DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Perché restano piccole imprese

In Italia ogni anno viene creato e distrutto un gran numero di imprese. Ma questo processo non tende necessariamente a dirigere risorse verso quelle più produttive e con maggiori potenzialità di sviluppo. I costi associati alla “creazione distruttrice” non sono perciò affiancati dai potenziali benefici in termini di produttività e occupazione. Rimuovere i vincoli all’investimento innovativo e alla crescita d’impresa, incluse le soglie dimensionali oltre le quali vengono meno sussidi e agevolazioni, sono dunque due aspetti prioritari di politica industriale.

Musical chairs

Vediam che Fini, Follini e Berlusconi

Pur di tirare a campar fino a Febbraio

Han riciclato il campione dei condoni

Ecco la volpe a guardia del pollaio.

 

Questa per Giulio sarà una gran giornata

Di quelle che ricordi fin da vecchio

Di sassolini se ne toglie una manciata

Che dico una manciata, forse un secchio

 

Mi immagino lÂ’arrivo allÂ’Assemblea

del Fondo coi riflettori accesi

I giornalisti che fanno una canea

Una selva di microfoni protesi

 

E lui che con la evve un poÂ’ arrotata

Si chiede, simulando ingenuità,

Se la notizia a Fazio è già arrivata

O stia a lui comunicar la novità

 

Prosegue suscitando lo scompiglio

Quando accenna al Professore di Torino

La faida tra i ragazzi di Reviglio

Che ha risolto mandandolo al confino.

 

Quando avrà sbollito l’euforia

E placato il suo ego già abbondante

Si ricordi che l’Italia è un pò anche mia

Non ci giochi per sembrare il più brillante

 

I suoi trucchi son più adatti al 730

Che a sanare il bilancio dello Stato

Il buon Mimmo in mezzo alla tormenta

Se non altro a raddrizzarli ci ha provato

 

Or che torna col barattolo di Cirio

Allo scranno di Quintino Sella

Freni di onnipotenza  il suo delirio

(E noi speriamo nella buona stella).

Fuga da Finantraz

Speriamo che Antonio Fazio, rientrato anticipatamente in Italia, prenda atto dei danni che sta arrecando allÂ’immagine del paese. Sarebbe anche un modo per finalmente spostare l’attenzione generale sulle vere cause dell’instabilità politica che ha portato alle dimissioni del ministro Siniscalco. Il Governo ha perso il controllo dei conti pubblici. Il nuovo ministro ha cinque giorni di tempo per varare una Finanziaria che non potrà più essere elettorale. E l’opposizione deve dare segnali forti su come intende riguadagnare controllo dei conti pubblici nella prossima legislatura.

Il federalismo negato

Tanti interventi correttivi sulla spesa, tutti incapaci di cogliere i risultati sperati. Perché non hanno inciso sui nodi strutturali. A partire dalla questione della finanza locale. Vincoli di bilancio rigidi non sono credibili se gli enti locali non sono dotati di strumenti finanziari adeguati. Né possono essere imposti se la legislazione nazionale interviene continuamente sulla legislazione di dettaglio nelle competenze locali, riducendone l’autonomia di azione. Eppure, una corretta interpretazione del Titolo V offre la ricetta per affrontare strutturalmente questi problemi.

Giochi di potere in Germania

Qualsiasi governo si formi in Germania nel prossimo mese proseguirà con le riforme politiche ed economiche già intraprese. Ma sarà instabile nel lungo periodo e probabilmente non esisterà più dopo le prossime elezioni. L’instabilità politica deriva dalla crisi economica e da programmi che forniscono risposte molto simili. A dominare lo scenario politico nei prossimi decenni saranno i partiti capaci di dare una chiara prospettiva di riforma anche a quegli elettori che oggi pensano di essere gli sconfitti dei cambiamenti economici e politici in atto.

