DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Le tasse

Ero arrivato a provare tenerezza
Per Berlusconi in bilico su un asse
Incatenato alla troppa leggerezza
Con cui promise di tagliar le nostre tasse.

Il  colpo di teatro era riuscito
Quel contratto firmato a Porta a Porta
Diventò dal quel momento  il suo vestito
La sua ricetta per l’Italia che è risorta.

Ma il vestito che fu la sua fortuna
Si è pian piano tramutato in un cilicio
Perché non puoi promettere la luna
Per poi sparar qualche fuoco d’artificio.

La gente è sempre pronta a dar fiducia
Ma certo non è fessa e non si illude
Ha pazienza, ma la volta che si brucia
Gira la testa e il credito ti chiude.

Il nostro Cavaliere lo ha capito
Coi rovesci delle ultime elezioni
Col suo stile gagliardo e colorito
Ha ripreso a parlar di riduzioni.

Per la riforma sono necessari
pochi giorni, no, forse qualche mese.
Ridurremo le tasse ai miliardari
Anzi no, alla casalinga di Varese!

Insomma, una scena imbarazzante
Un direttore che non viene più ascoltato
Da un’orchestra scomposta e petulante
Che a furia di parlare è senza fiato.

In mezzo a questa bolgia, Siniscalco
Con quell’aria di chi passa li per caso
Deve far della riforma il maniscalco.
Spero che almeno si turi un poco il naso.

Oggi ero pronto a provare tenerezza
Dimenticando le promesse un po’ avventate
Le avrei dato quasi una carezza
Che si perdona chi fa certe sparate

Ma poi leggo che alla Guardia di Finanza
E’ andato a dire che evadere le tasse
È segno di moralità e lungimiranza
Ch’eleva l’uomo al di sopra delle masse

Se le tasse non può ridurle a tutti
Sarà clemente almen con voi figlioli
Che stufi di questi lai senza costrutti
quel contratto lo attuate anche da soli.

Sommario 15 novembre 2004

Quali potrebbero essere gli effetti del taglio alle tasse ripetutamente promesso dal Governo sui consumi degli italiani?. Grazie ad un sondaggio su Internet, stimiamo che solo un terzo degli sgravi eventualmente concessi si tradurrebbe in un aumento dei consumi. Se l’obiettivo è rilanciare la domanda interna, bene riuscire a convincere i cittadini che il taglio non sarà transitorio. I consumi non aumenteranno se le famiglie si sono indebitate o hanno decumulato risparmi fatti in precedenza e vogliono ricostruirli. Ma, contrariamente a percezioni diffuse, la percentuale di italiani che non risparmia non è aumentata negli ultimi anni. Il risparmio rimane elevato per effetto della riforma della previdenza e per il calo del clima di fiducia delle famiglie. E, comunque, il risparmio non è una misura di benessere.
Secondo il nostro sondaggio, gli italiani comunque non pensano che una riduzione delle imposte debba essere l’unica priorità. Danno almeno altrettanto peso alla riduzione del debito pubblico e a migliori servizi. Tra le imposte poi vorrebbero una riduzione di quelle indirette che hanno un impatto immediato sui prezzi. E se proprio si deve ridurre l’IRPEF, gli sgravi dovrebbero concentrarsi sui redditi bassi, salvaguardando la progressività dell’imposta.

Aggiornamenti sull’attualità:
La cura dimagrante dell’Irap di Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra, 18-11-2004
Quando il fisco aiuta la ricerca di Luca Gandullia, 18-11-2004
Meno nonni, più nidi di Daniela Del Boca, 19-11-2004
Il collasso della Finanziaria di Tito Boeri e Riccardo Faini, 21-11-2004

Un taglio poco consumato

La riforma fiscale per sostenere l’economia italiana? Un’indagine de lavoce.info mostra che se fosse varata a partire dal 1 gennaio 2005, un terzo della riduzione di imposte si tradurrebbe in aumento dei consumi, ma la gran parte del reddito aggiuntivo servirebbe per incrementare il risparmio o ridurre i debiti. Perché la riforma è percepita come transitoria. E nel 2005 potrebbe dare una “scossa” iniziale di soli 2,6 miliardi di euro, cioè lo 0,2 per cento del Pil. Prima di attuare la manovra, il Governo farebbe bene a studiarne meglio i probabili effetti.

Dov’è finito il popolo delle formiche

Si dice che gli italiani non risparmino più. In realtà, il risparmio delle famiglie italiane rimane elevato. Perché le riforme delle pensioni degli anni Novanta hanno drasticamente ridotto il grado di copertura previdenziale, particolarmente per le nuove generazioni. E perché il timore di una caduta dei redditi ha frenato i consumi e favorito lÂ’accumulazione. D’altra parte, il risparmio non è un indicatore di benessere o di povertà. Paesi con un reddito pro capite molto più elevato del nostro hanno tassi di risparmio molto più bassi. E viceversa.

Gli italiani e la riduzione delle imposte? Un’indagine de “la voce.info”

Un nostro sondaggio rivela che gli italiani non guardano con sfavore a un taglio delle imposte, ma non pensano che sia la principale priorità della politica di bilancio. Ridurre il debito pubblico e migliorare alcuni servizi sembrano obiettivi almeno altrettanto importanti. Dovendo intervenire sulle imposte, preferirebbero che la riduzione avesse un impatto immediato sui prezzi piuttosto che sui redditi. E per quanto riguarda l’Irpef, vorrebbero mantenere la progressività dell’imposta e concentrare gli sgravi sui meno abbienti.

