LUNEDì 6 LUGLIO 2026

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Il dividendo dell’euro

Si riaccende la polemica sui vantaggi e svantaggi della moneta unica. Ma un confronto con quello che sarebbe potuto accadere se non avessimo aderito all’Unione monetaria, mostra come il miglioramento dei conti pubblici italiani sia interamente dovuto alla caduta dei tassi di interesse sul debito pubblico indotta dall’euro. Nell’ultimo triennio, però, questo dividendo è stato usato in misura crescente per finanziare maggiori spese e non ulteriori riduzioni dell’indebitamento. Proseguire su questa strada, ci espone al rischio che il dividendo stesso svanisca.

Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005 (Italia)

Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005

Una tariffa per fermare il traffico

Servono o no i blocchi domenicali? Calcoli approssimati indicano che “equivalgono” a una riduzione media del 10 per cento al giorno delle polveri inquinanti. Senza dimenticare che le domeniche a piedi hanno anche un valore educativo, segnalano i costi di un uso eccessivo dell’auto. Ma una soluzione permanente al problema del congestionamento da traffico passa per gli strumenti del mercato, come l’istituzione della tariffa d’ingresso nelle città, utile anche per far quadrare i bilanci dei comuni in tempi di tagli ai trasferimenti statali.

Un Senato federale, ma all’americana

Un Senato federale può essere utile per risolvere i problemi aperti dalla riforma del Titolo V. A due condizioni. Deve rappresentare i territori e costruire meccanismi decisionali efficienti. La proposta appena approvata in prima lettura non soddisfa nessuna delle due. La contestualità imperfetta non funziona, mentre sono forti i rischi di conflitti tra le Camere. E se dobbiamo scegliere un modello straniero, meglio guardare agli Stati Uniti che alla Germania.

Sbadigli pericolosi

Il Parlamento esamina una riforma costituzionale molto profonda, che modifica la forma dello Stato e quella del Governo. Tutto questo avviene nel sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica. Forse delusa da altri interventi, che sul momento sono sembrati risolutivi degli antichi problemi della politica italiana, ma che alla prova dei fatti hanno dato risultati ben scarsi. È però un atteggiamento sbagliato. Si tratta infatti di dare al sistema una nuova coerenza interna, che questi stessi interventi hanno reso necessaria.

Bicameralismo vecchio e nuovo

Così come l’abbiamo sperimentato per quasi mezzo secolo, paritario e indifferenziato, il sistema delle due Camere non ha probabilmente più motivo di esistere. Ma non era privo di senso e non ha funzionato male. Il Senato federale, come proposto dalla riforma costituzionale, potrebbe invece ostacolare la capacità decisionale del Governo, che altri interventi puntano a rafforzare. Una contraddizione di cui essere consapevoli, anche se le due logiche non sono incompatibili.

Il Pil e le tasse

Una riduzione delle imposte che non porta crescita può essere penalizzante in Europa, senza nemmeno conquistare il consenso degli elettori. Prima di garantire che il “taglio alle tasse” porterà sviluppo, bisogna formulare una valutazione plausibile degli effetti attesi. L’analisi statistica mostra che per ogni punto percentuale di riduzione delle imposte sul Pil, il tasso di crescita del Pil potenziale aumenta di circa un quarto di punto percentuale l’anno. Ma se la riduzione delle imposte è finanziata interamente in deficit, l’aumento si dimezza.

Sommario 6 aprile 2004

Alla miliardaria kermesse di Confindustria, il Presidente del Consiglio chiede il 51 per cento di voti per se stesso. Immediate le critiche degli alleati, preoccupati di essere dominati dal superpremier. Peccato che abbiano appena votato in Senato una riforma costituzionale che attribuisce al Premier un controllo assoluto sulla propria maggioranza parlamentare. Sara’ una riforma virtuale, ma cambia tante cose e nessuno ne parla. Noi continueremo a informare i nostri lettori.
Torniamo anche sui tagli alle tasse. Per documentare – lo sottolineava anche il DPEF meno di due anni fa – come le riduzioni delle imposte sostengono la crescita quando non aumentano il disavanzo. E’ l’unica strada percorribile in Italia: l’early warning e’ in arrivo da Bruxelles.

I tagli alle imposte vanno giudicati anche per gli effetti distributivi. Nella nuova imposta sul reddito la progressivita’ si ridurrebbe molto. E’ un cambiamento che avvicina il nostro sistema tributario a quello dei principali partner europei?

La redazione e’ molto vicina a Lorenzo, che ha perso in questi giorni suo padre, Mario Fazio. Le sue battaglie per la tutela dell’ambiente rimarranno un esempio anche per lavoce.info.

L’Ire funesta

Nel dibattito sulla nuova Ire si parla molto di sostenibilità finanziaria e del suo eventuale impulso alla crescita. Passano sotto silenzio invece gli effetti sulla distribuzione del reddito. L’Ire è un’imposta di natura proporzionale e non progressiva, com’è l’Irpef e come vorrebbe la Costituzione. Né il meccanismo delle detrazioni fiscali permette un sostanziale recupero di progressività. Sarebbe così la minoranza di contribuenti con i redditi più alti ad avere i maggiori benefici. Esattamente l’opposto di quanto accade negli altri paesi europei.

Una crisi che decolla

La stabilità dell’Alitalia sembra essere sempre più in pericolo. Il presidente della compagnia di bandiera chiede l’intervento del Governo per evitare la crisi. Lavoce ha già affrontato questo tema. Riproponiamo per i nostri lettori gli interventi di Mario Sebastiani e Marco Ponti.

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