DOMENICA 23 AGOSTO 2026

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I rischi dell’eccessiva tutela

L’investitore non professionale deve ricevere sempre una informazione adeguata al tipo di rischio connesso ai diversi titoli e per lui comprensibile. E il disegno di legge approvato alla Camera la assicura. Ma c’è anche il pericolo di rendere l’emissione di obbligazioni ad alto rischio troppo costosa o impossibile. E’ un errore perché i titoli “spazzatura” svolgono una funzione utile sui mercati finanziari, come insegna l’esperienza di quelli più avanzati. Impedirne l’emissione dall’Italia servirebbe solo ad accentuare lo svantaggio competitivo dei nostri mercati.

L’impresa senza equilibrio

Alcuni punti del disegno di legge di tutela del risparmio suscitano critiche, perché sono suscettibili di ostacolare l’ordinato funzionamento degli organi sociali senza peraltro realizzare l’obiettivo che si vuol perseguire. Tra i più rilevanti, la facoltà di nominare un amministratore attribuita alla minoranza che detiene il 2,5 per cento del capitale, i nuovi vincoli per le operazioni con parti correlate, l’azione di responsabilità contro gli amministratori promossa dal collegio sindacale, i rapporti tra le banche e le imprese azioniste.

Una poltrona per la minoranza

Consiglio di amministrazione delle società quotate eletto sulla base di liste, con almeno uno dei posti coperto dalla minoranza. Lo prescrive il disegno di legge per la tutela del risparmio. Ma per gli azionisti potrebbe rivelarsi un danno, se rendesse le decisioni più difficili. Il risultato più probabile sarebbe la perdita di trasparenza del processo di nomina e potrebbe risultarne alla lunga compromesso il modello degli amministratori indipendenti, che anche nel nostro paese ha iniziato ad affermarsi, sulla spinta del Codice di autodisciplina. Luca Pacces commenta il contributo.

Autodisciplinati per legge

In Italia la cultura dell’autoregolamentazione non è molto diffusa. Se ne preoccupa anche il disegno di legge sulla tutela del risparmio con una norma logicamente incoerente, generica e dai probabili effetti negativi. Meglio sarebbe seguire l’esempio americano, che impone standard severi a tutte le società quotate e costringe i gestori a un ruolo attivo nella vigilanza sull’adesione, pur nel rispetto delle autonomie istituzionali. Preferire soluzioni barocche e innocue, non aiuta a costruire un mercato capace di tutelare gli investitori.

Molte sanzioni per troppi soggetti

L’attuale disciplina delle sanzioni amministrative previste dal Testo unico della finanza, ma anche dal Testo unico bancario, è al tempo stesso iniqua e inefficiente, come del resto è stato riconosciuto in più occasioni dalla stessa Consob. E’ lodevole quindi che il progetto di riforma della tutela del risparmio affronti la questione. Tuttavia, le innovazioni risolvono solo alcuni dei problemi, mentre per certi aspetti ne aggravano altri. La materia merita un ampio e organico ripensamento, cui si potrebbe provvedere con apposita delega al Governo.

Sommario 12 aprile 2005

Il disegno di legge sulla tutela del risparmio torna al Senato e si riapre il dibattito tra le ragioni di chi controlla le imprese – e teme troppe ingerenze nella gestione – e chi si preoccupa soprattutto degli investitori di minoranza – anche limitando le possibilità della maggioranza di disporre dell’impresa come vorrebbe. Finora gli amministratori indipendenti, scelti dal management, sono stati spesso una finzione. E’ giusto che siano le minoranze a nominarli? Il dibattito è molto acceso… Anche le proposte sulla responsabilità degli amministratori e sul bilanciamento tra regolazione dei mercati e auto-regolazione degli operatori suscitano perplessità: un impianto di controlli troppo macchinoso rischia di essere del tutto inefficace. Il disegno di legge ora in discussione prevede che chi colloca i bond delle imprese se ne faccia garante insieme alle imprese stesse. Il rischio di rendere impossibile l’emissione di tali obbligazioni è sostanziale.

 

Aggiornamenti:

Come si elegge un Papa, di Riccardo Puglisi e Gianluigi Vernasca, 15-04-2005

 

Guido Fantoni, Presidente dell’Aran, commenta l’intervento di Carlo Dell’Aringa sui contratti dei dipendenti pubblici.

Il fantasma del cda

Pur tra innegabili contraddizioni, il disegno di legge sulla tutela del risparmio ha il merito di introdurre alcune importanti novità nella corporate governance delle società quotate. La più coraggiosa è l’introduzione della figura dell’amministratore di minoranza. Una scelta che ha subito risvegliato l’antico timore sui pericoli di una degenerazione dei conflitti societari che potrebbe derivare da un eccessivo spazio riconosciuto alle minoranze. Al contrario, potrebbe invece incoraggiare gli investitori istituzionali a organizzarsi e essere presenti nei consigli.

Un ottimismo ingiustificato

Dopo la revisione del Patto di stabilità, difficilmente l’Italia potrà beneficiare di maggiori margini di manovra rispetto a quelli che ha già utilizzato. La flessibilità per i paesi con un debito elevato non è aumentata, semmai è diminuita. Intanto, le previsioni della Commissione europea danno il nostro disavanzo pubblico al 3,6 per cento del Pil nel 2005. Il ciclo elettorale, con il promesso taglio delle imposte, potrebbe portarlo intorno al 6 per cento nel 2006. Ancor prima che dall’Europa, le sanzioni potrebbero arrivare dai mercati, con un incremento del costo del debito.

I costi di un’alternanza annunciata

I dodici mesi che ci separano dalle elezioni politiche rischiano di lasciarci in eredità un disavanzo del 6 per cento, un saldo primario negativo dopo 15 anni di avanzi e un debito pubblico per la prima volta in aumento dopo 10 anni.  Non è solo colpa del ciclo politico. C’è il rischio che il governo intenzionalmente lasci in eredità al successore una situazione dei conti pubblici ancora peggiore di quella attuale per pregiudicare l’operato del nuovo governo. E un Patto di Stabilità spuntato non è più in grado di tutelarci contro questi costi di un’alternanza annunciata.

Fallimenti, riforma a piccoli passi

Perduta la speranza di approvare in questa legislatura una riforma complessiva della legge fallimentare, il Governo ne ha approvato tre importanti modifiche. Si tratta solo di un ritocco per decreto della legge fallimentare del 1942, ma le novità sono importanti e devono nel complesso essere viste con favore. Prevedono una riduzione dell’azione revocatoria, una revisione del concordato preventivo e una disciplina degli accordi privati fra debitore e creditori. Resta il rimpianto di non essere riusciti ad approvare una riforma che avrebbe consentito una vera svolta.

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