Nel terzo trimestre 2006 l’economia italiana è cresciuta dell’1,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. Più della Francia che, dal 1995 a oggi, ha sempre registrato risultati migliori dei nostri. Tuttavia, i dati tendenziali per Germania, Regno Unito e Stati Uniti superano quelli italiani per più di un punto percentuale. La scarsa crescita di più lungo periodo non è un problema europeo, ma sostanzialmente di Italia e Germania. Che hanno ancora molto lavoro da fare per risolverlo. Dopodichè forse scopriremo che l’Europa è capace di crescere quasi come gli Stati Uniti.
Le stime sulla crescita del PIL nel terzo trimestre 2006 confermano che l’economia italiana va meglio. Ma i confronti con gli altri paesi europei e con gli USA mostrano che c’è ancora molto da fare per consolidare la crescita. Per questo è urgente che ripartano le liberalizzazioni. A cominciare dal mercato del gas, ben lontano dall’essere concorrenziale, come testimoniano due episodi di monopolio assoluto dell’Eni. E nei servizi pubblici locali, dove sono fortissime le resistenze degli amministratori di regioni, province e città che trovano nelle imprese partecipate delle galline dalle uova d’oro. Anche le barriere nella distribuzione resistono nonostante l’esperienza delle poche regioni che hanno liberalizzato sia molto incoraggiante. Il servizio postale è dominato dall’azienda pubblica, che può permettersi di abolire il francobollo ordinario trasformando tutta la corrispondenza in posta prioritaria.
Le elezioni di mid-term negli Stati Uniti hanno rivoluzionato il quadro politico? A ben guardare non più di un tanto, ma l’agenda di politica economica è cambiata.
Riccardo Del Punta commenta l’intervento di Tito Boeri e Pietro Garibaldi sul precariato.
Aggiornamento: Milton Friedman, un libero pensatore di Samuel Brittan
Non mancano i rischi nel commercio equo solidale di Leonardo Becchetti
Se gli studi di settore devono essere uno strumento per combattere l’evasione fiscale, non solo devono funzionare meglio, ma devono anche fornire le informazioni “giuste”. Il generico inserimento nei modelli statistici dei nuovi indicatori di coerenza non è sufficiente ad ampliare la base imponibile. Bisogna risolvere il paradosso dei costi, che non entrano nella definizione dei ricavi, ma intervengono nella determinazione della base imponibile. Altrimenti, avere più contribuenti congrui equivale a crescita dell’evasione. Come è accaduto dal 2000 al 2003.
LÂ’emendamento alla Finanziaria appena votato da Montecitorio cambia radicalmente la tassa sui Suv. Non vuole più riformare in senso ambientale la tassazione nei trasporti, ma solo “fare cassa”. I lavori di manutenzione delle autostrade non finiscono mai e i costi per le linee della Tav quadruplicano: per tenere sotto controllo i costi delle infrastrutture di trasporto è ora di creare un’autorità di regolazione. I risultati degli studi di settore devono diventare trasparenti, efficaci strumenti anti-evasione. I primi dati disponibili fanno capire le strategie dei contribuenti per renderli poco offensivi. Apriamo il dibattito sul disegno di legge Gentiloni con due interventi che criticano la proposta del Governo, giudicata troppo attenta a quanto accade nel segmento tradizionale della televisione analogica e inefficace riguardo agli sviluppi del digitale e di internet.
La Regione Lombardia ha avviato l’iter per ottenere più competenze. E’ previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Ci possono essere vantaggi sul piano dell’efficienza, ma molti problemi su quello distributivo.
La giunta lombarda ha avviato l’iter per l’ottenimento di maggiori competenze rispetto a quanto riconosciuto alle Regioni a statuto ordinario. Una possibilità prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Che pone però molte questioni. Da quali motivazioni siano ammissibili per il riconoscimento del federalismo differenziato al suo finanziamento. Dalle modalità di monitoraggio dell’efficienza delle Regioni rafforzate nelle materie per cui sono fissati livelli essenziali al problema del debito pubblico e ai processi di decisione politica.
La riforma della tassazione in senso ambientale del settore dei trasporti conosce un nuovo capitolo. A essere radicalmente cambiata è la tassa sui Suv, ora trasformata in un aggravio aggiuntivo del bollo auto commisurato alla potenza degli autoveicoli. Una nuova versione che va giudicata molto negativamente sia nel merito che nella forma. Perché rende manifesto il fatto che non si avevano le idee chiare. E perché le modifiche sono state guidate unicamente dall’esigenza di reperire risorse finanziarie aggiuntive, andando a prelevarle laddove la domanda è più inelastica.
