Al Consiglio europeo di inizio marzo è stata definita una politica climatica ed energetica integrata. E’ passato il principio del “20-20-20”: l’Unione Europea si impegna a ridurre in modo indipendente del 20 per cento le proprie emissioni di gas-serra entro il 2020, a realizzare almeno il 20 per cento di consumo di energia con fonti rinnovabili e ad aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica. Un fatto storico, che conferma il ruolo dell’Europa quale precursore nella lotta ai cambiamenti climatici.
Le solenni decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles mirano a mitigare i cambiamenti climatici e allo stesso tempo a risolvere il problema della sicurezza dellÂ’approvvigionamento. Una sfida che nessun paese europeo può ora eludere. La grande novità dell’accordo sono infatti i target vincolanti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli interrogativi su nucleare e biocombustibili. Sulla questione dell’efficienza energetica si è rimasti a livello di buone intenzioni, anche se il tema resta cruciale.
Il “tesoretto” c’è, anzi è un tesoro. Il miglioramento nei conti pubblici del 2007 rispetto alle stime del maggio scorso è stato di circa 40 miliardi. Bene utilizzare le risorse aggiuntive per abbattere il debito. E rimuovere lÂ’ultima operazione di finanza creativa rimasta: il dirottamento del Tfr allÂ’Inps. Ci si vuole invece spartire il bottino con interventi discutibili come lÂ’abbattimento dellÂ’Ici sulla prima casa. Chi l’ha detto che è una misura a sostegno della famiglia? Sugli oltre 8.000 comuni italiani, meno di 700 hanno sinora deciso di aumentare lÂ’addizionale Irpef: i problemi maggiori sono altri: dalla concorrenza “verticale” tra diversi livelli di governo fino alle difficoltà di gestione del nuovo sistema della tassazione locale sul reddito. Continua a crescere l’occupazione, ma è soprattutto a tempo determinato. Uno studio arriva a quantificare i lavoratori temporanei in più di tre milioni.
A 50 anni dal Trattato di Roma, il Consiglio europeo ha definito una politica climatica ed energetica integrata. Un fatto storico, che conferma il ruolo dell’Europa quale precursore nella lotta ai cambiamenti climatici. Anche se sulla questione cruciale dell’efficienza energetica si è rimasti a livello di buone intenzioni.
Secondo gli ultimi dati del ministero del Tesoro, il miglioramento nei conti pubblici del 2007 rispetto alle stime del giugno scorso è di circa 40 miliardi. Meno della metà è attribuibile alla Finanziaria appena varata. E un ruolo l’ha svolto la ripresa economica. E’ bene comunque evitare correzioni di rotta e utilizzare le risorse aggiuntive solo per abbattere il debito. Semmai, vale la pena rimuovere l’ultima operazione di finanza creativa: il dirottamento del Tfr all’Inps, che scoraggia il decollo della previdenza complementare.
Attorno alle addizionali locali sull’Irpef si è accesa una polemica forse eccessiva. Anche perché è una misura adottata da una quota relativamente piccola di comuni. E bisogna evitare di moltiplicare i costi di adempimenti per i contribuenti che deriverebbero da spazi troppo ampi lasciati ai governi locali sui tributi erariali. Gli interventi vanno valutat nella prospettiva più generale dei vantaggi che una riforma in senso federale potrebbe portare. Difficile comprendere perché il sostegno alla famiglia debba passare dall’Ici.
La proposta del presidente del Consiglio di abbattere l’Ici sulla prima casa, con vantaggi crescenti in base al numero dei figli, appare negativa sotto il profilo della finanza comunale e dei rapporti tra governo ed enti locali. E’ invece apprezzabile come misura per la famiglia. Tuttavia, non sembra opportuno varare ora un provvedimento parziale, quando il governo ha promesso di definire entro breve tempo e in modo coerente una strategia globale su questo tema e sul federalismo fiscale.
Invece di risanare il bilancio, Taranto ha emesso un bond per procurarsi altre risorse. Invece di rivolgersi per tempo al governo, il Lazio ha preferito ricorrere alla finanza creativa, cartolarizzando i crediti vantati dai fornitori delle Asl. Ma perché il mercato ha accettato di finanziare a costi contenuti soggetti con assai precaria situazione di bilancio e di problematica solvibilità ? Perché esiste la delegazione di pagamento. Un elemento distorsivo che, appiattendo artificialmente la curva del credito, mitiga indebitamente la disciplina del mercato.
Il deficit è una costante del Sistema sanitario nazionale. Anche per la politica di sotto-finanziamento perseguita da tutti i governi. Ma dal 2001 il debito è responsabilità delle Regioni. Che si comportano in modo assai diverso. Nel 2005, undici hanno agito sul controllo della spesa, ma dieci sembrano incapaci di contrastarne la dinamica. Dieci non hanno usato la leva fiscale e i ticket, scelti invece da sei Regioni. Mentre cinque attingono a risorse autonome del proprio bilancio. Ancora una volta, però, il rigore non è premiato.
Il “patto per la salute” per il periodo 2007-2009 si propone di eliminare i disavanzi e di correggere le disfunzioni e le inefficienze di gestione. In ciascun anno la spesa dovrebbe essere contenuta al 6,7 per cento del Pil. Ma non è un obiettivo semplice da raggiungere. Manca ancora un federalismo pienamente responsabile che attribuisca alle Regioni i poteri di stabilire i livelli delle prestazioni. E nello stesso tempo imponga loro l’onere di finanziarli in modo autonomo. La copertura ex-post dei disavanzi con fondi statali genera solo sperequazioni.
In alcuni casi, vincoli costituzionali impongono allo Stato di intervenire per salvare un governo locale in crisi finanziaria. Il rischio è che si generi un’irresponsabilità diffusa. E’ perciò necessario che gli interventi siano accompagnati da forti sanzioni per gli enti locali coinvolti, che incidano sia sugli amministratori sia sui cittadini stessi, “colpevoli” di aver eletto governanti incompetenti. E per i politici locali, la sanzione ultima non può che essere la soppressione della propria sovranità , almeno per un periodo di tempo determinato.