Al Consiglio europeo si è trovato un accordo sul bilancio dell’Unione per il periodo 2007-2013. Grazie alla mediazione della Germania. La discussione è stata pregiudicata dalla decisione del 2002 di mantenere invariati i tetti per la spesa agricola. Il compromesso raggiunto in extremis non cancella la delusione per un negoziato che poco innova nel bilancio comunitario e rinvia tutte le decisioni al prossimo round, dopo il 2013. Una postilla all’intervento già apparso su questo sito.
Non è vero che la Pac è l’unica forma di finanziamento all’agricoltura. Nel nostro paese, per esempio, i trasferimenti “visibili” e “invisibili” al settore sono quattro volte superiori a quelli garantiti dal bilancio dell’Unione. Non dovremmo perciò seguire i francesi nella strenua difesa della Politica agricola comunitaria, ma farci promotori di una sua riforma che incida sulle strutture produttive e riduca i costi di produzione della miriade di aziende agricole troppo piccole per poter utilizzare efficientemente la loro dotazione di terra, capitale e lavoro.
Il primo ministro britannico ha provato a utlizzare il bilancio per imporre una profonda riforma dell’Unione Europea. Non ci è riuscito e ora assistiamo ai soliti mercanteggiamenti venati di nazionalismo. Eppure, la Commissione va liberata dalle procedure burocratiche pesantissime che le impediscono di agire. Così come bisogna rinunciare alla distribuzione a pioggia delle risorse. Pac e ai fondi strutturali non sono altro che enormi spechi di denaro. Eliminarle non avrebbe alcun effetto sul recupero e sulla coesione dei paesi all’interno dell’Unione.
Una vigilanza efficace è fondamentale per assicurare la stabilità e l’affidabilità del sistema bancario. Il Governatore Fazio ha fallito palesemente nei suoi compiti di vigilianza. Affinché il sistema bancario recuperi credibilità , Fazio deve lasciare il suo posto. Esistono oggi le condizioni perchè il Governo possa rimuoverlo per manifesta incapacità , richiedendo l’intervento del Consiglio Superiore e, in alternativa, revocando il decreto di nomina.
Il Consiglio europeo discute il Bilancio dellÂ’Unione per il 2007-2013. Le proposte della presidenza britannica, mirate a un trasferimento delle risorse dallÂ’agricoltura ad altre spese strutturali, non piacciono a molti paesi: forte il rischio che si rimandi tutto al 2013. Le scelte sono vincolate dalla infelice decisione di tre anni fa di mantenere intatti i tetti per gli aiuti allÂ’agricoltura. LÂ’Italia dovrebbe promuovere una riforma che incida in modo efficace sulle strutture produttive, abbassando i costi di produzione delle piccole aziende. Il cinismo della Francia nell’opporsi a questa riforma è imbarazzante.
La Finanziaria prevede l’istituzione di un fondo per indennizzare i risparmiatori danneggiati dai crack finanziari, obbligazioni argentine comprese: finirà per risolversi in una distribuzione generalizzata delle risorse?
In tre giorni abbiamo ricevuto 1.500 euro; grazie per aver raccolto il nostro appello, continuate così!
Il testo di legge sulla tutela del risparmio approvato al Senato non affronta i veri nodi del sistema finanziario italiano. Non ha un disegno efficiente delle autorità di vigilanza, in campo bancario non scalfisce una disciplina assolutamente discrezionale e nemica del mercato, non uniforma il modus operandi della Banca d’Italia al modello europeo. Il centrosinistra ha buone idee in proposito. Se vincerà le elezioni, dovrà essere capace di metterle in pratica, incidendo su problemi delicati che sul piano politico hanno costi certi e vantaggi aleatori.
La Commissione Preda è impegnata ad aggiornare il codice italiano di corporate governance. Intanto, i risultati di una recente ricerca rivelano che il codice non è solo inadeguato rispetto agli standard europei. E’ anche molto poco rispettato. Eppure, gli amministratori indipendenti sono uno dei principali strumenti per prevenire comportamenti in danno agli azionisti di minoranza, l’ostacolo principale per lo sviluppo del mercato azionario. Ma chi deve verificare quanto dichiarato dalle società quotate sulla indipendenza dei propri amministratori?
In Italia la corruzione “percepita” è al livello dei paesi emergenti, con costi enormi per la nostra economia. Il problema non è disgiunto da quello della supervisione bancaria. I due schieramenti politici dovrebbero porre la lotta alla corruzione come tema prioritario della campagna elettorale, insieme alla questione morale e alla governance della Banca d’Italia. Non solo per motivi etici. Ma perché la corruzione diffusa è un ostacolo allo sviluppo e una determinante della sempre più bassa competitività del nostro paese.
L’articolo 19 del disegno di legge per la tutela del risparmio contiene disposizioni sull’organizzazione della Banca d’Italia. Ma non rimuove le cause delle degenerazioni dell’operato dell’autorità di vigilanza e si presta a obiezioni di merito. Modifiche incisive sono indispensabili. Se anche le approvasse la Camera, difficilmente passerebbero l’esame del Senato. Meglio allora stralciare l’articolo e rinviare alla prossima legislatura una riforma più organica, che comprenda anche una revisione della legislazione sui poteri e sulle competenze dell’Istituto.
La prova più evidente del fatto che la legge bancaria vada cambiata la si ritrova nella memoria depositata da Antonio Fazio ai giudici romani: tutto può essere giustificato in base alle vecchie regole! Eppure la “legge sul risparmio” si avvia mestamente ad essere varata in una versione depotenziata e che non affronta il nodo cruciale delle autorità di controllo. Devono essere più forti: la corruzione si diffonde proprio dove c’è meno supervisione bancaria e, dato che nessuno controlla, il codice Preda sugli amministratori indipendenti viene sistematicamente disatteso. Conta anche il controllo dell’opinione pubblica. Ma i giornali hanno smesso di trattare del caso Fazio nonostante siano emersi nuovi elementi sulla sua violazione di elementari regole di comportamento dei banchieri tutti, non solo di quelli centrali. Speriamo che il silenzio non sia calato perchè non ci sono più scalate da cui difendersi. In ogni caso, lavoce.info continuerà a occuparsi della questione.
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La posta in gioco alla Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio non è tanto la conclusione del Doha Round, che in ogni caso richiederà ancora parecchi mesi, quanto la credibilità dell’organizzazione che ha già dovuto affrontare diversi momenti di crisi. Ma gli scenari di un commercio senza uno strumento di governance internazionale sono preoccupanti. I maggiori paesi industrializzati potrebbero sviluppare le proprie politiche commerciali a livello bilaterale facendo pesare maggiormente il loro peso politico ed economico.