Il 9 luglio è morto Sergio Steve, all’età di novantuno anni. Sino alla fine è stato dotato di lucidità e memoria critica, come dimostra il “colloquio autobiografico” appena pubblicato su Economia Pubblica. Esso contiene la descrizione di un lungo percorso intellettuale dalla fine degli anni trenta del secolo scorso ai giorni nostri, e dà conto della varietà e ricchezza di interessi, al di là del campo delle scienze economiche e sociali, di Sergio Steve e di alcuni altri intellettuali e artisti della sua generazione.
La politica fiscale deve coniugare flessibilità di breve periodo e disciplina di lungo periodo. Dovrebbe perciò essere controllata da un Fiscal Council indipendente che fornisca stime veritiere delle variabili macroeconomiche su cui si fondano le previsioni delle entrate e delle spese e monitori il raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Anche il Dpef raccomanda trasparenza e monitoraggio dei conti pubblici. Perché allora non adottare una legge di responsabilità fiscale, come hanno fatto altri paesi?
Due critiche principali hanno accompagnato il processo sugli scandali del calcio: colpe di pochi dirigenti ricadono su calciatori e tifosi incolpevoli e sommarietà procedurale. Ma il fatto che le società possano essere chiamate a rispondere degli illeciti commessi da propri esponenti è norma generale del nostro ordinamento dal 2001. Per impedire che gli stakeholder si avvantaggino di comportamenti scorretti dei manager a danno dei concorrenti. E forse, dovrebbe essere la giustizia ordinaria a imitare quella sportiva, almeno in tema di celerità .
I nuovi provvedimenti sul commercio intervengono su alcune tematiche specifiche che la riforma del 1998 non aveva toccato. Soprattutto, però, si indicano alcuni principi generali da porre alla base dello svolgimento di qualunque attività di distribuzione commerciale, fondati sulla tutela della concorrenza e del consumatore. Temi sui quali si rivendica una competenza statale. Le Regioni, che hanno competenza esclusiva sul commercio in base al Titolo V della Costituzione, hanno infatti dimostrato di essere molto esposte alle pressioni degli interessi in causa.
Un Dpef di inizio legislatura può essere un documento molto utile perché può avere un orizzonte programmatico relativamente lungo. Ma bisogna riempirlo di contenuti. Non e’ il caso del Dpef approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì 7 luglio. Speriamo che a settembre, quando presenterà gli interventi promessi ma non specificati, il Governo mostri lo stesso coraggio avuto col decreto sulle liberalizzazioni. Servirà per coniugare risanamento e crescita, freno e acceleratore. Altrimenti si rischia di inchiodare l’economia. Come quando si guida una macchina senza marce col piede sinistro.
Un Dpef di legislatura per quanto riguarda le entrate tributarie. Il documento non indica quanta della correzione del disavanzo prevista sia imputabile al prelievo, né entra nel dettaglio dei singoli provvedimenti finalizzati ad aumentare il gettito. Conferma come prioritaria la linea di intervento a favore del recupero della base imponibile impostata con il decreto legge 223. Dà , invece, alcune indicazioni qualitative sulla riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e sul nuovo disegno delle deduzioni dall’Irpef per lavoro e oneri familiari.
Il decreto 223 è parte integrante della strategia del Governo per perseguire equità , sviluppo e risanamento. I provvedimenti di contrasto a evasione, elusione ed erosione fiscale sono numerosi e variegati, con ricadute sulle imposte dirette, indirette e sull’Irap. Potenziato l’utilizzo di strumenti informatici, a fini di accertamento, ma anche di razionalizzazione e semplificazione. Apprezzabile che si tocchino molti punti deboli del sistema con interventi mirati, e non con impegni generici. Qualche aspetto da modificare in sede di conversione del decreto.
