SABATO 9 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Sommario 4 maggio 2004

Il Governo è costretto dalla Corte costituzionale a rivedere la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. E concede piena libertà di ingresso solo ai lavoratori autonomi provenienti dai nuovi membri della Ue. Non tarderanno a orientarsi nei meandri del nostro mercato del lavoro in attesa della prossima sanatoria. E’ il momento di ripensare in modo coerente all’intera gamma di politiche di immigrazione nel nostro paese, a partire dalle norme sulla cittadinanza, dando priorità all’assimilazione degli immigrati.
Affiora nel nostro paese una maggiore attenzione ai problemi del sottosviluppo. Un tema gravemente ignorato dalla stampa italiana, a differenza che in altri paesi occidentali. Cosa fare per l’Africa? Non è solo una questione di risorse.

Cosa succede ai nostri conti pubblici? Ce lo dirà la Trimestrale di cassa di marzo, che giace in un cassetto da settimane. Doveva uscire prima di Pasqua…

Sommario 29 aprile 2004

Il primo maggio l’Unione europea diventa più grande. Rischia di diventare meno unita. Molte le scelte miopi in vista di questo allargamento, a partire dalla chiusura delle frontiere ai nuovi arrivati. Per fortuna, la Svezia ci ha ripensato e ha deciso di liberalizzare i flussi. Speriamo che anche il nostro Governo lo faccia.

Continua l’Odissea della riforma previdenziale, che approda in Aula al Senato con una novità dell’ultimo minuto: l’equiparazione delle polizze assicurative individuali ai fondi pensione negoziali e “aperti” ai fini del trasferimento del Tfr alla previdenza integrativa. Nonostante le polizze assicurative impongano costi di amministrazione molto elevati. Il rischio è che tutta questa improvvisazione scoraggi ulteriormente il passaggio del Tfr ai fondi pensione che, tra l’altro, può costare ai lavoratori anche in termini di perdita di sicurezza del posto di lavoro.
Dopo i picchetti e l’intervento della polizia, finalmente a Melfi si torna a trattare. Speriamo che si capiscano fino in fondo le ragioni della protesta e che se ne tenga conto anche nella revisione degli assetti contrattuali e delle politiche per il Mezzogiorno. Continuano invece gli scioperi selvaggi dei dipendenti Alitalia. Torniamo sulla proposta di uno sciopero virtuale.

“Livellare” non basta

Un emendamento alla delega previdenziale punta a dirottare il Tfr anche su fondi aperti e su polizze individuali (Pip). La creazione di regole uniformi e controlli comuni è senz’altro importante per lo sviluppo del mercato previdenziale, ma non è sufficiente senza un allineamento verso il basso dei costi di gestione (oggi altissimi per le Pip) e senza migliorare la qualità e la trasparenza dei prodotti offerti. Accade infatti che i più efficienti siano penalizzati a favore dei peggiori.

Due proposte, un obiettivo

Sciopero virtuale e premi per i lavoratori che si impegnano a non interrompere il servizio pubblico in caso di vertenze con l’azienda sono due proposte integrabili. Entrambe fanno salvi tutti i diritti delle controparti negoziali e migliorano in misura rilevante le condizioni del pubblico. Né sembra esserci il rischio di un eccessivo rafforzamento della posizione contrattuale dei lavoratori, tale da portare a retribuzioni esorbitanti che implichino oneri finanziari per la collettività superiori ai benefici della regolarità del servizio.

Benvenuto allargamento, addio grande Europa?

L’ingresso dei nuovi dieci paesi nell’Unione europea si sta trasformando da evento storico di portata straordinaria in un processo caotico che accresce le spinte per un indebolimento del disegno di costruzione di una grande Europa. Le responsabilità dei governi e delle istituzioni europee sono grandi. Per come hanno affrontato la questione dell’apertura delle frontiere ai cittadini dei nuovi membri e per i segnali mandati sull’applicazione delle regole e dei trattati. Soprattutto in campo monetario e fiscale.

La lezione di Melfi

Il caso Melfi segnala il fallimento dell’esperienza dei contratti di programma, un tentativo di decentrare la contrattazione salariale con accordi territoriali incentivati da iniezioni di denaro pubblico. Per legare il salario alle condizioni del mercato del lavoro meglio affidarsi a fattori automatici, come l’aggancio delle retribuzioni a indici del costo della vita regionali e ridurre il prelievo fiscale e contributivo sui salari più bassi, in ingresso. Tanto più che presto le Regioni del Sud non avranno più accesso ai fondi strutturali Ue.

Va’ dove ti porta il Tfr

La riforma delle pensioni permetterà di investire il trattamento di fine rapporto nei fondi pensione. Ma questo avrà importanti effetti anche sul mercato del lavoro. Il Tfr non potrà più essere utilizzato come finanziamento a costi inferiori a quelli di mercato e le piccole imprese in particolare perderanno l’incentivo ad allungare la durata del rapporto di lavoro. Così aziende e lavoratori (che dovrebbero considerare tutti i rischi impliciti nelle diverse scelte) potrebbero avere un interesse comune nel non aderire alle possibilità aperte dalla riforma.

Quanti maestri per una classe

La Riforma Moratti non nega la validita’ di principi generali, ribaditi dal piu’ recente dibattito pedagogico. Come l’integrazione fra insegnamento delle materie di base con quelle le attivita’ laboratoriali, la costruzione di relazioni continuative e stabili, la garanzia di una pluralita’ dei modelli cognitivi e di una molteplicita’ degli stili di insegnamento. Abbandona pero’ il tempo pieno non modularizzato e con l’insegnante unico introduce un modello organizzativo che ne impedisce la concreta attuazione.

Studi comparativi e studi televisivi

Il ministro Moratti cita in televisione ricerche internazionali per giustificare la riforma della scuola di base. Ma i risultati dei due studi comparativi sembrano invece mostrare che l’istruzione elementare in Italia ha funzionato e bene. I problemi nascono, semmai, alle medie, anche se il sistema italiano produce comunque risultati piu’ omogenei rispetto alla media dei paesi Ocse. L’attenzione riformatrice avrebbe dovuto percio’ concentrarsi maggiormente sulla scuola media di primo grado. Mentre il ministero ha preferito partire dal basso.

Ma era una buona scuola

Che cosa ha garantito finora il buon livello medio dell’insegnamento nella scuola italiana di primo grado? Non certo gli incentivi economici agli insegnanti. Piu’ influenza hanno avuto l’esame finale e soprattutto l’etica professionale di maestri e professori. Invece di rafforzare meccanismi di controllo reciproco allargando la responsabilita’ gestionale al team dei docenti, la riforma Moratti punta al rafforzamento del ruolo direttivo da parte di un singolo insegnante. Si accentua cosi’ la possibilità di comportamenti opportunistici.

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