VENERDì 8 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Il fisco e le donne

La riduzione fiscale a vantaggio delle famiglie con figli dovrebbe essere al centro della riforma fiscale. Più che una riduzione generalizzata delle aliquote, serve un misura permanente che incentivi la partecipazione femminile alla forza lavoro e la natalità. Per esempio attraverso una imposta negativa: una detrazione fiscale condizionata alla presenza di figli, a un reddito congiunto al di sotto di un limite da definirsi e al fatto che entrambi i componenti della coppia siano occupati.

L’Europa e la disuguaglianza

Il processo di integrazione sociale europeo, varato a Lisbona, registra grandi progressi, soprattutto nella capacità di misurare e analizzare i fenomeni della povertà e della disuguaglianza. Timidi miglioramenti si sono avuti anche nei tassi di povertà e nei livelli di disuguaglianza. Rimane tuttavia molto lavoro da fare: ancora troppi cittadini europei vivono in condizioni di disagio. E nuovi fenomeni, come la povertà dei bambini e degli occupati, meritano di essere affrontati rapidamente e con efficacia.

Sommario 20 dicembre 2004

Equità. Tutti ne parlano, ma nessuno si preoccupa di misurarla.  Documentiamo che in Italia le disuguaglianze nei redditi sono più pronunciate che nell’Unione Europea, tanto a 15 che allargata a 25 paesi. Nessuna riforma fiscale potrà aiutare chi già oggi non paga le tasse perchè troppo povero. Eppure la più volte promessa riforma degli ammortizzatori sociali non arriverà neanche entro questa legislatura. Se si vogliono ridurre le disuguaglianze anche al di sopra della soglia di povertà, meglio aumentare la tassazione delle rendite da capitale, ridurre i contributi sociali o reintrodurre le imposte sulle successioni, piuttosto che introdurre aliquote ancora più alte per i redditi più elevati. Finirebbero per pagarle solo i lavoratori dipendenti.

Tanta retorica anche sull’inaugurazione de La Scala. Una colossale operazione di redistribuzione all’inverso: dai poveri ai ricchi. Costata tantissimo e assai poco trasparente.  Perchè non si sono coinvolti di più i privati?

Abbiamo ancora bisogno del vostro aiuto per crescere. Chiediamo ai lettori che non l’avessero ancora fatto di mandarci un contributo entro la fine dell’anno. Riceveranno un piccolo omaggio dalla redazione. Che nel frattempo vi augura Buon Natale.

La Scala e lo struzzo

Quanto si è speso per l’operazione di restauro e ristrutturazione della Scala? Non è dato saperlo con precisione. Dovrebbe trattarsi di una cifra tra i 100 e i 150 milioni di euro. Pagati quasi interamente dai contribuenti, mentre La Scala è utilizzata quasi esclusivamente dai ceti più abbienti. Non si poteva quindi far contribuire maggiormente coloro che fruiranno del nuovo teatro? Bene, in ogni caso, non ignorare il problema nascondendo la testa sotto la sabbia.

La Commissione e il Patto. Ovvero il cane che non riuscì ad abbaiare

La discussione sul Patto di Stabilità non può prescindere dalla considerazione che gli attuali e futuri cambiamenti demografici rendono oggi ancor più necessario che in passato il consolidamento delle finanza pubblica. E dunque i vincoli vanno rafforzati e non allentati. Rispetto al potenziale di crescita odierno infatti il limite del 3 per cento appare fin troppo generoso. Le proposte della Commissione invece rischiano di minare la disciplina fiscale. Anche il concetto di “circostanze eccezionali” legate alla bassa crescita andrebbe rivisto alla luce delle attuali condizioni.