I conti degli enti locali denotano una crescente insostenibilità . D’altra parte, sono proprio i comuni a effettuare oggi la gran parte degli investimenti pubblici. In vista della Finanziaria, sarebbe forse il caso di partire da una consapevolezza: anche se gli amministratori locali fossero tutti eccezionalmente virtuosi, i bilanci dei comuni nella loro attuale configurazione non potrebbero comunque funzionare, con un’inflazione maggiore di zero e trasferimenti che vengono ridotti in misura analoga alla crescita del gettito da compartecipazione tributaria.
Un Dpef di inizio legislatura può essere molto utile perché ha un orizzonte programmatico lungo. Quello approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri e’ ambizioso negli obiettivi sui conti pubblici, ma reticente su come potranno essere raggiunti. Non indica neanche quanta della correzione del disavanzo prevista sia imputabile alle entrate, né entra nel dettaglio dei singoli provvedimenti finalizzati ad aumentare il gettito. Conferma come prioritaria la strategia impostata con il decreto legge 223, che prevede molti provvedimenti di contrasto a evasione, elusione ed erosione fiscale, con ricadute sulle imposte dirette, indirette e sull’Irap. Apprezzabile che si tocchino molti punti deboli del sistema con interventi mirati, ma vi sino diversi aspetti da modificare in sede di conversione del decreto. Necessari anche interventi che affrontino i conti degli enti locali sempre piu’ insostenibili, mentre sono proprio i comuni a effettuare la gran parte degli investimenti pubblici. L’auspicio e’ che a settembre, quando presenterà gli interventi promessi ma non specificati, il Governo mostri lo stesso coraggio avuto col decreto sulle liberalizzazioni. Sulla concorrenza nel commercio il decreto Bersani rivendica competenza statale. Giusto perche’ le Regioni hanno dimostrato di essere molto esposte alle pressioni delle lobbies locali.
Aggiornamento: Kant il Dpef e i Fiscal Councils di Paolo Manasse. Ma la giustizia sportiva è giusta di Diego Corrado.
I tassinari che fan la serrat
Urla e proclami contro Bersani
Ira funesta, la voce strozzata
Una gran voglia di usare le mani
Piazza Venezia che sembra un rodeo
I giapponesi scattan le foto
Mille auto bianche che fanno un corteo
Povero Cristo chi non ha una moto.
Questa piazzata non mi sorprende
Se vuoi toccare interessi robusti
Non puoi sperare che tolgan le tende
Che si dimostrino equanimi e giusti
Ma i liberali di panna montata
Chi col megafono, chi sui giornali
Sbucano fitti, la fronte aggrottata,
Pronti a mostrarsi tra i più solidali
Moratti e Croci qui da Milano
Dicon che non vareranno il decreto
Loro al tassista gli danno una mano
Mica lo mandano a Piazza Loreto
Quelli di AN son con la protesta
Boia chi molla, amici tassisti
Sarà il richiamo della foresta
Di quando erano ancora fascisti.
Leggo lo sdegno del buon Brunetta
Dietro lo sdegno non trovo un bel niente
Quella riforma me lÂ’hanno scippata
Così non vale, in fondo ero assente!
E Berlusconi, lo sguardo tirato.
Con un riflesso un poÂ’ pavloviano
Ecco che accusa il fisco affamato
Che cosa centri è un mistero assai strano
E’ un po’ confuso, perché lui sospetta
Ci fosse uno che ancor gli parlasse.
Poi trova il modo per chiederlo a Letta:
il nome tassista deriva da tasse?
Anche Ferruccio, che è uomo di mondo,
spinge a che tutti siano ascoltati
lascia i principi un poÂ’ sullo sfondo
pensa ai suoi tanti lettori avvocati.
Anche il Maggini, poeta minore
Con cui a volte qui si fioretta
Si lascia andare senza pudore
A una tirata che grida vendetta.
Sembra una piece di Commedia dellÂ’arte
Ruoli scambiati, toni allarmati
prevale sempre il richiamo di parte
oh, liberali di panna montata!