La campagna elettorale per le Europee si fa sempre più “accesa”, ma paradossalmente si parla di tutto tranne che di Europa. Proviamo noi a rivolgere qualche domanda alle due coalizioni.
A poco più di sei settimane dalle elezioni europee, nessuno parla dei veri temi oggetto di questa campagna elettorale. Una iniziativa de lavoce.info per far scoprire le carte ai principali contendenti.
La scuola italiana va bene o male? Le ricerche internazionali offrono un quadro variegato. La scuola primaria in Italia si classificava nel 2001 ben al di sopra della media dei paesi dell’area Ocse. Ma è netto il peggioramento nelle classifiche quando si considerino i primi anni della scuola superiore. Di qui le domande. Se i risultati sono così positivi per gli allievi tra i nove e i dieci anni e piuttosto deludenti per i quindicenni, che cosa accade nel segmento di istruzione che va da un’età all’altra? E i progetti di riforma del sistema scolastico vanno nella direzione di un recupero di questo divario formativo nei confronti degli altri paesi? Cominciamo a discuterne guardando sia all’aspetto pedagogico (pro e contro il maestro unico) che a quello organizzativo (controllo dell’attività degli insegnanti). Presto nuove puntate.
L’emergenza rifiuti in Campania ha una importante dimensione economica. Oltre a nutrirsi di due visioni inconciliabili del problema. Da una parte, quella del commissariato Bassolino che promuoveva una presenza massiccia del sistema pubblico. Dall’altra, quella della giunta precedente che aveva previsto e disegnato una delega più libera al sistema privato. Al centro di tutto, il notevole volume d’affari che ruota intorno allo smaltimento e al riutilizzo. Ora, la questione è nelle mani di un nuovo commissario, dai poteri eccezionali.
Su un tema come la tutela del paesaggio, tutto sommato già ben regolamentato, il ministero interviene con un nuovo Codice. Che demanda in toto alle Regioni la redazione dei piani paesistici, senza che il ministero possa più intervenire neanche in caso di inadempienza. E che priva le soprintendenze del potere di bocciare progetti edilizi che avevano già ottenuto il parere favorevole delle amministrazioni locali. Né è chiaro quale sarà la sorte dei vincoli già imposti. Si tratta perciò di un intervento dai molti lati oscuri, sul quale il Parlamento è stato coinvolto solo marginalmente.
Nel 2001 l’Ocse ha varato un piano di intervento con due obiettivi primari: la salvaguardia degli ecosistemi e la fine della correlazione tra deterioramento dell’ambiente e sviluppo economico. A tre anni di distanza si tentano i primi bilanci. Nonostante alcuni miglioramenti, dovuti anche a cambiamenti strutturali delle economie, per raggiungere i risultati previsti servono politiche ben più coraggiose. Per esempio, preoccupano gli ancora troppi sussidi all’agricoltura e la continua crescita del settore trasporto.
Il Ministro Tremonti ha ragione a bloccare un salvataggio troppo costoso per Alitalia. Ma avrà il coraggio di imporre chiarezza su quanto costa il servizio pubblico che si fornisce a certe zone del paese? Solo separando questi costi dal resto delle operazioni che hanno valore di mercato Alitalia potrebbe avere un futuro.
I governi europei sono in grave ritardo nel conciliare crescita economica e ambiente. L’Italia più degli altri. Ma distruggiamo l’ambiente e il territorio anche senza crescere. Il nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio attribuisce molte competenze alle Regioni, togliendo potere di veto alle sovrintendenze. Nuovi scempi in arrivo? Qualche cifra per capire meglio il business dei rifiuti. Non sono noccioline.
Il ministro dell’economia ha ragione a bloccare un salvataggio troppo costoso per Alitalia. Occorre distinguere ciò che pertiene alla sfera del mercato, e ciò che invece attiene alla sfera del servizio pubblico. Che forse interessa solo alcune zone del paese e sarebbe perciò lecito chiedere di sapere quanto costa. Se i due ambiti fossero separati, sarebbe il mercato a giudicare se c’è un futuro per la compagnia di bandiera. Senza dimenticare che l’Unione europea ha da tempo dichiarato il settore aperto alla concorrenza e gli aiuti di Stato non sono tollerati.
Il costo del denaro non influenza solo l’intensità ciclica della domanda aggregata, ma determina la qualità degli investimenti e delle forme di risparmio. I bassi tassi attuali potrebbero perciò essere un sostegno artificiale a una crescita qualitativamente insufficiente, mentre l’Europa, e l’Italia in particolare, necessita di incentivi a investire capitale di rischio in progetti innovativi ad alta profittabilità attesa. Senza contare che anche per il risparmiatore i tassi bassi hanno svantaggi e possono far danni.
La durata del mandato del governatore non ha niente a che vedere con la maggiore trasparenza degli investimenti e i più rigorosi controlli societari. Anche se un riassetto della governance delle autorità di vigilanza è utile perché contribuisce a migliorarne l’efficienza. Ma nel sistema delineato dal recente progetto di legge è troppo forte e incisivo lo spazio dell’intervento governativo. Mentre per tutelare davvero il risparmio vanno rafforzati poteri e indipendenza delle autorità di controllo.
Il progetto di legge sulla tutela del risparmio prevede un riordino per funzioni delle autorità di controllo. Una scelta ragionevole che però si arena nelle ipotesi di attuazione. Amplia infatti eccessivamente le competenze del Cicr. Soprattutto crea un nuovo organismo per la vigilanza di stabilità dai molti poteri, ma senza alcuna responsabilità verso risparmiatori. E demanda in sede politica il coordinamento fra autorità , con evidenti pericoli per la loro indipendenza.