Contro i rincari la prima reazione deve essere dei consumatori, chiamati a modificare i loro comportamenti di consumo. Altrimenti, chi vende continuerà ad aumentare i prezzi. Nel settore alimentare, ciò è stato possibile, come dimostra il calo dei prezzi dell’ultimo anno, perché la competizione è alta. Più difficile seguire questa strada nei settori dove la concorrenza è limitata, come nei servizi. Infatti, nonostante le ristrutturazioni e le fusioni che hanno caratterizzato le attività finanziarie e assicurative negli ultimi anni, i prezzi non sono scesi.
A cinque anni dall’apertura del mercato, in Gran Bretagna le tariffe dell’elettricità e del gas per le famiglie a più basso reddito crescono più lentamente delle altre. Questi consumatori restano comunque più vulnerabili agli aumenti nei livelli generali dei prezzi dell’energia perché a questa voce di spesa destinano quote più alte di reddito. Ma a preoccupare è soprattutto il permanere del forte potere di mercato degli ex monopolisti. Un controllo sulle posizioni dominanti produrrebbe benefici per tutti i consumatori, ma in particolare per i più poveri.
E’ giusto chiedersi se la liberalizzazione delle telecomunicazioni abbia arrecato effettivi benefici ai consumatori finali. Andrea Gavosto contribuisce alla discussione aperta da Carlo Cambini rilevando che i dati sulle tariffe telefoniche apparsi su lavoce.info non tengono conto dei cosiddetti “pacchetti tariffari”. Nella sua controreplica, l’autore ricorda che lÂ’analisi si proponeva di valutare lÂ’impatto del processo di liberalizzazione e non delle strategie tariffarie dei singoli operatori.
L’università italiana sta fallendo non perché manchino i fondi, ma perché chi vi opera non ha la responsabilità delle proprie azioni: non vi sono disincentivi per chi la usa per scopi clientelari, né incentivi per chi tenta di far ricerca ad alto livello. Nonostante alcune buone idee, la riforma proposta dal ministro Moratti non apporta su questo punto innovazioni di rilievo, come si vede dallÂ’analisi delle principali novità . Fallirà , dunque. Ma non perché avrà cambiato troppo, come sostengono i suoi critici. Bensì per non aver osato abbastanza.
Continuiamo a analizzare gli aumenti dei prezzi per capire perché variano da settore a settore.
Dove esiste concorrenza, il consumatore riesce a proteggersi. Ma nel credito o nella telefonia, le autorità di settore – che dovrebbero far funzionare la concorrenza – non hanno fatto il loro dovere, e si vede. Dove un’autorità di regolazione può invece decidere i prezzi – è il caso di acqua ed energia– le cose vanno meglio. Però oltre il 10 per cento delle famiglie italiane hanno problemi con le bollette, con notevoli differenze tra regioni.
La liberalizzazione di questi settori non ha danneggiato i consumatori, come mostra anche l’esperienza inglese. Ma anche in quel caso restano posizioni dominanti che preoccupano. Sulla telefonia, i prezzi al minuto scendono in Italia meno che altrove, e l’aumento dei canoni compensa questo vantaggio.
Torniamo sulla proposta Moratti di rivedere la figura del docente universitario, che sembra poco incisiva e destinata a fallire.  Anche il privilegio concesso ai docenti sui brevetti è poco comprensibile.
Vi ricordiamo l’appuntamento il 13 dicembre alle 11 presso l’Aula N12 dell’Università Bocconi (edificio “Velodromo”) in via Sarfatti 25, su “Impoverimento: dati, percezioni e informazione”.
La redazione si stringe attorno a Silvia Giannini, che in questi giorni ha perso sua madre.
Il nuovo codice sulla proprietà intellettuale mantiene il cosiddetto privilegio accademico: la titolarità delle invenzioni realizzate nell’ambito dell’attività di ricerca è di docenti universitari e ricercatori pubblici e non dell’istituzione. E’ una scelta che tradisce una sistematica distanza del legislatore dalla realtà economica attuale. Infatti questo istituto impedisce proprio la valorizzazione industriale della ricerca pubblica che, a parole, si vorrebbe favorire. Per esempio, complica la stesura dei contratti con le imprese private.
Continuiamo ad informare sulla riforma fiscale in discussione al Senato. La copertura è ancora più incerta dato che le simulazioni del
Governo non sembrano tenere conto del fatto che i carichi famigliari possono essere spostati sul coniuge col reddito più basso.
Correggiamo alcune false comunicazioni che sono state date sui media circa la dimensione della no tax area e il cosiddetto
“contributo di solidarietà “. Mostriamo che il nuovo sistema di deduzioni decrescenti equivale a un’Irpef con ben
sette aliquote, alla faccia della semplificazione fiscale.
E’ possibile valutare l’idoneità dei giudici prima del loro ingresso nella professione? Meglio forse investire nella formazione
e valutare il loro operato.
Ilvo Diamanti commenta l’intervento di Tito Boeri
sul voto al centro. La controreplica dell’autore.
Grazie per i contributi che ci stanno arrivando! Continuate a sostenerci. Per incontrare almeno alcuni di voi, il 13 dicembre alle
11 presso l’Aula N12 dell’Università Bocconi (edificio “Velodromo”) in via Sarfatti 25,
organizziamo un incontro dibattito su
“Impoverimento: dati, percezioni e informazione“. Vi aspettiamo.
La redazione si stringe attorno a Silvia Giannini, che in questi giorni ha perso sua madre.
Si può ragionevolmente misurare la presenza di alcune qualità e caratteristiche personali negli aspiranti magistrati, ma puntare tutto sulla sola selezione iniziale dà risultati limitati. Perché i gravemente inadatti sarebbero pochissimi, tali da non giustificare un investimento costoso e socialmente delicato. E perché le capacità e le conoscenze cambiano nel tempo. Molto più utile garantire momenti di valutazione lungo tutta la carriera, che permettano alle persone di comprendere e migliorare i propri punti di forza e di debolezza.

LUNEDI’ 13 DICEMBRE 2004
UNIVERSITA’ BOCCONI, via Sarfatti 25, Milano
AULA N12 (edificio “Velodromo”)
ORE 11.00
Incontro dibattito organizzato da lavoce.info dal titolo
IMPOVERIMENTO: DATI, PERCEZIONI E INFORMAZIONE
con la partecipazione di:
LUIGI BIGGERI (Presidente Istat)
TITO BOERI (Università Bocconi e lavoce.info)
ILVO DIAMANTI (sociologo, editorialista di Repubblica)
DARIO DI VICO (vice-direttore del Corriere della Sera *)
*Autore del
libro “Profondo Italia” insieme ad Emiliano Fittipaldi
La riforma fiscale appena varata imporrà ulteriori problemi alle esauste finanze pubbliche, mentre per sostenere l’economia sarebbero serviti altri provvedimenti. Ma il ritorno elettorale di un euro di Ire in meno è un multiplo di qualunque altro intervento agevolativo di pari misura. Tuttavia, la base imponibile dellÂ’Ire è per lÂ’80 per cento composta da redditi da lavoro dipendente. Va dunque affrontato il problema di una distribuzione più equa del carico tributario. Senza concentrarsi esclusivamente sulla questione della progressività dellÂ’imposta dei redditi.