LUNEDì 27 APRILE 2026

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INFORMAZIONE

PROVVEDIMENTI

Il principale provvedimento avanzato dal Governo in materia di informazione è il disegno di legge Gentiloni di riassetto del sistema televisivo. I principali punti riguardano l’obbligo di migrazione in tecnica digitale per un canale Rai e uno Mediaset dopo 15 mesi dall’approvazione della legge e il tetto del 45% alla raccolta pubblicitaria in capo a un singolo operatore. Entrambe le misure affrontano la radice della situazione di concentrazione abnorme del sistema televisivo italiano, legato alla concentrazione dei proventi pubblicitari che permette di coprire i costi di palinsesto e ottenere alta audience. Le due misure, tuttavia, non appaiono sufficientemente incisive per modificare realmente il duopolio dell’informazione televisiva.
Il governo ha subito i richiami della Commissione Europea per non aver modificato i meccanismi discorsivi dellÂ’allocazione delle frequenze detenute dai gruppi maggiori nel passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale previsti dalla Legge Gasparri.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Il disegno di legge Gentiloni non ha completato l’iter parlamentare e pertanto non può essere giudicato nei suoi possibili effetti.

LE OCCASIONE MANCATE

Resta quindi una occasione mancata, a conferma che la materia televisiva rimane un punto delicatissimo della politica italiana.

CONFLITTO DI INTERESSI

PROVVEDIMENTI

Il Governo ha elaborato un progetto di legge sul conflitto di interessi a modificadella normativa approvata nella legislatura precedente. Il testo del disegno di legge appare sicuramente più incisivo rispetto alla precedente legge. Nella regolazione del conflitto di interessi sono possibili due strade: il controllo ex-post degli atti del governo e i vincoli di incompatibilità ex-ante tra cariche di governo e posizione economica. La legge precedente aveva seguito sostanzialmente il primo approccio definendo un quadro di controlli inefficace e coinvolgendo nell’attività di verifica una autorità, l’Autorità Antitrust, per sua natura estranea alle problematiche trattate.
Il disegno di legge presentato segue invece il secondo approccio. Si applica ai componenti di governo, ai commissari straordinari e anche agli amministratori locali. In linea generale prevede un regime di incompatibilità con le cariche di governo (ma non di ineleggibilità al Parlamento), il dovere di astensione e separazione degli interessi attraverso la vendita o l’istituzione di un trust (gruppo di imprese soggette ad unità di direzione). EÂ’ prevista inoltre lÂ’istituzione di unÂ’apposita Autorità a cui i soggetti sottoposti a controllo dovranno inviare dettagliate informazioni sul proprio patrimonio e la propria posizione nelle attività economiche. I soggetti sottoposti a questa disciplina e con un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro dovrà affidare il proprio patrimonio in gestione a un blind trust senza la possibilità di conoscere come questo venga investito.
Il disegno di legge appare incisivo e all’altezza della gravità del problema come si manifesta in Italia.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Purtroppo il Disegno di legge, inicisivo e all’altezza della gravità del problema così come si manifesta in Italia, ha seguito un destino comune al disegno di riforma degli assetti televisivi, rimanendo ostaggio della debolezza della maggioranza e della delicatezza delle materie per i rapporti tra di due schieramenti politici.

LE OCCASIONI MANCATE

Resta quindi anch’esso un’occasione mancata e conferma come il conflitto di interessi rimanga un punto assai delicato della politica italiana.

