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Un taglio alle squadre. E il campionato torna bello

Per risolvere la crisi del calcio non serve una superlega europea. Meglio tornare a una superlega italiana, ovvero a una serie A a sedici squadre. Con meno gare, crescerebbe la qualità del campionato e la perequazione nella distribuzione delle risorse derivanti dai diritti televisivi lo renderebbe più serrato. Minore anche il rischio di combine. Soprattutto, i club potrebbero ridurre le “rose”, uno strumento più efficace dei salary cap per l’abbattimento dei monti-salari. Con i play off, poi, potrebbero esserci vantaggi anche nella cessione dei diritti tv.

Un “tetto” per Totti

La proposta di una superlega europea appare difficilmente realizzabile nel contesto attuale, non è gradita a una parte rilevante dei tifosi e forse è inefficace per risolvere la questione del divario tecnico-economico tra squadre. In ogni caso è praticabile solo nel lungo periodo, mentre i gravissimi problemi del calcio italiano richiedono una soluzione immediata. Meglio quindi sperimentare, subito e per qualche anno, alcune delle misure di riequilibrio tipiche dello sport statunitense. A partire da una forma di salary cap.

Mercati e legalità

L’ultima legislatura ha segnato un momento importante nel diritto dell’economia: riforme come quella delle società e delle procedure concorsuali hanno modificato un ordinamento ormai obsoleto che condizionava le potenzialità di sviluppo delle imprese. Il nuovo Parlamento dovrà occuparsi non tanto di definire nuove regole, ma di far funzionare quelle esistenti, qualificando la funzione dei giudici e rivedendo lÂ’assetto dei controlli sui mercati finanziari. Il ruolo di un nuovo Testo unico delle banche.

Per una giustizia penale rapida e specializzata

Il nuovo Parlamento potrebbe fare un servigio al paese investendo nella giustizia, consentendo alle corti penali di funzionare con i tempi e i modi di una moderna economia di mercato. Se le regole sono ben scritte e presidiate con efficacia, gli operatori si comportamento mediamente in modo corretto. Quando la giustizia penale diviene “abbondante” e “lenta” può invece incoraggiare l’illegalità. Due le strade da percorrere: ridurre i tempi dei procedimenti; introdurre i tribunali specializzati in economia e finanza.

Sommario 29 maggio 2006

L’Italia ha bisogno di legalità. Per riguadagnare credibilità rispetto agli investitori esteri, ma non solo. Le riforme recenti richiedono dei correttivi, ma ancora di più serve dare maggiore efficienza al sistema. Avere accorciato i tempi della prescrizione per alcuni reati può paradossalmente allungare i tempi del processo. I reati delle imprese riguardano ancora un gruppo troppo limitato di casi, e la norma è poco efficace; alcune proposte
alla luce dell’esperienza internazionale. Serve poi una magistratura più specializzata in materia economica; le competenze generiche non bastano più.
In ambito finanziario, il ruolo delle autorità è da rivedere, ma soprattutto il testo unico bancario va ripensato.

Dall’1 al 4 giugno, lavoce.info sarà presente in carne e ossa al festival dell’economia. In un programma già molto fitto, alcune iniziative da noi promosse. Potete partecipare anche mandandoci domande prima dei vari dibattiti che metteremo poi in onda sul sito. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno permesso di essere presenti.

Gloria Buffo e Alessandro Genovesi commentano le proposte lanciate da Marco Leonardi e Massimo Pallini sulla Legge Biagi. La controreplica degli autori.

Gli effetti collaterali della ex-Cirielli

La modifica della prescrizione introdotta dalla legge “ex-Cirielli” accorcia i tempi della prescrizione. Ma non serve a combattere la lunghezza dei processi. Anzi, ottiene probabilmente lÂ’effetto contrario. Perché riduce i vantaggi del ricorso al patteggiamento: l’autore del reato, confidando nella lentezza della giustizia penale, può trovare più attraente l’aspettativa della impunità rispetto alla applicazione di una pena mite, ma certa. Così si ingolfa ancora di più la macchina giudiziaria. E si provoca una perdita di efficacia dell’intero sistema.

Crimini e misfatti delle imprese

Scandali finanziari che coinvolgono banche, imprese e istituzioni. Aziende che inquinano, o provocano veri e propri disastri ambientali. Da tempo si riconosce l’importanza di strumenti giuridici atti a colpire e reprimere gli illeciti delle persone giuridiche. Ma in Italia l’applicazione di queste norme è limitata, anche perché si riferiscono a una realtà criminosa difficilmente afferrabile. Utile guardare a esperienze come quelle della Banca Mondiale e utilizzare in maniera più incisiva gli strumenti di prevenzione e repressione del corporate crime.

L’Italia vista dal mondo

La Banca Mondiale ha elaborato sei indicatori sintetici per valutare il contesto legale, sociale e politico di ciascun paese. Elementi che influenzano le scelte di investimento degli operatori. L’Italia è percepita, in media, come un partner meno affidabile rispetto agli altri Stati europei. Ma tra il 1996 e il 1998, durante il primo Governo Prodi, abbiamo fatto registrare risultati mediamente migliori rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea, progredendo soprattutto sul versante della stabilità politica e dell’efficienza dell’azione dell’esecutivo.

Se il “centro delle strategie” ha troppe teste

Mentre risorge il ministero del Commercio estero, la ripartizione delle competenze tra i ministeri economici presenta alcune contraddizioni. Perché sottrarre il turismo alla funzione “sviluppo economico”? Perché il Cipe si trasferisce direttamente alla presidenza del Consiglio? Pare che la stessa presidenza voglia prendere in mano il pallino del coordinamento delle politiche economiche (e non “solo” delle politiche complessive del Governo). Ma Padoa Schioppa e Bersani saranno d’accordo?

Una separazione pericolosa

E’ durata solo cinque anni lÂ’unificazione dei ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti. Era nata dalla convinzione che le infrastrutture andassero programmate, valutate, finanziate e costruite in funzione delle necessità presenti e dell’evoluzione prevista dei servizi che le utilizzano. Nella scorsa legislatura, non ha dato buona prova perché erano sbagliati gli uomini che avevano il delicatissimo compito di avviare l’esperimento. Ora si è tornati alla separazione e i contrasti subito emersi tra i due ministri non fanno ben sperare.

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