SABATO 2 MAGGIO 2026

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Un patto per modernizzare il lavoro

Nel dibattito sulla competitività delle imprese italiane il ruolo dell’innovazione organizzativa è spesso trascurato o considerato solo marginalmente. Una indagine di Assolombarda mostra che l’innovazione organizzativa è più presente nelle imprese che competono sui mercati internazionali, che operano in rete e che investono molto in tecnologie e capitale umano. Le proposte per colmare il vuoto istituzionale in questo campo, a partire dalla stipula di un vero e proprio “patto per la riorganizzazione nei luoghi di lavoro”.

Sommario 24 Aprile 2007

Quasi 9 aventi diritto su 10 hanno votato per le presidenziali francesi. Il doppio turno favorisce la partecipazione. E il sistema rimane bipolare. Sullo sfondo della campagna elettorale, il tema di come estendere ai lavoratori meno qualificati i benefici della globalizzazione.
In Italia, con lÂ’arrivo della crescita, non si parla più di come favorire lÂ’innovazione. Male. Può essere promossa, come in Friuli Venezia Giulia, con strumenti che lÂ’imprenditore stesso sceglie. Il credito dÂ’imposta per le spese di R&S delle aziende, introdotto dallÂ’ultima Finanziaria, dovrebbe diventare da temporaneo a permanente per generare benefici davvero significativi. Anche le innovazioni organizzative beneficiano degli investimenti in R&S e capitale umano: lo dimostra unÂ’indagine a Milano. L’università è chiamata a fare la sua parte, ma lÂ’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, prima ancora di nascere, è già uno strumento di potere, con struttura e compiti ben diversi da quelli che si volevano.
Sembrano quasi tutti d’accordo sullo scorporo da Telecom della gestione dell’ultimo miglio della rete. Ma occorre fare regole coerenti con il diritto comunitario e dare alla nuova società una governance che ne garantisca l’indipendenza.

Primo concorso fotografico opensource de lavoce.info. L’esposizione al Festival dellÂ’Economia di Trento. Il programma allo stand de lavoce.info.

La Francia dopo il 22 aprile *

Dai risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi si possono già trarre alcuni insegnamenti. I francesi tornano a occuparsi di politica e confermano la fiducia al sistema presidenziale. In un momento crisi si affidano ai grandi partiti, rinunciando al voto di protesta. Si rinnova anche la contrapposizione destra-sinistra, sempre più orientata verso il bipartitismo. Quanto agli elettori di centro, chiedono pluralismo e lanciano un appello di modernizzazione e di apertura alle due formazioni principali.

Fino all’ultimo miglio

La discussione sul futuro della rete fissa di Telecom sembra incanalarsi sulla strada giusta, ma occorre evitare che le nuove regole siano in contrasto con il diritto comunitario. Deve essere opportunamente giustificata e motivata la decisione di attribuire all’Agcom ulteriori poteri. Che devono essere delimitati da chiari principi di necessità e proporzionalità rispetto alla finalità di garantire l’accesso in condizioni di uguaglianza alla rete fissa non duplicabile. Un buon quadro regolatorio fornisce anche la risposta alle preoccupazioni sugli investimenti.

Qualità a Nord-Est

Una legge della Regione Friuli Venezia Giulia rivela un approccio quasi rivoluzionario. Forse per la prima volta, lo Stato non dice all’azienda come deve innovare, ma predispone un menu di strumenti tra cui l’impresa può scegliere per innovare. E per accertarsi che le risorse pubbliche non siano usate per fini diversi da quelli per cui sono concesse, è previsto un monitoraggio prima, durante e dopo il progetto. Non con per burocratizzare, ma al fine di correggere in corso d’opera il progetto iniziale in vista dell’obiettivo di aumentare la qualità e la competitività.

Francia-Italia, stessa partita anche in economia

Per i poteri che la costituzione gli attribuisce, il futuro presidente della Francia avrà una profonda influenza anche sull’Europa. Importante dunque capire la visione del mondo dei due principali candidati all’Eliseo. Si può farlo attraverso due libri scritti da economisti che di Sarkozy e Royal sono consulenti. Vi si ritrovano parole chiave come pensioni, nanismo industriale, capitalismo familiare, tassa di successione: quasi le stesse della campagna elettorale italiana dello scorso anno.

I due volti di Ségolène*

Nel programma economico di Royal convivono tendenze opposte. Vi si possono ritrovare i sostenitori del mondo del lavoro di ieri, con i sussidi statali e i lavori utili, e i fautori di una visione moderna dell’economia. Per i giovani ci sono proposte che hanno una logica economica coerente, destinate a favorire il primo impiego, accanto ad altre del tutto incomprensibili. Lo stesso discorso vale per gli interventi sul sistema della formazione. Buone idee su reddito di solidarietà attiva e sistema previdenziale dei lavoratori autonomi.

Una campagna senza Europa*

Nella campagna elettorale francese si parla molto poco di Unione Europea. Difficile credere che i francesi si disinteressino della questione e che i candidati non abbiano niente da dire. Probabilmente evitano un argomento scottante. Ma perché la Francia, un tempo al vertice della costruzione europea, ha perduto gran parte della sua influenza? Per due malintesi, dagli effetti disastrosi: l’idea di Europa-potenza e il rifiuto dell’economia di mercato.

Sommario 17 aprile 2007

Sulle morti bianche una marea di ipocrisie. E’ un problema antico e non servono nuove leggi, ma l’applicazione di quelle esistenti. Basta la mobilità nella pubblica amministrazione per dotarsi di un corpo di ispettori del lavoro in grado di effettuare molti più controlli a costo zero per lo stato. Ma il sindacato si oppone.
Domenica prossima primo turno elettorale per le presidenziali in Francia. I programmi economici di Nicholas Sarkozy e Ségolène Royal a confronto. Molti temi in comune con le nostre campagne elettorali: il declino economico, i pessimi rapporti tra le parti sociali, gli ammortizzatori sociali costosi e inefficaci, la crisi del sistema pensionistico, il sistema universitario malato, lÂ’accesso dei giovani al mondo dei lavoro. Si parla poco dell’Europa, forse perché la Francia conta meno che in passato a livello comunitario.
In Austria si diventerà presto elettori a 16 anni. Anche in Italia non mancano i buoni motivi per abbassare l’età di voto, ma dobbiamo sapere che è un provvedimento di valore simbolico e di impatto limitato.

Primo concorso fotografico opensource de lavoce.info. L’esposizione al Festival dellÂ’Economia di Trento. Il programma allo stand de lavoce.info.

Aggiornamenti: Fino all’ultimo miglio di Stefano Micossi
Qualità a nord est di Francesco Daveri

Perché voterò Sarkozy*

Pessimi rapporti tra le parti sociali, ammortizzatori sociali costosi e inefficaci, un sistema universitario profondamente malato: sono i problemi principali della Francia di oggi. Giusto quindi andare a vedere cosa hanno da dire su questi temi i due candidati all’Eliseo. E scoprire chi fra i due abbia un’idea più chiara sulle strategie e sulle soluzioni da perseguire. Per migliorare il futuro dei giovani, diminuire la disoccupazione e impegnarsi in una vera riforma dell’università.

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