Se la politica di approfondimento dell’integrazione europea è morta, si può comunque puntare alla costruzione di un mercato interno veramente funzionante, dove le quattro libertà di circolazione trovano la loro realizzazione completa. Si tratta di una seconda fase di integrazione, che va oltre quella commerciale, e coinvolge servizi, governance, basi imponibili, diritti e obbligazioni. Per questo spaventa gli Stati membri nei quali è più forte la tradizione del controllo. E quei settori delle imprese che temono il confronto.
Il vice-ministro Visco annuncia che il Governo armonizzerà la tassazione delle rendite finanziarie, con una aliquota unica del 20 per cento.
Riproponiamo per i nostri lettori un’analisi che spiega gli effetti di questo provvedimento.
Cosa dicono i programmi delle due coalizioni su privatizzazioni e liberalizzazioni? Parlano poco delle prime, ma sottolineano l’importanza delle seconde. Un tema trattato in modo più esteso dall’Unione, che però non arriva a proporre l’abolizione degli ordini professionali; un punto in comune: entrambi sostengono che privatizzare senza liberalizzare è stato un errore.
Non c’è solo ideologia nelle piazze francesi. Come in Italia, i giovani temono di rimanere intrappolati in una sequenza di contratti temporanei inframmezzati da periodi di disoccupazione. Invece di nuovi contratti flessibili, si dovrebbe prospettare un percorso di ingresso ai contratti permanenti.
Si discute molto in questi giorni di tassazione delle attività finanziarie, spesso però l’informazione è stata parziale o fuorviante. Proviamo a fare chiarezza sul tema, sfatando alcuni luoghi comuni.
Il “patriottismo economico” non basta a fermare la seconda fase di integrazione europea, volta a costruire un mercato unico in servizi, governance, basi imponibili, diritti e obbligazioni. Per questo spaventa gli Stati membri nei quali è più forte la tradizione del controllo.
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Aggiornamento: “I tempi della Relazione” di Riccardo Faini
Non c’e’ solo ideologia nelle piazze francesi. Come in Italia, i giovani temono di rimanere intrappolati in un mercato del lavoro parallelo, in una sequenza di contratti temporanei inframmezzati da periodi di disoccupazione. Ai giovani si dovrebbe prospettare un percorso di ingresso ai contratti permanenti senza grandi discontinuita’ nel concedere tutele contro il rischio di licenziamento.
Le politiche di cooperazione allo sviluppo sono uno strumento importante per promuovere una globalizzazione etica. Nonostante il forte sostegno della società civile, l’Italia ha fin qui seguito un approccio che privilegia la risposta a emergenze umanitarie o politiche, piuttosto che interventi di lungo periodo. Nei programmi elettorali delle due coalizioni non ci sono impegni precisi. Anzi sembra prevalere una certa miopia. La Cdl non affronta neanche il tema. E l’Unione non cita fonti di finanziamento alternative né l’eventualità di creare un ministero.
La Cdl dedica attenzione esclusivamente alle infrastrutture. Previsto un piano decennale straordinario per il superamento della questione meridionale. Nessun numero viene citato. Né si parla dei servizi di trasporto e tanto meno dell’Alitalia. L’Unione promette di rendere obbligatoria la valutazione di impatto ambientale e l’analisi costi-benefici per ogni intervento. Preannuncia l’istituzione di un’Autorità dei trasporti, ma con compiti molto limitati. Silenzio assoluto su qualsiasi liberalizzazione nei vari comparti. Con un’eccezione per i taxi.
I programmi di centrodestra e centrosinistra, pur così diversi tra loro, si dilungano nell’esporre che cosa intendono fare in tema di energia e di ambiente, ma sono assai parchi nello spiegare come vogliono realizzare i loro propositi. Di conseguenza è impossibile una valutazione dei costi delle politiche proposte. Forse, almeno in questa materia, pronunciare la parola “tasse” non sarebbe stato inappropriato. Appare comunque chiaro il diverso rilievo che le due coalizioni danno ad ambiente e tutela del territorio.
Se non si usano le statistiche corrette si rischia di dare un’immagine fuorviante dell’economia di un paese a tutta la comunità internazionale, investitori compresi. E’ quanto è successo al Financial Times che ha pubblicato un articolo sull’Italia con dati sbagliati su debito pubblico, stock di investimenti diretti dallÂ’estero e occupazione. In una lettera al direttore del quotidiano britannico, la redazione de lavoce.info analizza gli stessi concetti utilizzando fonti più attendibili. Ne esce un quadro diverso della nostra economia.
I politici hanno un atteggiamento ambivalente verso gli investimenti diretti dall’estero. Li apprezzano, ma vorrebbero fermarli quando significano la perdita di controllo su un’impresa ritenuta strategica. D’altra parte, spesso si attribuisce a questo dato troppa importanza. Soprattutto, se si guarda allo stock di investimenti e non al flusso. O se si prendono le cifre complessive senza considerare la loro composizione. Per esempio, misurati tenendo conto di questi elementi, gli Ide sembrano essere marginali e le posizioni di Francia e Germania si invertono.
Una lettera aperta della redazione al Financial Times: bene che si presti più attenzione alle fonti statistiche, per non offrire un’immagine distorta del nostro paese. Si apre il Consiglio Europeo. Si parlerà di protezionismo? Speriamo di sì perchè la difesa dei “campioni nazionali” sta facendo molte vittime e impedisce di identificare “giochi a somma positiva” a livello europeo. Â
Continuiamo l’analisi dei programmi elettorali. Trasporti e infrastrutture: molte reticenze da entrambi gli schieramenti. Silenzio sul futuro di Alitalia. Il centro-sinistra propone la costruzione di un’autorità sui trasporti. Energia e ambiente: poche riflessioni strategiche sulle fonti energetiche. Il centro-destra non sembra dare alcun peso all’ambiente, il centro-sinistra non dice con quali strumenti verranno raggiunti gli obiettivi (molto ottimistici) del programma. Molte omissioni anche nella cooperazione allo sviluppo: il centro-destra non dedica al tema neanche una riga. Nuovo aggiornamento di “Vero o falso“: sulle infrastrutture troppa e reiterata disinformazione.
Marco Ponti replica a “I benefici della Tav” di Giuseppe Pennisi e Massimo Centra.