Il tetto del 45 per cento del totale dei ricavi pubblicitari imposto a Mediaset dal Ddl Gentiloni è in contrasto con il paradigma, universalmente accettato dalla dottrina, del mercato a due versanti e della convergenza delle piattaforme. Un’anomalia conseguenza di un’errata considerazione della natura del mercato televisivo e senza corrispondenze nella realtà europea. In più, dà luogo a una lettura politica che nuoce al governo. A decretare la fine del duopolio saranno le forze della tecnologia e del mercato, che paradossalmente il disegno di legge frena.
Cosa ha detto la stampa
23 ottobre 2006 La Repubblica, Affari&Finanza
Vi Segnaliamo – lavoce.info, lo sguardo critico sullÂ’economia
Nel panorama variegato delle pubblicazioni online, un sito naviga sicuro: grafica semplice, no foto, no pubblicità , no effetti speciali. Solo contenuti, tutti da leggere e da approfondire. Stessa formula sin dalla nascita, quattro anni fa, quando un gruppo di docenti universitari e di esperti economici, finanziari e giuridici, tutti con una formazione internazionale, unì le forze all’indirizzo www.lavoce.info. Da allora per il sito è stata una costante crescita di contatti, i collaboratori sono interpellati da radio e tv, gli articoli vengono ripresi da importanti testate non solo italiane tanto che si sta preparando una versione inglese. Ora è stato doppiato il traguardo dei 4Omila iscritti alla newsletter. E nelle ultime settimane si sta verificando una sintomatica crescita dei contatti: da quando è stata presentata la Finanziaria. Il sito vive grazie ai contributi che i redattori devolvono, versando parte dei compensi che ricevono quando sono invitai a trasmissioni televisive. Ma ci sono soprattutto i contributi dei lettori, la cui lista è consultabile sullo stesso sito: non si accettano sostegni oltre i 5mila euro per garantire l’indipendenza de lavoce.info.
Redattori e collaboratori sono volontari, formula anglosassone che fa leva sull’ingrediente fondamentale: la fiducia dei lettori. «Siamo un watchdog del mondo economico, abbiamo le competenze per capire cosa sta dietro ai numeri e alle misure politiche», dice Tito Boeri, fra i membri stabili del sito, economista della Bocconi e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. «La redazione è fatta da economisti che hanno incarichi di responsabilità e che hanno le carte per valutare la politica economica italiana. C’è poi un denominatore comune, la passione civile, che mette le competenze al servizio delle analisi e dell’operato dei governi: è la chiave del nostro successo, i lettori vengono da noi per trovare un’informazione obbiettiva e qualificata».
21 ottobre 2006 Corriere della sera
L’EX MINISTRO AL «CORRIERE», Tremonti: la manovra? Esagerata. Basterebbero misure per 15 miliardi
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Lei definì gli economisti di lavoce.info una setta di Scientology. Conferma quel giudizio ora che criticano anche il nuovo governo? (Nicola, Milano)
«Loro sono professori di economia, io di diritto. Alla base di quel giudizio c’era che, secondo me, sono poco attenti a certi fatti sostanziali e materiali che sono la fattibilità politica delle cose. Con noi sono stati particolarmente critici, adesso mi sembrano giustamente critici».
Sky fattura quasi il 25 per cento delle risorse televisive nazionali. Nell’offerta a pagamento, dove è monopolista, cresce con tassi tre-quattro volte superiori a quelli della pubblicità , per non parlare del canone. E l’Italia è stata negli ultimi anni uno dei mercati più dinamici e innovativi in Europa. Ma il disegno di legge Gentiloni non se ne occupa. Duopolio e distorsioni del mercato pubblicitario televisivo rimangono la causa di tutti i problemi di pluralismo. Da risolvere con un limite ex ante che non esiste in nessuna normativa europea.
I lavori di manutenzione infiniti sulla Cisa e le linee ferroviarie dell’alta velocità : due casi problematici, ed emblematici, che ripropongono la questione del controllo dei costi delle infrastrutture di trasporto. E sembrano suggerire che l’impegno contenuto nel programma di governo di costituire un’autorità indipendente per la regolazione delle infrastrutture e dei trasporti in generale, per i comparti non esposti alla concorrenza, non sia davvero più procrastinabile. Anche al fine di “liberare” risorse pubbliche per gli interventi urgenti nel settore.