La golden rule che serve all’Italia

La regola aurea, invocata da molti ministri del Governo, va associata a condizioni decisamente più stringenti sulla dinamica del debito di quelle previste dal Patto di Stabilità. Richiede infatti che il rapporto debito-Pil non cresca nel periodo di riferimento, anzi decresca in modo più pronunciato per i paesi più indebitati. Forse, allora, è proprio quello di cui ha bisogno la finanza pubblica italiana: una regola sul debito che ne vincoli ogni ulteriore crescita, ne forzi una rapida diminuzione e ci metta al riparo dalla ritorsione dei mercati.

Sei priorità per il Patto

Evitare politiche pro-cicliche in fasi di alta crescita, migliorare la definizione degli obiettivi di bilancio a medio termine, rendere più “operativo” il criterio del debito, attuare riforme strutturali e migliorare la governance sono le questioni da affrontare per la revisione del Patto di Stabilità e crescita. La difficoltà sta nel coniugare due aspetti: mantenere intatto un sistema di sorveglianza multilaterale basata su “regole” e aumentare la razionalità economica delle regole stesse attraverso un maggiore esercizio della discrezionalità.

Sommario 13 dicembre 2004

In vista del prossimo Consiglio europeo, facciamo il punto sull’andamento della discussione all’Ecofin sulla riforma del Patto di stabilità. Sullo sfondo la decisione della Commissione di non perseguire Francia e Germania per i loro deficit eccessivi nel periodo 2002-4. Le opinioni degli economisti sulle modifiche da apportare al Patto sono divise fra coloro che pongono l’accento sui benefici della flessibilità e chi, invece, sottolinea l’esigenza di regole chiare e rigorose. E all’Italia cosa conviene? Una golden rule come di fatto chiede il Presidente del consiglio? Ma alla regola aurea si associa, come insegna l’esperienza inglese, anche un vincolo sulla dinamica del debito, proprio quel vincolo contro cui si batte all’Ecofin il nostro ministro dell’economia.

Vito Tanzi commenta la proposta di Blanchard e Giavazzi sulla regola aurea.

Andrea Gavosto, Chief Economist di Telecom Italia, risponde a Carlo Cambini e Carlo Scarpa sugli effetti della liberalizzazione dei servizi telefonici. La controreplica degli autori e l’opinione di Donato Berardi.

Continuate a sostenerci! Ci servirà per migliorare il servizio. E a chi ci manda un contributo entro Natale, promettiamo un piccolo omaggio.

Aggiornamenti sull’attualità:
La Commissione e il Patto. Ovvero il cane che non riuscì ad abbaiare di Daniel Gros, Thomas Mayer e Angel Ubide

Niente di nuovo sotto il Patto

Per valutare le proposte di revisione del Patto di Stabilità e Crescita, è necessario comprender la ratio storica del Patto stesso: essenzialmente, esso fu concepito come uno strumento per eliminare le mele marce, cioè paesi con politiche economiche fuori controllo. I vincoli imposti sono certo arbitrari, e le regole hanno costi. Ma anche un innegabile vantaggio: offrono a cittadini, sindacati e aziende uno scenario stabile e prevedibile. Le proposte attualmente in discussione hanno una loro motivazione, ma in pratica aumenteranno l’ incertezza del quadro di politica economica e il contenzioso fra paesi. E allentare una regola ogni volta che qualcuno si lamenta aprirà la strada a nuove richieste di allentamento alla prossima difficoltà.

Liberalizzazione, servizi pubblici e povertà

Qual è l’impatto del processo di orientamento al mercato dei servizi pubblici sul bilancio delle famiglie italiane? In termini di tariffe, le riforme sembrano avere funzionato in modo imperfetto, ma almeno ragionevole. Crescono molto i prezzi dell’acqua. Mentre la spesa maggiore va in riscaldamento e varia notevolmente da Regione a Regione. Anche la quota di famiglie che ha “problemi di sostenibilità” per una o più delle utility di base sembra diminuire. Almeno finché l’Autorità dell’energia continuerà a proteggere i consumatori dai rincari del petrolio.

Pagina 1330 di 1416

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén