DOMENICA 23 AGOSTO 2026

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L’Aran “usa e getta”

Doveva essere la Confindustria dei datori di lavoro pubblici. Invece l’Aran è stata relegata a un ruolo solo esecutivo. Perché per il pubblico impiego la responsabilità di fatto del negoziato si è spostata sul Governo che è diventato il vero interlocutore negoziale su tutto il contratto e non solo sulle risorse complessive da destinare alla contrattazione. Anche i sindacati sono in difficoltà. Il sistema disegnato nel 1993 appare indebolito. Serve ora maggiore chiarezza sui diversi ruoli istituzionali. E meccanismi idonei per indurre a rispettarli. Guido Fantoni, attuale Presidente ARAN, risponde all’articolo.

Sommario 5 aprile 2005

Con il voto del 3-4 aprile, gli italiani hanno eletto i governatori di 13 regioni. Ma non sappiamo ancora quali compiti avranno e su quali risorse potranno contare. E’ ora che finisca la farsa delle riforme che stabiliscono i poteri regionali solo sulla carta. I cittadini devono sapere di cosa ritenere responsabili i loro governatori e su cosa giudicare l’operato del governo nazionale. E’ una questione di democrazia.

Governo e sindacati tornano ad incontrarsi per discutere dell’interminabile contratto del pubblico impiego. Per appropriarsi di concessioni fatte in passato ai pubblici dipendenti, il Governo ha di fatto esautorato l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Autorità (Aran) di qualsiasi funzione.  E’ un’altra autorità indipendente vittima dalla politica. Rischia di rimpiasngerla perchè adesso si trova esposta in prima persona mentre i conti pubblici non consentono deroghe ai tetti fissati dalla Finanziaria.

Continua il nostro esame del pacchetto competitività che presto approderà in Parlamento. Quella del diritto fallimentare non è una vera riforma. Ma è certamente meglio che lasciare le cose come stanno.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato una scheda che spiega i compiti e la governance della Banca Mondiale.  L’appello per cambiare le procedure di nomina dei dirigenti delle organizzazioni internazionali ha raccolto più di 300 adesioni ed è stato ripreso, tra gli altri, dal Financial Times.

Aggiornamenti:
Un ottimismo ingiustificato, di Giuseppe Pisauro, 06-04-2005
I costi di un’alternanza annunciata, di Tito Boeri, 06-04-2005.

Elezioni senza Regioni

Nella campagna elettorale si è discusso molto poco di temi regionali. Forse perché il processo di decentramento è in una fase di ripiegamento. E se sarà approvata, la nuova riforma costituzionale è destinata ad accentuare ancora di più la confusione legislativa. Un peccato perché il decentramento potrebbe essere un importante elemento nella strategia di recupero d’efficienza del paese. Basta pensare al Nord Europa, dove i governi locali controllano più del 50 per cento delle risorse. Sono anche i paesi europei che crescono di più.

Il nodo del lavoro pubblico

Nel settore pubblico continuano operare logiche diverse e distorsive rispetto al lavoro privato. Per rimediare a tali deficienze è necessaria una drastica riforma che immetta nel sistema pressanti incentivi di mercato o di quasi mercato e opportuni meccanismi di controllo che spingano le pubbliche amministrazioni ad agire come veri datori di lavoro. Nella situazione attuale, predomina la politica sull’amministrazione e la ricerca del consenso a qualsiasi prezzo sull’interesse pubblico e degli utenti dei servizi.

Banca mondiale: cosa fa, come cambiarla

La Banca mondiale deve diventare più trasparente e assumersi la responsabilità delle sue attività. Servono dunque meccanismi per misurare sistematicamente i risultati e valutare l’impatto reale di programmi e operazioni. Soprattutto, però, devono contare di più i paesi in via di sviluppo, accettando la loro richiesta di maggiore partecipazione al capitale. Ciò aumenterebbe i controlli interni e metterebbe la Banca mondiale nelle condizioni di promuovere meglio la riduzione della povertà e la stabilità economica internazionale.