Se l’equity swap dribbla la comunicazione

La famiglia Agnelli resta azionista di riferimento di Fiat. Tuttavia, l’operazione condotta da Exor e Ifil suscita qualche perplessità. Non si tratta di demonizzare i contratti derivati. Ma neanche di far passare il principio che il loro utilizzo, seppure con alcune cautele, consenta di evitare l’obbligo di comunicazione di partecipazioni rilevanti. Ne va della trasparenza dei nostri mercati, nonché della conoscenza delle reali posizioni di controllo nelle società quotate. Per impedirlo, basta introdurre un semplice articolo di regolamento Consob.

Sommario 25 Settembre 2005

Il “nuovo” ministro dell’economia ha cinque giorni di tempo per varare la finanziaria, in una situazione in cui il Governo sembra aver perso il controllo dei conti pubblici. Grazie all’Euro abbiano sin qui evitato guai peggiori, ma l’emergenza ricorda la crisi del 1992. Oltre che all’inadeguatezza di molti politici, dobbiamo questa situazione alla scarsa qualità delle nostre istituzioni. Tra i nodi non risolti c’è quello del federalismo e della finanza locale, dove in questa legislatura, in assenza di una chiara cornice istituzionale, si è oscillato tra interventi centralistici e autonomia irresponsabile.
I problemi di qualità delle istituzioni non riguardano solo il settore pubblico. La recente operazione sulle azioni Fiat conferma che la trasparenza del nostro mercato azionario lascia molto a desiderare. Ci occupiamo anche delle elezioni in Germania di una settimana fa: si apre un periodo di forte instabilità politica. Potrà mettere a rischio la ripresa economica che sembrava alle porte.

Aggiornamenti: Un fallimento troppo amministrato di Francesco Vella;
Per una Germania con politica all’italiana di Tito Boeri e Micael Castanheira;
Perché restano piccole imprese di Stefano Scarpetta.

Gianluigi Gabetti presidente di Ifil, commenta l’intervento di Salvatore Bragantini “Se l’equity swap dribbla la comunicazione”.

E il guardiano dei conti si ritrovò solo

Proponiamo ai lettori de lavoce il testo integrale dell’articolo di Roberto Perotti pubblicato, in data 23 Settembre 2005, su Il sole 24 ore.

Le armi del Fondo

Accrescere l’autorevolezza del Fondo monetario internazionale significa assicurargli maggiore indipendenza, più risorse e una gestione volta a criteri di efficienza più che di rispetto formale di garanzie di uguaglianza di trattamento. Ma questa necessità si scontra con gli interessi di breve periodo degli stati sovrani e con una generale inerzia nel trattare problemi di architettura economica internazionale. Superare tali ostacoli richiede un rilancio del multilateralismo, invertendo la tendenza emersa negli ultimi anni.

Il Massimo del pentimento


Vecchio compagno dal grande cuor vermiglio,
lo so, lo so che ti sÂ’imperla il ciglio,
nel legger ciò che dice il tuo D’Alema:
andare a Mosca allor, non ne valea la pena.



Garriva al vento, gloriosa la bandiera,
ma or ti sembra solo una chimera,
che né il lavor, né la giustizia e il bello
potean marciare con falce e con martello.



Il grande sogno del sociale impero
rimase un sogno e mai divenne vero,
Camillo avea perciò molta ragione
nel dirlo a quel buon uomo di Peppone.



Vecchio compagno, quanto tempo è passato
dal dì che a Pisa si gridò “Morte alla Nato”.
Poi giunse un papa là nel Vaticano,
che con la croce nella stanca mano,



bussò sul ferro della gran cortina
e il brutto inganno trascinò in rovina.
Ecco così di Massimo il tormento,
che al fin si sciolse in lauto pentimento.



Un caso indubbio di virtù nostrana,
che più somiglia a un volta di gabbana!
Caro compagno che ti ritrovi mesto
tu che credevi e ti illudevi, onesto.



Addio compagno del tempo del muro
tu che guardavi al sole del futuro;
ora di te mi sentirò un po’ privo,
non più compagno, ma foglia dell’ulivo.

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