Il dissesto Parmalat ha cause finanziarie profonde che mettono in evidenza alcuni vizi strutturali del capitalismo privato italiano e di molte banche. E’ perciò utile ripercorrere la vicenda, per ricordare le cifre fondamentali del clamoroso crack. A partire da una crescita basata solo sui debiti. E’ troppo semplice attribuire tutto alle frodi: queste sono state lo strumento per coprire una situazione sempre più squilibrata e ovviamente hanno dovuto diventare sempre più grandi e sempre più sofisticate.
La lezione è servita? A tre anni dal default Parmalat, mentre sono ancora in corso le indagini e i processi per accertare le responsabilità , ricostruiamo la vicenda e ci interroghiamo sulla capacità di reazione del nostro sistema. La legge sul risparmio contiene luci ed ombre, ma occorre agire soprattutto sui controlli preventivi per evitare che quanto è successo si ripeta. C’è ancora molto da fare, poi, sul piano della tutela penale della trasparenza e veridicità dell’informazione societaria. Così come bisogna trovare strumenti di più facile e rapido accesso alla giustizia dei risparmiatori (la class action). E le regole sulla crisi di imprese devono essere razionalizzate e sottratte al controllo della pubblica amministrazione. Ma le norme non bastano. Ci vogliono incentivi microeconomici, che spingano i protagonisti del mercato finanziario a produrre efficienti sistemi di governance e a controllare i conflitti di interesse.
Il testo completo della proposta di un gruppo di giuristi, coordinati da Pietro Ichino e Bernardo Mattarella, sull’Authority per la valutazione del pubblico impiego.
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Cosa resta del Dpef nella finanziaria a cura della redazione de lavoce.info
L’Unione Europea è in crisi profonda. Perché l’equilibrio originale è stato profondamente alterato dai successivi allargamenti, paralizzando le decisioni sulle grandi questioni. E perché è sceso il sostegno pubblico alle istituzioni comunitarie, a causa di politiche nazionali inadeguate ad affrontare le sfide dell’integrazione e della globalizzazione. Occorre una nuova iniziativa in tre settori critici: un disegno credibile di politiche economiche coordinate; un accordo sulla riforma del bilancio; una discussione aperta sulle questioni istituzionali. Una sintesi e, in allegato, il documento integrale.
Anche se la Commissione europea ha deciso di non avviare la procedura di infrazione nei confronti delle banche popolari, una riforma resta comunque necessaria. Per evitare i rischi di autoreferenzialità del management e gli ostacoli al rafforzamento patrimoniale derivanti dal modello cooperativo. Conservare il voto capitario e rendere più trasparenti e controllabili gli assetti di governo è possibile consentendo una effettiva partecipazione dei soci, attraverso strumenti che garantiscano realistiche possibilità di organizzare il voto.
Una lettura integrata dei dati dei conti nazionali, per settore economico e per settore istituzionale, consente di confrontare le retribuzioni di fatto del settore pubblico con quelle di industria e servizi privati. Dal 1992 questi ultimi hanno avuto incrementi complessivi nominali pari, rispettivamente, al 52,4 e al 50,2 per cento. Nel settore pubblico, la crescita è inferiore fino al 2001, ma nel 2005 è del 60,3 per cento. Se si guarda ai differenziali retributivi, al netto dell’occupazione operaia lo svantaggio del settore pubblico resta ancora consistente.
Al tavolo delle trattative per il pre-accordo tra Governo e sindacati sui rinnovi dei contratti collettivi degli statali, che si riapre questa mattina, si discuterà anche del progetto di istituzione di una Authority per la valutazione dell’efficienza e produttività delle strutture pubbliche e dei loro dipendenti, elaborato da un gruppo di giuristi coordinato da Pietro Ichino e Bernardo G. Mattarella, che è stato presentato ieri al Governo e ai Segretari generali delle confederazioni sindacali maggiori. Ne pubblichiamo una sintesi e il testo integrale.
Sul tavolo delle trattative per il contratto del pubblico impiego c’è da oggi un progetto per lÂ’istituzione di un’autorità di valutazione dellÂ’efficienza delle strutture e dei dipendenti pubblici. Pubblichiamo il documento integrale. Documentiamo che le retribuzioni degli statali sono aumentate negli ultimi cnque anni più di quelle dei settori privati. Niente procedura dÂ’infrazione di Bruxelles nei confronti delle banche popolari. Una riforma, però, è necessaria per evitare lÂ’autoreferenzialità dei manager e dare trasparenza alla governance. Come uscire dalla profonda crisi dellÂ’Unione Europea? Una proposta per ripartire dal coordinamento di alcune politiche economiche, da cambiamenti nella struttura delle spese su cui conti di più il Parlamento Europeo. In Francia, i due candidati allÂ’Eliseo vorrebbero sottomettere alla politica la Banca Centrale Europea, che invece ha agito in questi anni molto meglio dell’Eurogruppo. Il rialzo dei tassi dÂ’interesse è coerente con il sentiero rialzista intrapreso dopo lo shock petrolifero del 2001-5, ma dovrebbe imparare dalle Fed a comunicare ai mercati le sue strategie.
Un omaggio ai lettori che ci manderanno un contributo entro il 31 dicembre. Ci serviraÂ’ per crescere anche in Europa.
I due candidati all’Eliseo parlano della necessità di ridiscutere lo statuto della Bce e di sottometterla alle decisioni politiche. Eppure, la banca centrale ha giocato un ruolo stabilizzatore. Mentre l’Eurogruppo non è riuscito a coordinare le politiche di bilancio degli Stati membri. Ma se si dà l’impressione di non aderire ai principi fondatori dell’Unione economica e monetaria, si creano le condizioni perché ogni proposta del governo francese venga guardata con diffidenza. Proprio quando la zona euro rischia di dover affrontare periodi difficili.
Il recente rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea è stato molto criticato, soprattutto dai politici. Ma l’aspetto cruciale è capire come la banca centrale gestisce le aspettative di inflazione. Se la Bce avesse affrontato lo shock petrolifero annunciando già nel dicembre 2005 che da lì in poi si sarebbero rialzati i tassi per un certo periodo di tempo, i vantaggi sotto questo profilo sarebbero stati significativi. E non avrebbe finito per danneggiare di fatto le prospettive di crescita. Il confronto con la Fed.
Il protocollo di Kyoto copre solo un periodo limitato di tempo e comunque prevede una riduzione delle emissioni che rimane largamente insufficiente. Ha costi immediati e benefici molto futuri. E il “post–2012” non è ancora stato definito con chiarezza. Molti ritengono che il cambiamento climatico sia ormai inevitabile. Tanto vale allora prepararci e adattarci alle sue conseguenze. E’ dunque opportuno integrare nel modo più efficace ed efficiente mitigazione e adattamento che offrono due soluzioni diverse, ma complementari allo stesso problema.