CONCORRENZA, LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI

PROVVEDIMENTI

In materia, tanti tentativi, con alcuni successi e molti fallimenti, forse figli della più generale mancanza di coesione della maggioranza.
Tra le cose fatte, le famose "lenzuolate" di Bersani, provvedimenti troppo variegati per poterne rendere conto in una breve scheda, ma sui quali possiamo rinviare alle analisi che avevamo effettuato a suo tempo, mettendo in luce pregi e difetti di tali provvedimenti.
Sulle privatizzazioni – che in periodi di restrizioni di finanza pubblica ci si sarebbe aspettato di vedere utilizzate in modo più aggressivo – non si è invece mosso nulla, se non la vendita di Alitalia. Questa sarebbe stata un’operazione davvero rilevante, ma come è noto la vicenda è ancora in corso, con colpevoli ritardi, mentre le perdite di bilancio continuano a essere massicce.
Sui grandi settori a rete, gli interventi non sono stati molti. Si ricordano diversi tentativi di intervento (o interferenze? Decida il lettore…) nelle vicende societarie di Telecom Italia (contro il tentativo di scalata di AT6T e di Carlos Slim) e di Autostrade (facendo fallire la fusione con la spagnola Abertis), mentre probabilmente l’espansione in Spagna di Enel (acquisizione di Endesa) è stata favorita anche da iniziative politiche mirate.
E’ poi stata rivista la concessione delle autostrade, cosa che ha sollevato pesanti critiche dalle imprese, ma con qualche vantaggio per i consumatori.
Sui servizi pubblici locali il tentativo di riforma globale è fallito.
Nel frattempo, l’unico intervento significativo nel settore postale è stata la decisione (da parte dell’impresa, controllata al 100% dal Tesoro) di aumentare il costo del francobollo.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Alcune cose hanno già sortito alcuni effetti (ad es., l’abolizione del costo della ricarica telefonica, la parzialissima liberalizzazione della vendita di certi farmaci). Su questi aspetti, si trova documentazione (ovviamente di parte, ma non possiamo non segnalarla) sul sito del Ministero, ovvero all’indirizzo
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/php0MByDX.pdf
Altri provvedimenti ancora mostrano invece problemi maggiori. La portabilità dei mutui ancora si scontra contro problemi applicativi; la dinamica delle tariffe di assicurazione RC auto resta superiore al tasso di inflazione; il costo dei servizi bancari resta elevato; il numero di licenze di taxi fatica sempre ad aumentare, al contrario purtroppo dei prezzi del servizio. E’ evidente che un Governo ha poche armi efficaci per intervenire su temi del genere, ma indubbiamente la strada resta ancora lunga.

LE OCCASIONI MANCATE

Sui servizi pubblici locali la riforma Lanzillotta non è mai stata approvata. La annunciata riforma delle autorità di regolazione (servizi idrici, ecc.) non c’è stata, l’Autorità per trasporti non è stata istituita. Per il settore energetico si è avuto solo un disegno di legge, chiedendo al Parlamento deleghe, che il Parlamento non ha invece voluto dare.
Molti buoni propositi sono naufragati, alcuni forse per la scarsa convinzione dei proponenti, altri per la scarsa coesione della maggioranza.

LUCI E OMBRE DELL’AZIONE COLLETTIVA

La class action italiana è utile perché abbassa i costi di accesso alla giustizia e attenua le conseguenze sociali derivanti da perdite patrimoniali di masse di piccoli investitori. Per il suo effetto preventivo rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari. Opinabile la legittimazione ad agire riservata alle associazioni dei consumatori, mentre il percorso per arrivare al risarcimento è comunque lungo. Ma l’incognita maggiore è se la nostra giustizia sarà in grado di governare controversie così complesse e difficili.

IL DECLINO

Il governo, dal balcone,
guarda in alto lo stellone,
che non splende e giù declina
verso ormai una brutta china,

per cui pensa, qui non duro,
il domani è alquanto scuro,
non si solve alcun problema,
e depresso è pur D’Alema.

Anzi, aggiunge Bertinotti,
è fallito, ha gli ossi rotti,
il governo del buon Prodi
che promise un gran bengodi,

ma poi il conto ha presentato
che di tasse s’è impinguato.
Van crescendo le bollette,
sta la gente nelle strette,

nel provare, con gran lena,
di coprire pranzo e cena,
che se il mutuo caro è assai,
la benzina più che mai.

Sono i giovani delusi
e gli adulti han tristi i musi,
i precari penitenti
gli statali inefficienti.

I rifiuti dei Campani
han raggiunto i primi piani,
c’è la casta prepotente,
la ricerca inconcludente,

quanto a scuole, le italiane,
vengon dietro a quelle afgane.
Ospedali fatiscenti,
centri urbani più scadenti,

lÂ’Alitalia dice oui
e il declin decolla qui.
Ma se mal stan gli Italiani
il rimedio lo ha Bersani:

vai alla Cooppe più vicina,
dove  scontan l’Aspirina.
Vuoi veder che lo stellone,
farà luce ….al Berluscone!?

