MERCOLEDì 13 MAGGIO 2026

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Più rischi (e opportunità) per le famiglie italiane

Si chiamano matrici di transizione. Guardandole si capiscono molte cose su quanto è successo alle famiglie italiane negli ultimi tre anni.

sommario 14 aprile 2004


L’economia ristagna, ma gli italiani pensano addirittura che il paese abbia innestato la retromarcia, si sia impoverito. Forse perche’ e’ aumentata la variabilita’ nel tempo dei redditi e della ricchezza delle famiglie. In un paese piu’ vecchio, dunque piu’ avverso al rischio, questo provoca una diminuzione del benessere. E negli ultimi due anni e’ diminuito il reddito degli operai e degli impiegati. Nuovi dati ci documentano tutto questo. Chi vuol piacere agli italiani tanto dal governo che dall’opposizione dovra’ tenerne conto.

Chi ha abolito il fiscal drag

Il ministro dell’Economia sostiene che la restituzione del drenaggio fiscale è stata eliminata con la Finanziaria 2001, l’ultima del Governo di centro sinistra. Ma questa interpretazione si scontra con il fatto che una eventuale abrogazione del decreto che disciplina il rimborso avrebbe dovuto essere esplicita, e non ricavata per estensione da quanto previsto per il 2001. Ogni anno, infatti, la Finanziaria deve indicare la copertura per il rimborso. E l’ammontare dovuto può essere quantificato soltanto una volta che sia noto l’andamento dell’inflazione.

Il magico mondo delle ferrovie

Sempre più difficile evitare Eurostar e Intercity anche su tratte dove sarebbe sicuramente più economico, ma anche più comodo o più veloce, salire su un interregionale. Trenitalia è articolata infatti in divisioni, ciascuna con i propri obiettivi di ricavo. I treni veloci appartengono alla stessa divisione delle biglietterie, che hanno quindi tutto l’interesse a vendere solo questo tipo di biglietti. Ma nella competizione interna al gruppo, a rimetterci sono senz’altro i passeggeri. Anche perché non esiste un’autorità indipendente di controllo per i trasporti.

Sommario 8 aprile 2004

Torna il dibattito sul fiscal drag. Tremonti non lo restituisce, e dà la colpa al centro sinistra. Ma, ammesso e non concesso che abbia ragione, non si vede perchè non possa tornare su decisioni vecchie e non definitive…. La riduzione degli oneri sul debito pubblico è stato per noi il vero dividendo dell’euro. Fuori dall’Unione monetaria saremmo più poveri: più tasse e meno servizi. Meglio stare attenti a non dissipare quel dividendo reagendo in modo sprezzante ai richiami di Bruxelles: il dividendo non è garantito comunque.

Tempo di vacanze, tempo di viaggi. Attenzione a Trenitalia; i passeggeri si possono davvero fidare? Qualche episodio solleva un legittimo sospetto.
Discutiamo anche i provvedimenti di limitazione del traffico, che forse non sono così inutili; ma far pagare per l’accesso alle città può essere una soluzione anche più efficace.

Buona Pasqua a tutti. Ci rivediamo mercoledì 14 aprile

Il dividendo dell’euro

Si riaccende la polemica sui vantaggi e svantaggi della moneta unica. Ma un confronto con quello che sarebbe potuto accadere se non avessimo aderito all’Unione monetaria, mostra come il miglioramento dei conti pubblici italiani sia interamente dovuto alla caduta dei tassi di interesse sul debito pubblico indotta dall’euro. Nell’ultimo triennio, però, questo dividendo è stato usato in misura crescente per finanziare maggiori spese e non ulteriori riduzioni dell’indebitamento. Proseguire su questa strada, ci espone al rischio che il dividendo stesso svanisca.

Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005 (Italia)

Previsioni economiche di primavera della Commissione 2004 – 2005

Una tariffa per fermare il traffico

Servono o no i blocchi domenicali? Calcoli approssimati indicano che “equivalgono” a una riduzione media del 10 per cento al giorno delle polveri inquinanti. Senza dimenticare che le domeniche a piedi hanno anche un valore educativo, segnalano i costi di un uso eccessivo dell’auto. Ma una soluzione permanente al problema del congestionamento da traffico passa per gli strumenti del mercato, come l’istituzione della tariffa d’ingresso nelle città, utile anche per far quadrare i bilanci dei comuni in tempi di tagli ai trasferimenti statali.

Un Senato federale, ma all’americana

Un Senato federale può essere utile per risolvere i problemi aperti dalla riforma del Titolo V. A due condizioni. Deve rappresentare i territori e costruire meccanismi decisionali efficienti. La proposta appena approvata in prima lettura non soddisfa nessuna delle due. La contestualità imperfetta non funziona, mentre sono forti i rischi di conflitti tra le Camere. E se dobbiamo scegliere un modello straniero, meglio guardare agli Stati Uniti che alla Germania.

Sbadigli pericolosi

Il Parlamento esamina una riforma costituzionale molto profonda, che modifica la forma dello Stato e quella del Governo. Tutto questo avviene nel sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica. Forse delusa da altri interventi, che sul momento sono sembrati risolutivi degli antichi problemi della politica italiana, ma che alla prova dei fatti hanno dato risultati ben scarsi. È però un atteggiamento sbagliato. Si tratta infatti di dare al sistema una nuova coerenza interna, che questi stessi interventi hanno reso necessaria.

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