Il ripensamento fiscale del governo Berlusconi

Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha posticipato dal 2005 al 2006 i tagli alle imposte sui redditi (Irpef) degli italiani, nonostante le promesse fatte durante la campagna elettorale del 2001. Secondo l’International Herald Tribune (www.iht.com) i motivi dietro la decisione del governo sono semplici: le finanze pubbliche non lasciano sufficienti margini di manovra ed è comunque mancato l’accordo tra i partiti della coalizione. Il quotidiano si sofferma soprattutto sullo stato precario dei conti pubblici italiani, saliti alla ribalta della cronaca internazionale nel mese di luglio, quando l’agenzia Standard & Poor’s aveva abbassato il proprio rating sul debito del Bel Paese: era la prima volta dall’introduzione della moneta unica nel 1999 che una nazione dell’area Euro riceveva un downgrading. Per Standard & Poor’s l’abbassamento del rating era dovuto all’eccessivo ricorso di Roma a misure una tantum, efficaci solo nel breve periodo, per mettere un po’ di ordine nel bilancio statale.Il quotidiano inglese Financial Times (www.ft.com), invece, sottolinea come la decisione di Berlusconi sia in linea con le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale per il riequilibrio dei conti pubblici. La testata inglese riporta anche le dichiarazioni di Piero Fassino (“L’opposizione sostiene da un pezzo che il taglio delle tasse non è un’opzione possibile, visto lo stato disastroso del bilancio statale”) e i commenti positivi di Luca Cordero di Montezemolo sulla riduzione delle imposte societarie. Per il presidente di Confindustria, infatti, il governo ha mandato “un segnale che noi imprenditori apprezziamo molto”. Anche El Pais (www.elpais.es) si sofferma sulla posizione di Montezemolo, per il quale il problema più urgente del sistema Italia resta la scarsa competitività delle aziende. E’ un tema che, come riporta il quotidiano spagnolo, Berlusconi ha affrontato direttamente, dichiarando: “Avrei preferito fare il contrario, vale a dire ridurre le tasse sui redditi delle persone fisiche già dal 2005 e spostare al 2006 i cambiamenti nelle imposte societarie. Tuttavia, quello che poi è stato fatto sembra essere più utile a promuovere la competitività”.La testata francese Le Figaro (www.lefigaro.fr) torna sull’importanza della posizione del Fondo monetario internazionale, che, raccomandando a Roma un maggiore rigore di bilancio, avrebbe contribuito al ritardo nell’implementazione delle riduzioni fiscali promesse in campagna elettorale. Con il rinvio all’anno successivo, come riporta il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt (www.handelsblatt.com), i tagli alle tasse dei redditi delle persone fisiche si concretizzeranno solo nel gennaio del 2006, e cioè cinque mesi prima della fine dell’attuale legislatura.Ma la riforma del sistema fiscale non si trova solo nell’agenda di Berlusconi. Anche il presidente americano Bush, come scrive il Wall Street Journal (www.online.wsj.com), ha promesso novità a riguardo. Anzi, ha messo la riforma tra i punti fondamentali del programma del suo secondo mandato. Tuttavia, continua la testata della finanza Usa, molti economisti non condividono le scelte del presidente. Secondo un’inchiesta del giornale, infatti, per un terzo degli esperti d’economia d’oltre Atlantico la vera priorità d’affrontare è un’altra: il disavanzo del bilancio pubblico. Una percentuale minore, il 25%, condivide invece la decisione della Casa Bianca di mettere la revisione del sistema tributario in cima alla lista dei punti più importanti.

Sistema sanitario tra sottofinanziamento e sprechi

La discussione sulla Finanziaria 2005 ripropone l’annosa discussione sui finanziamenti al sistema sanitario nazionale: pochi i soldi destinati al settore o troppi gli sprechi? Dai dati a disposizione sembrano vere entrambe le cose. Adottare anche per i prossimi anni un tasso di crescita del 2 per cento implica un aumento della spesa sanitaria inferiore a quello del Pil nominale. Un obiettivo irrealistico che rischia di compromettere la tenuta del sistema. D’altra parte, le Regioni mostrano capacità diverse di controllo della spesa.

La resistibile ascesa del welfare residuale

Lo schema incentrato su tre aliquote di imposta sembra rimanere ben saldo nelle intenzioni del Governo anche se rinviato di un anno. Per la gran parte della popolazione, però, non ci sarà alcun beneficio. E lo sgravio fiscale si colloca nella prospettiva di un welfare residuale. A un minor prelievo sui redditi elevati corrisponderà una riduzione di prestazioni sociali. A questa visione se ne può contrapporre un’altra con un assetto dellÂ’imposta personale e dei trasferimenti monetari che abbia effetti redistributivi in modo da sostenere i redditi bassi e medi.

Quando il mercato non salva il pluralismo

Nonostante lo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione, i fenomeni di concentrazione restano molto diffusi. In Italia, ma non solo. Sono il risultato delle nuove modalità di concorrenza. Che ammettono solo pochi “vincitori” per la forte lievitazione dei costi dei programmi strettamente correlata ai futuri ricavi dai proventi pubblicitari. Quanto ai singoli operatori, gli incentivi a coprire più segmenti di mercato sono ostacolati dal ruolo dei media come potente strumento di lobbying e dalla stessa identificazione politica dei gruppi di comunicazione.

Regole, monitoraggi e sanzioni

In Italia il pluralismo politico in televisione è regolato dalla legge sulla par condicio. Nelle recenti campagne elettorali si sono rivelati punti critici gli spazi dei soggetti politici nei telegiornali e nella cronaca e il comportamento corretto e imparziale dei conduttori nella gestione dei programmi. Ma la normativa attuale è comunque una buona base. Non regolamentare questo campo significa infatti rischiare gravi squilibri. Soprattutto se le risorse delle emittenti sono molto concentrate e il controllo indiretto su quanto trasmesso quasi inevitabile.

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