i disavanzi perenni e gli scontri tra governi la spesa sanitaria non è fuori controllo. Al contrario, i dati parlano di una capacità del sistema di regolarsi, mantenendo spesa e servizi a livelli accettabili. I deficit sono almeno in parte il risultato di un gioco strategico tra Stato e Regioni, insito nel modello di organizzazione e finanziamento del sistema. C’è evidenza empirica di un ruolo delle aspettative nel determinare i livelli di spesa locale.

Il pomo della discordia

Il finanziamento della spesa sanitaria è la fonte principale dello scontro in atto tra Stato e Regioni. I governi locali giudicano le risorse per la sanità insufficienti. Il Governo risponde che sono le Regioni a non sapere gestire i fondi. Il conflitto preoccupa gli osservatori internazionali, anche in vista dell’estensione del modello alle altre materie previste dalla devolution. Ma il contrasto è endemico al sistema e i risultati non così preoccupanti. Il vero problema è la contraddizione sempre più stridente tra federalismo annunciato e realtà dei fatti.

Se le popolazioni “ballano”

Le diversità tra le stime anagrafiche e i dati di censimento sono rilevanti e non sempre distribuite in modo uniforme tra le Regioni. Accade in tutti i paesi, ma è una questione importante perché proprio sul numero dei residenti viene decisa la ripartizione di risorse da assegnare a ciascuna Regione, per esempio nella sanità. Sarebbe perciò opportuno che l’Istat indicasse una stima delle perdite del censimento. E per materie come il finanziamento della sanità, sarebbe forse più utile adottare come riferimento la media delle popolazioni anagrafiche degli ultimi tre anni disponibili.

Sanità in prima linea

Aziendalizzazione, concorrenza con il privato e regionalizzazione del servizio sono i tre pilastri del sistema sanitario. Sono gli stessi criteri adottati da altri paesi europei, ma in Italia hanno creato problemi sui quali è necessario intervenire subito. In primis, sulla formazione economico-aziendale dei manager degli ospedali, oggi molto carente. Va poi ridotto il troppo ampio margine di manovra lasciato ai privati, anche per evitare il rischio che attuino meccanismi di scrematura dei malati. E prima di procedere a una ulteriore liberalizzazione dei sistemi regionali, occorre definire un modello ottimale.

L’euro, l’inflazione e il Comitato

In una economia di mercato l’eccessivo aumento dei prezzi è impedito dalla libera concorrenza, unita a una politica monetaria adeguata. E infatti tra le competenze del Comitato euro non c’era nessun riferimento al controllo dei prezzi, né avrebbe potuto essere diversamente. Più che continuare a discutere degli effetti dell’euro sull’inflazione, dovremmo preoccuparci di eliminare gli ostacoli alla concorrenza e aiutare così l’economia italiana a diventare più efficiente e competitiva.

Sommario 18 Marzo 2004

È ormai acuto il conflitto sul finanziamento della sanità, il banco di prova del federalismo italiano. Le risorse stanziate si rivelano sempre insufficienti e Stato e Regioni si rimpallano la responsabilità dei disavanzi. Eppure l’andamento della spesa sanitaria è in linea con gli standard internazionali. Cosa non funziona nelle relazioni tra Stato e Regioni?
Non mancano i problemi strutturali: dalla formazione economico-aziendale dei manager degli ospedali al troppo ampio margine di manovra lasciato ai privati, all’eccessiva diversificazione dei sistemi regionali. Anche errori nelle rilevazioni della popolazione residente possono svolgere un ruolo importante nei problemi finanziari della sanità.
Torniamo sulla questione dellÂ’ effetto-euro sui prezzi. Contrariamente a quanto sostenuto da molti politici, il Comitato euro non aveva il mandato di controllare i prezzi. E non ha controllato i prezzi. In unÂ’economia di mercato, del resto, il controllo dellÂ’inflazione spetta alla politica monetaria e alle politiche che accentuino la concorrenza.

Possiamo infine darvi una buona notizia? EÂ’ nata la quinta figlia di Marzio Galeotti, Annalisa. A lui vanno le felicitazioni della redazione e i ringraziamenti dei futuri pensionati. Ovviamente tutto merito del bonus figli.

Il Sud cresce

Il Mezzogiorno si sviluppa più del resto del paese, in controtendenza con quanto accade in Europa, dove invece aumentano i divari infra-nazionali. In particolare, migliora la qualità e l’efficacia dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione. Sembra quindi che abbiano successo le politiche economiche degli ultimi anni volte a ridurre il peso dei trasferimenti a favore della spesa per infrastrutture. Mentre le amministrazioni locali hanno imparato a valutare non solo la quantità delle risorse, ma anche l’efficacia dei progetti.

Tre punti per la tutela del risparmio

Un regime di regolamentazione del risparmio dovrebbe essere coerente con il sistema che si intende controllare. Nel caso italiano sono quindi tre le opzioni di intervento: la revisione del nuovo diritto societario, la divaricazione degl’interessi tra amministratori e proprietari e organi di controllo e l’inasprimento delle sanzioni. Solo lÂ’ultimo, però, è rapidamente attuabile. Non serve invece la definizione di nuovi reati, soprattutto se ricordano troppo le grida manzoniane.

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