Il ruolo dello Stato non è coprire i rischi dell’indebitamento delle imprese o garantire rendimenti minimi a chi investe in previdenza integrativa. Sono garanzie troppo costose e hanno effetti perversi sulle scelte di lavoratori, imprese e gestori dei fondi. Né lo Stato può essere il gestore diretto del risparmio privato previdenziale. Deve, invece, offrire garanzie di informazione ai sottoscrittori raccogliendo i flussi di tfr smobilizzato e dirottandoli ai fondi scelti dai lavoratori. Potrà così esercitare una vigilanza molto stringente sul comportamento dei fondi pensione evitando che l’operazione si trasformi in un raggiro di milioni di lavoratori.
Nuovo rinvio del decreto che dovrebbe smobilizzare il Trattamento di Fine Rapporto. La legge delega è ormai scaduta oltre ogni ragionevole proroga. Se il Governo vuole attuarla dovrà varare il decreto al Consiglio dei Ministri del 17 novembre. Trovando un accordo sulla portabilità dei conferimenti “contrattuali” dei datori di lavoro nel passaggio fra fondi contrattuali e fondi aperti. La bozza di decreto attuativo su cui si è impegnato il Ministro Maroni concede molto alle imprese, alle banche e ai sindacati, poco ai lavoratori. Questi ultimi vanno tutelati garantendo informazioni adeguate sulla previdenza integrativa. Come in Svezia, si potrebbe raccogliere il Tfr smobilizzato presso lÂ’Inps e trasferirlo a fondi pensione scelti dai lavoratori, offrendo a questi rendiconti sulla struttura dei costi e la performance dei fondi. Troppo spesso i gestori privati nascondono le commissioni che percepiscono e mostrano benchmark costruiti a loro uso e consumo.
In un mese, dalla riapertura della campagna di sottoscrizione, abbiamo raccolto quasi 3.000 euro. Grazie! Continuate ad aiutare lavoce a crescere.
Aggiornamento: Lavori in corso di Giuseppe Pisauro.
Legge elettorale con paradosso di Aline Pennisi, Federica Ricca, Bruno Simeone.
Nel nostro paese, i redditi delle attività finanziarie sono tassati con aliquote diverse: 12,5 per cento e 27 per cento. Una differenziazione ingiustificata sotto il profilo dell’equità e sotto quello della neutralità del prelievo. La necessità di arrivare a un’aliquota uniforme è condivisa sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Ma su quali livelli? La scelta non può essere il risultato di considerazioni estemporanee, ma richiede di definire prioritariamente il modello di tassazione che si vuole adottare. E l’aumento di gettito non può essere la sola finalità .
Pur con molte cautele si può provare a stimare gli effetti sul gettito dell’adozione di una aliquota unica per la tassazione dei redditi delle attività finanziarie. Prendendo come riferimento la base imponibile da cui è derivato il gettito 2004 e a parità di volume, redditività e composizione della ricchezza, un’aliquota uniformata al livello più basso porterebbe sicuramente a una perdita di gettito. Con un’aliquota del 15 per cento circa, si avrebbe una sostanziale parità , mentre un’aliquota uniforme del 23 per cento potrebbe comportare un maggiore introito di 6,7 miliardi.
Uno degli elementi qualificanti della Finanziaria 2006 è il rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale. Ma il recupero di gettito forse così realizzabili è ben poca cosa di fronte alle dimensioni complessive del fenomeno. La base Irpef di autonomi e delle piccole imprese è evasa tra il 55 e il 70 per cento. Sull’Iva, il valore aggiunto non dichiarato è fra il 30 e il 40 per cento; sull’Irap, la base imponibile non dichiarata supera il 30 per cento. L’evasione è più forte nel settore agricolo e in alcuni comparti del terziario e cresce via via che si passa da Nord a Sud.
Nel regime di esenzione da partecipazione, i dividendi e le plusvalenze realizzati dalle società di capitali sono esenti da imposte. La giustificazione è che riflettono utili già tassati in capo alla società partecipata. Ma le plusvalenze possono avere altre origini, ed essere anche il frutto di attività speculative, per le quali l’esenzione sembra difficilmente giustificabile. I rimedi proposti appaiono però finalizzati ad aumentare il gettito. Mentre dovremmo chiederci se Pex e simili non debbano considerarsi sleali forme di concorrenza fiscale fra paesi Ue.
L’esenzione dall’Ici degli edifici destinati da enti ecclesiastici ad attività commerciali, scomparsa dal decreto infrastrutture, è ricomparsa, riformulata, come emendamento alla finanziaria.
Farsi un’idea sul tema non è facile. Per facilitare il compito ai nostri lettori, nell’articolo allegato illustriamo i termini del problema e proponiamo una ricostruzione, sintetica, delle principali tappe di questa vicenda.
Si parla spesso di tassare le rendite finanziarie, confondendo due problemi diversi: i) l’unificazione delle aliquote della tassazione dei redditi finanziari delle persone fisiche e ii) la tassazione delle plusvalenze speculative in capo alle società di capitali. Solo il secondo è (parzialmente) affrontato dalla manovra finanziaria. In entrambi i casi sarebbe importante non limitarsi a considerare gli effetti sul gettito, ma valutare gli effetti delle riforme proposte sul finanziamento con capitale proprio da parte delle imprese.
L’aumento di gettito che potranno fornire le misure di contrasto all’evasione fiscale contenute in finanziaria, d’altro lato, non può che essere irrisorio rispetto alle dimensioni complessive del fenomeno. Il Governo deve fornire un rendiconto di quanto è stato recuperato con le misure di contrasto in questi anni. Il meccanismo del 5 per mille farà perdere gettito, ma solo a partire dal 2007. Si configura però come l’ennesima agevolazione fiscale per il terzo settore, e interviene in altri campi rischiando di spiazzare interventi preeesistenti.
Un dossier per meglio orientarsi nella complessa vicenda dellÂ’esenzione da Ici degli immobili degli enti ecclesiastici.
La Finanziaria 2006 introduce in via sperimentale la possibilità per il contribuente di scegliere di destinare il 5 per mille del gettito Irpef al sostegno del volontariato, al finanziamento della ricerca o ad attività sociali svolte dal suo comune di residenza. E’ un provvedimento atipico di spesa pubblica. Si tratta dell’ennesimo intervento nel campo del non profit, senza però un disegno coerente. E niente garantisce che alle maggiori risorse così ottenute non corrisponda una diminuzione di quelle stanziate dal bilancio dello Stato per questi scopi.
Le ferrovie sono uno dei punti cardine del sistema infrastrutturale e dei servizi di trasporto del paese. E da sempre purtroppo sono un punto di
“sofferenza” del sistema paese, martoriato da carenze di fondi, grandi investimenti statali in direzioni dubbie, rapporti sindacali molto
complessi, inefficienze. Un maggiore coordinamento del sistema trasporti e una maggiore attenzione anche alle “piccole cose” sembra forse più utile di progetti faraonici.