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Sommario 13 luglio 2007

Scade in questi giorni il termine per la raccolta delle 500 mila firme necessarie per il referendum sul sistema elettorale che dovranno essere depositate il 24 luglio. Alcuni buoni motivi per firmare. L’attuale legge, così com’è, non può che generare instabilità.
Il Presidente del Consiglio si è impegnato a presentare una sua proposta sulle pensioni. Ma a 7 mesi dall’avvio del confronto, la proposta non arriva. Dovrà affrontare non solo lo “scalone”, ma soprattutto i coefficienti di trasformazione. Ecco le regole per aggiornarli. Basta farlo. LÂ’aumento delle pensioni basse, deciso nei giorni scorsi, prende in considerazione il reddito individuale e non quello familiare. Risultato: anche i ricchi ne beneficiano: 250 milioni vanno al 50 per cento più ricco della popolazione.

Da oggi le risposte degli autori ai commenti sono anche in streaming audio (ascolta 1, 2) .

Aumento delle pensioni: perché darlo anche ai ricchi?

L’accordo sull’incremento delle pensioni basse non va soltanto a favore dei più poveri. Avendo scelto, come criterio per la determinazione del beneficio, il reddito individuale e non quello familiare, una parte del trasferimento totale finisce in famiglie dai redditi complessivi anche molto elevati. Circa il 25% dell’incremento complessivo delle pensioni andrà a favore di famiglie appartenenti alle fasce di reddito più alte.

Sistemi elettorali alla scelta finale

In un quadro pienamente federalista è preferibile il sistema proporzionale con premio di maggiorana, soglia di sbarramento e voto di preferenza. Ma anche il maggioritario a doppio turno sarebbe comunque migliore della legge elettorale in vigore. In ogni caso, infatti, scomparirebbe la spinta alla frammentazione da cui nasce il ricatto continuo dei piccoli partiti. Che oggi lo esercitano proprio per impedire l’adozione di nuove norme che li priverebbero del potere di veto. Una situazione che si può risolvere solo attraverso il referendum.

Una firma necessaria

La raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale si avvia alla conclusione con il serio rischio che non si arrivi al numero prescritto. Eppure, solo il pungolo della consultazione referendaria può convincere i partiti a rimetter mano a una legge dai più giudicata pessima, ma che non si riesce a modificare per il veto delle piccole formazioni. E se una riforma non fosse comunque possibile, dal successo dei quesiti referendari si otterrebbe almeno l’innalzamento della soglia di sbarramento e la cancellazione delle candidature in più collegi.

E’ una questione di metodo. Contributivo

Il presidente del Consiglio presenta la “sua” proposta sulla riforma delle pensioni. Sarebbe un vero peccato se vertesse soltanto sullo scalone, che pure si può ammorbidire. A patto di saper progettare il futuro e di riaffermare il metodo contributivo, il punto forte della riforma del 1995. E l’unico in grado di garantire al tempo stesso sostenibilità finanziaria ed equità tra le generazioni. Essenziale perciò approvare subito i nuovi coefficienti di trasformazione. Altrimenti si torna a un sistema pensionistico governato dalla discrezionalità politica.

E in magistratura largo agli anziani

Una sentenza della Corte costituzionale cancella la legge che fissava in sessantasei anni il limite di età dei magistrati per partecipare a concorsi per dirigere uffici giudiziari di merito. Norma dettata da ragioni molto specifiche e poco attente agli interessi della giustizia, ma che aveva avuto il merito di riaprire il dibattito sui requisiti e sul ruolo del magistrato dirigente e sul criterio dell’anzianità. Se la politica non saprà uscire da logiche di piccolo cabotaggio ed esprimere rapidamente un progetto coerente e forte, il sistema finirà per collassare.

L’eredità previdenziale

Il tavolo delle pensioni sembra incapace di rivolgere uno sguardo al futuro. La dinamica demografica è lenta, ma i suoi effetti sul sistema previdenziale si faranno sentire drammaticamente quando i baby-boomers italiani inizieranno a lasciare il lavoro. Aspettare che anche l’Inps vada in disavanzo prima di agire è sicuramente inefficiente e miope. Ed è anche iniquo verso le generazioni future, che saranno chiamate a sostenere l’intero costo dellÂ’invecchiamento della popolazione. Se le risorse ci sono, utilizziamole pensando ai giovani di oggi.

La medaglia del giovane economista

Nicola Persico è il primo vincitore della medaglia Carlo Alberto per il migliore economista italiano sotto i quaranta anni. La lista dei suoi articoli comprende contributi estremamente teorici e altri di carattere empirico. Ma i più recenti sono una intelligente commistione di teoria e analisi empirica per ottenere una migliore interpretazione di interessanti fenomeni economici. Le ricerche sul “racial profiling” della polizia e sul ruolo delle istituzioni politiche nel dare adeguati incentivi allÂ’offerta di beni pubblici.

I comuni italiani, tra Paperone e Lenin

La presenza degli enti locali e regionali nella vita economica del paese è un fenomeno importante anche se poco indagato. Una recente ricerca ha provato a misurare la loro partecipazione nel capitale delle imprese. I comuni più ricchi, in termini di capitale a bilancio, sono Milano, Roma e Torino. Ma se si considera la dimensione della città, in testa è Brescia, seguita da Aosta. Le imprese energetiche sono considerevoli fonti di reddito. Effetti benefici dell’apertura al capitale privato in termini di redditività ed efficienza gestionale.

Un Dpef poco energetico

Il periodo di competenza del Dpef appena varato si sovrappone quasi completamente alla prima fase degli impegni sulla riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti che l’Italia deve rispettare in base al Protocollo di Kyoto. Eppure, il documento non indica alcun intervento specifico in materia e si limita a generiche enunciazioni di principio. Mentre il ripetuto riferimento alle disponibilità di bilancio fa pensare che ancora una volta la lotta ai cambiamenti del clima sia una priorità subalterna. Un atteggiamento che potrebbe costarci molto caro.

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