I lavoratori italiani non sembrano percepire il trattamento fiscale particolarmente favorevole attribuito alla previdenza complementare. I calcoli mostrano che già dopo dieci anni di contribuzione al fondo pensione il valore dell’investimento supera del 14,2 per cento quello ottenibile con una pensione “fai da te” conseguita acquistando titoli. Dopo trenta anni lo scarto è del 23,8 per cento. Il risparmio d’imposta è tanto più alto quanto più elevata è l’aliquota marginale Irpef. L’unico rischio è che in futuro questo regime venga rivisto.
Si possono enumerare almeno sette comportamenti tesi a eludere l’obbligo di Opa e dunque sottrarre ai mercati finanziari la sperata certezza. Alla loro base sta la più che condivisibile decisione del legislatore di impostare il Tuf per principi e non come un regolamento di polizia. Ne consegue l’encomiabile potere discrezionale esercitato dalla Consob per individuarli pur nel rispetto formale e sostanziale della norma. Nulla di nuovo perciò nell’ipotesi che si diano all’Autorità poteri istruttori per verificare l’avvenuto cambio del controllo societario.
Sono quasi otto milioni i lavoratori dipendenti con contratto collettivo scaduto. E tra breve altre importanti categorie si aggiungeranno all’elenco. Le difficoltà di funzionamento del sistema di relazioni industriali dipendono essenzialmente dal difetto di una visione comune tra le parti del contesto economico in cui la contrattazione si colloca, dei vincoli da rispettare e degli obiettivi da raggiungere. Ad aggravarle contribuisce poi la centralizzazione del sistema contrattuale. E non sarà certo la triennalizzazione a risolvere la situazione.
E’ finita la luna di miele del mercato del lavoro italiano e il tasso di occupazione smette di crescere. Aumenta il divario fra il Sud, con occupati e disoccupati in calo (perché la gente rinuncia a cercare lavoro), e il Nord, dove diminuiscono gli inattivi. Serve decentrare la contrattazione anche perché sono quasi otto milioni i lavoratori dipendenti con contratto collettivo scaduto. Sono troppi i compiti assegnati al solo contratto nazionale.
Mancano 10 giorni al termine entro cui i lavoratori sono chiamati a decidere su cosa fare del loro Tfr. A favore della scelta di aderire ai fondi pensione il trattamento fiscale molto favorevole, tanto più vantaggioso quanto più elevata è l’aliquota marginale Irpef del lavoratore. EÂ’ molto marcata in Italia la distanza fra pressione fiscale apparente e effettiva (commisurata cioè ai soli redditi dichiarati). Occorre ridurre sia l’evasione sia il carico fiscale.
Mentre si discute sulla soglia oltre la quale far scattare l’Opa obbligatoria, molti sono i comportamenti volti a eludere tale obbligo. E’ opportuno riconoscere discrezionalità alla Consob nel verificare i cambi nel controllo societario?
La frammentazione della produzione sta peggiorando la distribuzione dei redditi nei paesi più ricchi. Mancano risposte per il nuovo ceto medio del mondo, i lavoratori poco qualificati dei paesi ricchi, che si trovano dal lato perdente della globalizzazione.
La luna di miele del mercato del lavoro italiano sembra finita. Cresce sì l’occupazione, ma molto meno che in passato se si considera l’andamento dell’economia nel suo complesso. Dopo molti anni, non aumenta il tasso di occupazione. Si approfondisce il divario Nord-Sud: nel Mezzogiorno calano sia gli occupati che i disoccupati, mentre al Nord diminuiscono gli inattivi. Ecco di che cosa dovrebbero discutere governo e parti sociali per evitare il rischio di un confronto lontano anni luce dai problemi di chi presta lavoro e di chi offre opportunità di impiego in Italia.
Oggi non è più possibile affermare che gli effetti del libero commercio sulla distribuzione del reddito nei paesi ricchi sono minimi. Al contrario, con lo sviluppo della Cina e la crescente frammentazione della produzione, si può sostenere che sono notevoli e crescenti. Non vuol dire che si devono abbracciare le tesi del protezionismo. Significa, però, che i fautori del libero commercio devono trovare risposte migliori alle ansie di coloro che molto probabilmente si troveranno dalla parte perdente della globalizzazione.
Le politiche per le pari opportunità si basano su una solida base economica. E’ possibile spostare un’economia da un equilibrio basato sul genere a uno che non lo è. Succede lo stesso con gli interventi contro le discriminazioni razziali. Ma mentre questi ultimi possono essere temporanei, le politiche delle azioni positive devono essere permanenti. Altrimenti si tornerà presto al vecchio equilibrio perché ogni convinzione sul ruolo delle donne nella famiglia sarà necessariamente legata a convinzioni razionali sulla performance degli uomini nel mercato del lavoro.
Nel corso degli ultimi due anni, due interventi normativi (il Decreto Storace e il Decreto Bersani) hanno inciso sulla determinazione del prezzo al pubblico dei farmaci da banco e sulla loro distribuzione. UnÂ’indagine di Altroconsumo mostra come lÂ’aumentare dei punti vendita stia stimolando una diminuzione dei prezzi nelle stesse farmacie. Con piccoli risparmi per le famiglie.
Le restrizioni americane agli investimenti stranieri sono determinate con norme di legge. Un eventuale investitore conosce quindi con certezza dove potrà e dove non potrà investire. In Italia ciò che scoraggia gli investitori internazionali è l’incertezza normativa. Ma a preoccuparli ancora di più sono gli interventi diretti del governo in decisioni che dovrebbero essere di esclusiva competenza delle imprese. Come quando ha dato l’impressione di essersi appropriato del diritto allÂ’informazione preventiva sulle fusioni bancarie del quale la Banca d’Italia si è spogliata.
Il Programma
Il programma dell’Unione (p.18) indicava le linee guida su cui intervenire per modificare radicalmente la normativa introdotta nella precedente legislatura: revisione del regime di incompatibilità , istituzione di un’apposita autorità garante, obbligo di trasferire le attività patrimoniali ad un blind trust.
L’attività del Governo
Il testo del disegno di legge attualmente in discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera risulta coerente con queste indicazioni. Si applica ai componenti di governo, ai commissari straordinari e anche agli amministratori locali. In linea generale prevede un regime di incompatibilità con le cariche di governo (ma non di ineleggibilità al Parlamento), il dovere di astensione e separazione degli interessi attraverso la vendita o l’istituzione di un trust (gruppo di imprese soggette ad unità di direzione). EÂ’ prevista inoltre lÂ’istituzione di unÂ’apposita Autorità composta da 5 componenti indicati dalle due Camere e in carica per 7 anni, a cui i soggetti sottoposti a controllo dovranno inviare dettagliate informazioni sul proprio patrimonio e la propria posizione nelle attività economiche. I soggetti sottoposti a questa disciplina e con un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro dovrà affidare il proprio patrimonio in gestione a un blind trust senza la possibilità di conoscere come questo venga investito.
Commento
Il testo del disegno di legge appare sicuramente più incisivo rispetto alla precedente legge. Nella regolazione del conflitto di interessi sono possibili due strade: il controllo ex-post degli atti del governo e i vincoli di incompatibilità ex-ante tra cariche di governo e posizione economica. La legge precedente aveva seguito sostanzialmente il primo approccio definendo un quadro di controlli inefficace e coinvolgendo nell’attività di verifica una autorità , l’Autorità Antitrust, per sua natura estranea alle problematiche trattate. Il disegno del Governo si pone in linea con la gravità del problema nel contesto italiano e, se giungerà in questa forma all’approvazione finale, assicura un intervento più efficace.