VENERDì 8 MAGGIO 2026

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Un’Opa dai molti interrogativi

E’ in corso l’Opa di Telecom su Tim. La lettura della documentazione ufficiale pone agli osservatori questioni di natura industriale e finanziaria. Il documento di offerta è vago sui vantaggi che deriveranno dalla fusione fisso e mobile, negando al mercato informazioni essenziali. Positivo invece che prosegua la marcia di accorciamento della catena di controllo del gruppo. I problemi finanziari riguardano invece l’entità delle adesioni allÂ’Opa, l’equità dei concambi Telecom-Tim e la sostenibilità del debito. Mentre un grande gruppo industriale italiano viene pezzo a pezzo sacrificato.

Ma Antitrust è una parola straniera?

Le Autorità indipendenti nascono e si giustificano come particolare soluzione istituzionale a tutela di diritti diffusi. Tuttavia, la competenza nello svolgere il mandato e l’indipendenza sono requisiti che derivano dalla quotidiana attività dei commissari. Composizione e meccanismi di nomina divengono perciò uno snodo cruciale che può favorire o limitare lÂ’attività di una Autorità indipendente. E sono molti i segnali che fanno ritenere conclusa la stagione che ha visto l’Italia protagonista a livello internazionale nella tutela della concorrenza.

Chi ha paura dell’Autorità?

L’Autorità antitrust è forse l’unica istituzione pubblica italiana che cerca di tutelare e promuovere la concorrenza, la cui gracilità è il vero punto debole del nostro sistema economico e politico. Il risultato delle recenti nomine, e di quelle che potrebbero arrivare in futuro, è invece un indebolimento dell’Antitrust. Di cui si avvantaggerà tutta l’area dei servizi, che in Italia ha una configurazione di mercato fortemente concentrata, quasi monopolistica. Senza dimenticare che a questa Autorità è affidato il controllo sul conflitto di interessi.

Nomine d’Autorità

Perchè l’Antitrust sia efficace, deve essere autorevole e indipendente.  La nuova Antitrust nasce debole in partenza.  Cosa di cui si avvanteggerà chi detiene posizioni di monopolio nei servizi. Sono molti i segnali che fanno ritenere conclusa la stagione che ha visto l’Italia protagonista a livello internazionale nella tutela della concorrenza.  Dato che sono in scadenza altre autorità, bene affrontare subito il problema.  E’ un problema di regole di nomina e di competenze. Il potere di nomina potrebbe essere affidato al Parlamento, per garantire nomine condivise da maggioranza e opposizione.  Gli interventi di Gustavo Olivieri, Roberto Perotti, Michele Polo e Francesco Silva.

E per le banche non è solo questione di competenza

Quale Autorità debba avere la competenza antitrust sulle banche non è l’unico punto in discussione. Altrettanto fondamentali sono i temi del mercato del controllo nel settore bancario e le modalità con cui l’Autorità stessa deve esercitare il proprio potere. Le norme attuali vanno riviste. Occorre semplificare le autorizzazioni relative alle partecipazioni bancarie. Ma anche renderne più trasparente il processo decisionale, con obbligo di motivazione e facoltà di impugnativa. Non meno urgenti sono i problemi relativi ai rapporti fra banca e impresa.

Sommario 11 gennaio 2005

Le autorità indipendenti giocano un ruolo cruciale nella tutela di interessi diffusi, come quelli dei consumatori, e hanno poteri limitati.  L’efficacia del loro operato è strettamente legata all’indipendenza e competenza di chi ne fa parte.  Nei prossimi mesi si devono nominare la nuova Autorità per le comunicazioni, tre membri su cinque dell’Autorità per l’energia, un membro della Consob, il Presidente dell’Antitrust. Decidiamo allora di tenere alta l’attenzione e apriamo il confronto sulle procedure di nomina. Serve chiarire il criterio della professionalità, rendendolo più stringente, ma anche evitando di accettare supinamente nomine di persone note, ma non per la loro competenza (come si è fatto anche nel passato). La classe politica in Italia non sembra consapevole del ruolo della concorrenza nel promuovere la crescita e contenere la dinamica dei prezzi e c’è ancora troppa politica in organismi che dovrebbero essere di alto contenuto tecnico.
Anche il ruolo della Banca d’Italia come autorità antitrust per il settore del credito torna in discussione; negli anni passati non ha soddisfatto, ma se le nomine sono quelle che abbiamo appena visto, si rischia di doverla difendere…

Vincenzo Visco commenta l’intervento di Boeri e Bordignon sulle politiche redistributive; la controreplica degli autori.

Tra una newsletter e l’altra abbiamo pubblicato un intervento sul tema della  cooperazione internazionale e gli aiuti allo sviluppo nel 2005, utile anche per capire i problemi degli aiuti alle zone colpite dallo tsunami.

Politica della concorrenza e altre priorità

In Italia la difesa della concorrenza non è un principio sancito dalla Costituzione, come è invece il caso nell’Unione europea. Il principio è garantito dall’indipendenza attribuita all’Autorità di vigilanza con legge ordinaria. Ma perché questa indipendenza venga tutelata, il valore della concorrenza dovrebbe essere assunto come principio condiviso dalla politica. Questo non accade nel nostro paese e si spiegano così molte delle difficoltà attuali dell’economia. Non esistono soluzioni tecniche. Piuttosto, si deve ricorrere all’arte della persuasione.

L’Italia e la Cooperazione Internazionale nel 2005

L’agenda di eventi importanti in materia di cooperazione internazionale e di aiuti allo sviluppo si presenta molto ricca per il 2005. Al centro il dibatitto sulle sorti del continente africano, come ha ripetutamente dichiarato il governo di Tony Blair che vuole porre il tema della povertá e dello sviluppo dellÂ’Africa in cima ai temi del prossimo G8. E lÂ’Italia come si colloca all’interno dei dibattiti che si stanno alimentando a livello internazionale? Non molto bene, sia a livello intellettuale che nella pratica dei fatti.

Spesa in disavanzo e giravolte politiche

In un recente passato negli Stati Uniti erano i repubblicani a ritenere un valore il pareggio di bilancio. Oggi lÂ’ortodossia fiscale è una bandiera dei democratici. E infatti il risultato dei tagli alle tasse dei più ricchi voluto da Bush è un deficit altissimo. Il problema però non è tanto la spesa in disavanzo, ma la forma scelta dall’amministrazione americana, che indebolisce la forza economica del paese nel lungo periodo. Mentre altre e più costruttive alternative avrebbero messo le basi per una più solida crescita futura.

L’aiuto cartolarizzato

La necessità di aumentare i contributi allo sviluppo ha aperto il dibattito sulle cosiddette fonti innovative di finanziamento. Accanto alle tradizionali “tasse globali”, la proposta più interessante è quella britannica della International Finance Facility, basata su un meccanismo di cartolarizzazione dei flussi futuri di aiuto. Ma non mancano i dubbi. Soprattutto, perché i paesi industrializzati dovrebbero impegnarsi di più, se le difficoltà politiche non sono poi molto diverse da quelle che frenano gli aiuti diretti?

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