AAA PRESIDENTE CERCASI

Nel Regno Unito il processo per la designazione del chairman dell’Fsa inizia con un annuncio sul giornale. La legislazione italiana non contempla un simile procedimento di evidenza pubblica, ma neanche lo vieta. Adottarlo darebbe maggiore trasparenza alle nomine pubbliche, pur facendo salvi i poteri degli organi di governo, così come nel caso inglese. Per i vertici in scadenza di imprese e enti pubblici si potrebbe quindi pubblicare sulla stampa e nei diversi siti ufficiali le posizioni che dovranno essere presto rinnovate e i profili professionali richiesti.

IL TRAMONTO DELL’ISPANO-TEDESCO

Al di là dei potenziali effetti e delle sue implicazioni sistemiche, difficilmente il Vassallum sarà adottato. Molti partiti non accettano che l’assegnazione dei seggi sia appesa a un meccanismo non manipolabile e non prevedibile come il voto personale nei collegi uninominali. Per approvare una legge elettorale simile, i due maggiori partiti dovrebbero mettere sotto tensione i rapporti con gli alleati e turbare parte del loro elettorato. Il ciclo infinito dei tentativi di riforma è destinato a continuare. E tra un anno dovrà essere convocato il referendum.

QUALI REDDITI SONO RIMASTI AL PALO

I dati relativi al 2006 dell’indagine sui bilanci familiari della Banca d’Italia confermano quanto era prevedibile: gli indici di disuguaglianza e povertà per le famiglie italiane non hanno subito di recente modifiche di rilievo. Con un rischio di povertà molto superiore per i giovani rispetto agli anziani. Tuttavia, è in corso da tempo una ricomposizione interna ai redditi delle classi medie. Crescono i redditi degli indipendenti, mentre sono praticamente fermi quelli dei dipendenti, soprattutto nel settore privato. E l’euro non c’entra.

ENERGIA E AMBIENTE

PROVVEDIMENTI

La Leggefinanziaria 2007 ha previsto un’ampia serie di misure di politica ambientale che spaziano dalla riqualificazione degli edifici all’efficienza dei motori elettrici impiegati nell’industria, a provvedimenti sul parco automobilistico, agli incentivi al sistema agroenergetico (biocarburanti) fino all’istituzione di un fondo “Kyoto” per favorire misure di riduzione delle emissioni di gas-serra. In aggiunta a queste norme, si è promosso il solare fotovoltaico, potenziato i certificati bianchi e il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili rivedendo i cosiddetti certificati verdi e modificando il famigerato meccanismo Cip 6 della bolletta elettrica, favorita la cogenerazione e dato impulso alla bioedilizia. Il governo ha poi lanciato il “primo progetto di innovazione industriale sull’efficienza energetica” volto a fare nascere e prosperare una ecoindustria nazionale attraverso il finanziamento di progetti di innovazione in campo energetico-ambientale. È stato rivisto il cosiddetto codice ambientale.
La Leggefinanziaria 2008 ha fatto molto meno. Da un punto di vista ambientale, la si può considerare una proroga di quella precedente: fatta eccezione per poche novità, in essa vengono semplicemente prorogate le manovre dell’ anno precedente.
Le novità rientrano in quattro punti fondamentali: 1) manovre atte a sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili (riduzione dell’Ici per quelle abitazioni che hanno installato tecnologie rinnovabili); 2) conto energia (questa forma incentivante rimane sostanzialmente la stessa); 3) riqualificazione energetica degli edifici (prorogati gli incentivi fiscali che prevedono la detrazione Irpef del 55 per cento per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2010 a favore di opere di riqualificazione energetica degli edifici); 4) elettrodomestici (dal 1° gennaio 2010 sarà vietata la vendita di tutti gli elettrodomestici poco efficienti, cioè quelli inferiori alla classe A). Inoltre da gennaio 2011 sarà vietata anche la vendita delle lampadine a incandescenza e di tutti quegli apparecchi elettronici che possono rimanere in stand-by.
In aggiunta, si segnalano: quota minima di biocarburanti con un ulteriore aumento al 3 per cento dal 2009; ristabilita la norma corretta per gli incentivi alle fonti assimilate di energia “Cip 6”; responsabilizzazione delle regioni e degli enti locali quanto a fonti rinnovabili e incentivazione del fotovoltaico.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Difficile fare delle previsioni. In generale i provvedimenti di risparmio energetico dovrebbero produrre risultati in tempi relativamente rapidi mentre gli incentivi alle energie rinnovabili richiedono qualche anno prima di dare pserabilmente i loro frutti. Mentre alcune misure avranno effetti certi nel tempo, e cioè dopo il 2010, più difficile immaginare l’evoluzione degli sforzi di innovazioni volti a migliorare l’efficienza energetica. Essendo il progetto stato denominato “Industria 2015” l’auspicio è che i frutti si possano vedere in tempo per “Europa 2020”.

