DOMENICA 23 AGOSTO 2026

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Il pilastro d’argilla

Il secondo pilastro del sistema pensionistico resterà “semi-obbligatorio” quand’anche la devoluzione “silenziosa” del Tfr dovesse, col tempo, diventare “del tutto” forzosa. Sarà infatti alimentato anche dalla libera contribuzione a carico delle imprese e dei lavoratori. Il carattere ibrido non aiuta a individuare le caratteristiche che il secondo pilastro dovrebbe avere, riguardo alla struttura dell’offerta, al regime fiscale e alla gestione delle rendite, al duplice fine di evitare a queste ultime incertezze ed abusi e di consentire al risparmio previdenziale di rendere al meglio.

Sommario 6 ottobre 2005

Si blocca la riforma del TFR. Forse meglio così perchè il testo di decreto attuativo, che poteva essere approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, discriminava i lavoratori più giovani, i maggiori beneficiari dello smobilizzo del trattamento di fine rapporto. E riduceva la concorrenza fra fondi contrattuali e fondi aperti, violando principi di portabilità dei contributi di lavoratori e datori di lavoro. Nella lunga trattativa si è perso il riferimento ai principi che dovrebbero ispirare una riforma così importante. Bene ricapitolarli.
Procede invece, la riforma del diritto fallimentare. E’ un passo avanti rispetto alla situazione attuale, ma il Parlamento dovrà al più presto migliorare le procedure di recupero (il concordato fallimentare fa concorrenza sleale a quello preventivo), l’amministrazione straordinaria (troppi i poteri dati alla PA nella gestione della crisi di impresa) e la disciplina dell’esercizio provvisorio (che porta a salvare l’impresa anche quando sarebbe meglio smembrarla). Affinché la riforma abbia piena efficacia è inoltre importante introdurre le giuste regole di corporate governance nel sistema bancario.

Il parere legale e documenti utili

Poniamo a disposizione dei lettori il parere legale nel quale Pietro Ichino argomenta l’incostituzionalità del testo di riforma del t.f.r. elaborato dal ministro Maroni. Il parere, redatto nel settembre 2005 su incarico dell’Ania, sviluppa tesi già sostenute dallo stesso Ichino nel primo e nel secondo volume del suo trattato su “Il contratto di lavoro” (Giuffré, rispettivamente 2000 e 2003). agosto 2004.
Alleghiamo inoltre il Testo Unico della previdenza complementare e la Legge n.243 del 23 agosto 2004.

Quante ambiguità sulla Turchia

Partono i negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione Europea. Se guardiamo alle condizioni da soddisfare per l’avvio delle trattative, una analisi oggettiva sui criteri politico ed economico rivela differenze evidenti tra la Turchia di oggi e i paesi dell’Europa centro-orientale nel 1998. E infatti la Commissione ha introdotto formule che potrebbero rimandare o limitare l’adesione piena del paese alla Ue. Ma sono ambiguità che sarebbe corretto chiarire subito, per consentire ai cittadini europei e turchi un sereno giudizio sulla questione.

La tassa sul tubo

Molto più selettiva del “modello britannico”, la tassa ambientale inserita nella Finanziaria 2006 esclude le telecomunicazioni e incide solo sulle grandi reti di trasmissione dell’energia elettrica e del gas naturale. Dubbia la qualificazione di tributo ambientale. Il tributo non può essere traslato. Ma in tempi di emergenza finanziaria, sembrerebbe più appropriato colpire la vendita di energia, dove le posizioni dominanti assicurano notevoli profitti. A ostacolare una simile manovra è la presenza diretta del Tesoro come azionista di Eni ed Enel.

Brevetti, la tassa che appare e scompare

La Finanziaria 2006 contiene varie misure per incoraggiare la ricerca e l’innovazione. Tra le altre, c’è l’abolizione delle tasse sui brevetti. Peccato che solo in febbraio le tasse sul deposito, il rinnovo e anche l’imposta di bollo sui brevetti fosse stata aumentata del 30 per cento. Che deve aspettarsi un potenziale inventore sulla tutela della proprietà intellettuale in Italia? E l’abolizione è poi una buona idea? Eppure, per incentivare la ricerca e l’innovazione non servono tanti interventi, ma pochi e duraturi.

Il fisco della Finanziaria

Con la manovra per il 2006 il Governo abbandona la politica dei tagli fiscali. Ma le scelte compiute sembrano, in larga parte, guidate dalla ricerca affannosa di entrate per fare quadrare i conti, purché turbino il meno possibile il sonno degli elettori. Comprendono la lotta all’evasione, la “tassa sui tubi” e una miscellanea di provvedimenti che insistono su campi già battuti. Nessuna modifica strutturale è stata messa in cantiere: né sul fronte dell’Irpef, dell’Ires, dell’Irap, né per quanto riguarda il possibile riordino della tassazione sulle “rendite” finanziarie.

Sommario 4 ottobre 2005

E’ stata scritta solo in 80 ore e si vede. Anche se gli 11,5 miliardi di riduzione del disavanzo dovessero miracolosamente materializzarsi, ci porterebbero ben al di sopra del 3,8% negoziato con Bruxelles. Contemporaneamente si decidono nuove spese e agevolazioni per 11 miliardi. Sarebbe meglio concentrare solo sulla riduzione del disavanzo le risorse che effettivamente si riuscirà a trovare, rinviando il resto a tempi migliori.
Abbandonata la politica dei tagli fiscali, ci si attende di reperire risorse da una non definita lotta all’evasione, un’improbabile imposta “sui tubi” (che rischia di gravare su di una domanda molto rigida) e una miscellanea di interventi di piccola entità che hanno il costo di rendere ancora più incerto il quadro per il contribuente. Un esempio fra tutti: la tassa sui brevetti, inasprita solo sette mesi fa, viene ora abolita.

Ancora molto diversa la Turchia dai paesi dell’Unione a 25. Ci vorranno tempi lunghi per il loro ingresso. Meglio esser chiari con tutti fin da subito.

Il giro del bilancio in ottanta ore

La Finanziaria dovrebbe ridurre il disavanzo di 11,5 miliardi. E’ una cifra insufficiente e che comunque difficilmente sarà realizzata, poiché contemporaneamente si destinano altri 11 miliardi a nuove spese e agevolazioni fiscali, la cui copertura è tutto fuorché solida. Sarebbe meglio, per una volta, abbandonare la retorica della Finanziaria per lo sviluppo e limitarsi a una correzione reale del disavanzo.

Soluzioni italiane per una Germania con politica all’italiana

L’esperienza europea degli ultimi venti anni mostra che le grandi coalizioni fanno crescere il debito pubblico e non sono politicamente in grado di attuare riforme politicamente difficili. La Germania dovrebbe dunque puntare su un Governo tecnico, sull’esempio di quelli italiani degli anni Novanta. Garantirebbe l’ampia maggioranza parlamentare necessaria per avviare le riforme, risolvere il problema del federalismo fiscale e ridisegnare l’assegnazione delle competenze tra differenti livelli di governo. A patto però che i partiti forzino i loro leader a fare un passo indietro.

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