Dove studiare

Un’adeguata riforma del sistema universitario italiano, che lo renda maggiormente competitivo a livello internazionale, richiede una forte mobilità degli studenti dagli atenei “peggiori” a quelli “migliori”. Per ottenere questo risultato occorre incidere non solo sui costi della frequenza universitaria fuori sede, ma anche sui benefici. Attraverso sistemi di differenziazione che accentuino le distanze tra università, ben oltre le differenze attuali, in gran parte illusorie. E garantendo meccanismi di selezione di tipo meritocratico.

Sommario 30 marzo 2005

Si avvicina il voto delle regionali e si parla di tutto tranne che di ciò che fanno le regioni. Molte di queste hanno varato leggi regionali di sostegno alla spesa scolastica delle famiglie. Un sostegno efficace dovrebbe premiare il merito, sostenere famiglie a basso reddito e orientare gli studenti verso scuole di qualità, ma nessuna delle leggi regionali attualmente in vigore si ispira a questi principi. L’intervento regionale esercita piuttosto la funzione di sostenere le scuole private, aggirando il divieto costituzionale.

I dati ISTAT sugli sbocchi professionali dei laureati italiani registrano le performance occupazionali a tre anni dalla laurea. Emergono differenze significative tra le retribuzioni degli studenti provenienti dai diversi atenei, anche a parità di background familiare, talento individuale e regione di occupazione. L’indagine PISA sulle competenze degli studenti fornisce dati attendibili per il confronto dei sistemi scolastici a livello internazionale e rimedia all’assenza in paesi come il nostro di sistemi di valutazione. Non viene però utilizzata per rivedere i curricola in funzione delle competenze che gli studenti debbono acquisire e per redistribuire risorse allÂ’interno del nostro sistema scolastico.

Aggiornamenti: Wolfowitz è stato nominato Presidente della Banca Mondiale.  Mentre continua la raccolta di firme all’appello per cambiare le procedure di selezione dei dirigenti delle organizzazioni internazionali, una scheda spiega quali sono le funzioni della Banca Mondiale e come migliorare la governance della più importante istituzione di sostegno dello sviluppo. 

Buoni scuola made in Italy

Una maggiore concorrenza tra scuole può migliorare la qualità della formazione. Ma non accade se lo strumento sono i buoni scuola così come introdotti in Italia. Non inducono spostamenti significativi di studenti da un tipo di scuola all’altro. Non risolvono i problemi finanziari delle famiglie povere, né sono un incentivo per gli alunni a migliorare la loro performance. Non c’è nessuna valutazione della qualità delle proposte. Sono un trasferimento finanziario alle scuole private, mascherato da finanziamento alle famiglie per aggirare il divieto costituzionale.

Il “buono” alla ligure

Così come concepiti in Liguria, ma anche in altre Regioni italiane, gli assegni di studio non rispondono ad alcuna delle argomentazioni teoriche generalmente accettate dalla letteratura economica. La loro funzione di promozione del diritto allo studio e della libertà di scelta delle famiglie è infatti ostacolata da alcune caratteristiche. Come il fatto che si tratti di un rimborso spese e di importo ridotto perché il limite di reddito per presentare la domanda è alto. E infatti i dati dimostrano che non hanno influenzato la dinamica del numero di iscritti alle scuole private.

Pisa e dintorni

L’importanza dell’indagine è fuori discussione. La questione vera è nel modo in cui vi si partecipa. La si può utilizzare per riflettere seriamente sulle caratteristiche del sistema scolastico italiano. Può essere lo spunto per far crescere nelle scuole competenze valutative specifiche e per costruire intorno a essa una rete di competenze di ricerca articolata a livello nazionale e locale. Sicuramente sbagliato è cercare di nascondere i problemi, magari utilizzando qualche “trucco” per migliorare i risultati degli studenti italiani nella prossima edizione.

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