OCCASIONI MANCATE

Il 1° gennaio 2008 è iniziato il primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto. Allo stesso tempo, questo inverno 2008 non sembra caratterizzarsi per temperature particolarmente rigide tali da far temere una penuria di forniture di gas. Resta tuttavia il fatto che, data l’emergenza che sui due fronti caratterizza il nostro paese, il governo non è riuscito a dare importanti segnali di discontinuità. Se p er garantire la sicurezza degli approvvigionamenti si è lavorato a favore di un maggior ricorso alle fonti rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia, poco o nulla si è fatto sul fronte dei nuovi rigassificatori. Ancora più serio il problema dei cambiamenti climatici rispetto al quale era necessario un più deciso segnale di discontinuità. Anzi, si è avuta la percezione di un ammorbidimento della determinazione del governo da una Finanziaria all’altra. Infine, anche se meno rilevante, il governo non ha saputo o voluto procedere a riempire i posti vacanti di commissario dell’Autorità per l’energia né ha saputo promuovere la promessa realizzazione di un programma energetico-ambientale con la costituzione di un consiglio superiore per l’energia e un’Agenzia nazionale per l’energia e per l’ambiente.

LE REGOLE E I MERCATI FINANZIARI

PROVVEDIMENTI

Il governo Prodi ha avuto innanzitutto il merito di integrare e correggere alcuni interventi partoriti, in tutta fretta, al termine della passata legislatura. Il riferimento è soprattutto alla legge sul risparmio e alle norme sulla crisi d’impresa. Sono stati interventi correttivi importanti perché hanno cercato di garantire alle nuove regole un efficace funzionamento.
Il governo è stato coerente con gli impegni comunitari dando attuazione alle più importanti direttive, ad esempio quella sulla Mifid, sui prospetti e sull’Opa e addirittura ha presentato un disegno di legge sul credito al consumo che in parte anticipava i contenuti di una direttiva in materia approvata la settimana scorsa.
E, sempre sul terreno della tutela dei consumatori, le misure di liberalizzazione hanno contribuito a incrementare la concorrenza tra gli intermediari e a rendere più trasparenti i rapporti con la clientela.
Con l’ultima Finanziaria è stata poi approvata la nuova disciplina sulla class action ) che dovrebbe consentire un rapido e poco costoso accesso alla giustizia per gli investitori colpiti dai grandi default.

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI

Alcuni effetti già si vedono: ad esempio recentemente la Consob ha emanato il regolamento di attuazione della normativa Mifid che aumenta le informazioni dovute agli investitori e sono già operanti le novità introdotte con le liberalizzazioni sulla estinzione anticipata e la trasferibilità dei mutui. 
La class action, invece, deve ancora essere messa alla prova, e molte rimangono le incognite, soprattutto per l’assenza di adeguate misure di organizzazione, di qualificazione e soprattutto di specializzazione di una giustizia in grado di gestire con efficienza procedure così complesse.

OCCASIONI MANCATE

La più importante è senz’altro il riordino delle Autorità. Rappresentava uno dei punti cardine del programma del centrosinistra e si era tradotto in un ambizioso progetto di legge che semplificava il sistema delle Autorità e cercava di dare coerenza alla vigilanza sui mercati finanziari, concentrando nella Banca d’Italia i controlli di stabilità e nella Consob quelli di trasparenza. Purtroppo, e va detto anche per resistenze interne alla maggioranza che sosteneva il governo, quel progetto si è arenato nel Parlamento.
Analoga sorte ha subito il disegno di legge che rivedeva la disciplina delle banche popolari che ormai da tempo immemorabile aspettano, e chissà quanto continueranno ad aspettare, un intervento legislativo in grado di rimuovere i vincoli regolamentari che rendono la loro governance autoreferenziale e lontana da qualsiasi possibilità di ricambio.

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