Le odierne difficoltà del centrosinistra sui temi del lavoro sono anche figlie di un’analisi falsata delle politiche della passata legislatura, delle quali è stato largamente drammatizzato lÂ’effetto. L’idea del diritto del lavoro legato alla sua vocazione protettiva sembra ormai datata. Però potrebbe trovare nuova linfa se si avesse il coraggio politico di coniugare le preoccupazioni sociali con l’obiettivo del recupero dell’efficienza e della competitività del sistema, e della produttività del lavoro, i cui andamenti sono da tempo deludenti.
Dal 2000 al 2005 il fatturato derivante dalle vendite di prodotti equo-solidali è cresciuto del 20 per cento all’anno. Alcuni prodotti, poi, hanno raggiunto quote di mercato significative nei rispettivi segmenti. Ma l’aumento di fatturato e la sempre maggiore concorrenza tra “pionieri” e grande distribuzione comporta anche rischi. Primo fra tutti che di fronte a un eccesso di domanda, gli importatori cedano alla tentazione di battezzare come equo-solidali prodotti che provengono da filiere tradizionali. Con danni rilevanti per la reputazione dell’interno settore.
Una fede appassionata nella libertà individuale unita alla convinzione che il libero mercato sia il modo migliore per coordinare le attività di individui isolati verso il loro reciproco arricchimento: questa è la visione del mondo di Milton Friedman. Notevole la sua capacità di derivare conseguenze interessanti e inaspettate da idee semplici. Unita alla caparbietà nel dire le verità spiacevoli che altri preferivano tacere. Proprio il successo del suo pensiero e le nuove sfide che comporta ci fanno capire quanto manchi oggi una figura come la sua.
Le barriere all’entrata avvantaggiano le imprese già operanti nel mercato, generando prezzi più alti per i consumatori, minor crescita della produttività e dell’occupazione, minor tasso di adozione di nuove tecnologie, strutture distributive più antiquate. Per la distribuzione commerciale lo mostra lÂ’evidenza empirica post-decreto Bersani del 1998. Invece di demandare alle amministrazioni locali la possibilità di liberalizzare, si dovrebbero prevedere requisiti minimi per l’apertura dei mercati vincolanti per i governi regionali.
Le norme comunitarie hanno liberalizzato un notevole segmento del mercato postale, ma sinora in Italia la concorrenza di fatto è invisibile. Ne è una riprova l’abolizione del francobollo di posta ordinaria e la trasformazione di tutte le corrispondenze in “prioritarie”. Se il sonno del regolatore genera mostri tariffari, quello del liberalizzatore impedisce miglioramenti di benessere collettivo facilmente realizzabili. Si deve allora puntare a una completa apertura del mercato ancor prima del 2009 previsto dell’Unione Europea.
Quello dei servizi pubblici locali è stato, per due legislature, uno dei casi più clamorosi di riforma abortita. Al di là delle incertezze dei governi nazionali, le maggiori resistenze sono venute proprio dagli amministratori locali. A luglio, il nuovo esecutivo ha presentato un disegno di legge delega per riprendere il cammino delle liberalizzazioni. Positivo, ma non privo di ombre che potrebbero farlo naufragare. Manca infatti un coerente disegno di incentivi, con spese e tagli condizionati a comportamenti virtuosi. Una speranza dal “documento Rutelli“.
Dopo le elezioni di mid-term, è cambiato molto, perché s’è arrestata l’onda reazionaria. Nello stesso tempo, è cambiato poco, perché l’ideologia conservatrice è viva e vegeta, come mostra la campagna elettorale dei democratici. Sull’Iraq dobbiamo aspettarci una politica di grandi annunci e pochi fatti. Non mancheranno però indagini sulle violazioni più palesi dei diritti umani. In economia, possibili modesti incrementi delle imposte. Certo invece un simbolico aumento del salario minimo federale. Ma la partita vera si gioca nel 2008, questa è stata solo l’ouverture.
Due episodi rivelano come il mercato del gas sia ben lungi dall’essere liberalizzato. E se il ministero fa bene a prendere provvedimenti tampone per garantire le forniture, non possiamo però attendere oltre per incidere sulla posizione dominante delle imprese dei settori energetici. Bisogna arrivare alla separazione delle infrastrutture dal servizio. E’ tardi per inserire qualche provvedimento “strutturale” nella Finanziaria. Ma il paese va avanti, ed è dovere del suo ceto politico favorirne lo sviluppo.
Nel terzo trimestre 2006 l’economia italiana è cresciuta dell’1,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005. Più della Francia che, dal 1995 a oggi, ha sempre registrato risultati migliori dei nostri. Tuttavia, i dati tendenziali per Germania, Regno Unito e Stati Uniti superano quelli italiani per più di un punto percentuale. La scarsa crescita di più lungo periodo non è un problema europeo, ma sostanzialmente di Italia e Germania. Che hanno ancora molto lavoro da fare per risolverlo. Dopodichè forse scopriremo che l’Europa è capace di crescere quasi come gli Stati Uniti.
Le stime sulla crescita del PIL nel terzo trimestre 2006 confermano che l’economia italiana va meglio. Ma i confronti con gli altri paesi europei e con gli USA mostrano che c’è ancora molto da fare per consolidare la crescita. Per questo è urgente che ripartano le liberalizzazioni. A cominciare dal mercato del gas, ben lontano dall’essere concorrenziale, come testimoniano due episodi di monopolio assoluto dell’Eni. E nei servizi pubblici locali, dove sono fortissime le resistenze degli amministratori di regioni, province e città che trovano nelle imprese partecipate delle galline dalle uova d’oro. Anche le barriere nella distribuzione resistono nonostante l’esperienza delle poche regioni che hanno liberalizzato sia molto incoraggiante. Il servizio postale è dominato dall’azienda pubblica, che può permettersi di abolire il francobollo ordinario trasformando tutta la corrispondenza in posta prioritaria.
Le elezioni di mid-term negli Stati Uniti hanno rivoluzionato il quadro politico? A ben guardare non più di un tanto, ma l’agenda di politica economica è cambiata.
Riccardo Del Punta commenta l’intervento di Tito Boeri e Pietro Garibaldi sul precariato.
Aggiornamento: Milton Friedman, un libero pensatore di Samuel Brittan
Non mancano i rischi nel commercio equo solidale di Leonardo Becchetti