SABATO 27 GIUGNO 2026

Lavoce.info

PIU’ POTERI ALLA BCE

Neanche le banche universali europee sfuggono alla crisi, con l’aggravante che molte sono troppo grandi per poter essere salvate da un singolo paese. Come dimostra il caso Fortis. Necessaria una risposta a livello di Unione Europea. Da attuare in due mosse. Un nuovo statuto per le banche europee con attività in diversi Stati membri, con poteri di vigilanza assegnati alla Bce. Un fondo di emergenza per i salvataggi costituito presso la Banca europea per gli investimenti.

MA COS’E’ UN’ASTA AL CONTRARIO?

Il piano Paulson era basato sull’acquisto da parte del Tesoro di attività finanziarie per le quali attualmente non esiste un mercato, detenute dalle istituzioni finanziarie in crisi. Per riuscire a stabilire un prezzo per questi toxic asset, si prevedeva l’uso delle reverse auction. Come funzionano queste aste e quali problemi lasciano aperti?

IL COMMENTO DI SUSANNA CAMUSSO, SEGRETARIO CONFEDERALE CGIL, ALL’INTERVENTO DI BOERI E GARIBALDI

Ovviamente su lavoce.info la valutazione del documento di Confindustria, parte dall’ipotesi degli economisti su quale futuro per il modello contrattuale. Per noi non può che partire invece dalla piattaforma di Cgil Cisl Uil e dalla nostra valutazione di come si affronta la “questione salariale”.
Un punto di condivisione forte con gli autori, c’è il bisogno di rilanciare la contrattazione di secondo livello, per noi senza sacrificare la funzione di tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali. Certo nella definizione del documento di Confindustria l’indicatore previsionale appare poco trasparente, manca la definizione, ma si precisa la depurazione, ma soprattutto perché senza verifica e conguaglio in caso di scostamento si produce una programmazione della riduzione del salario, ulteriormente aggravata dalla scelta di determinare una nuova base di calcolo, inferiore a quella definita nei CCNL.
Qualora l’indicatore invece corrispondesse all’inflazione realisticamente prevedibile – così l’abbiamo definita in piattaforma – proprio per evitare che ci siano effetti dilatori abbiamo proposto che l’erogazione degli aumenti corrispondesse alla scadenza del contratto precedente.
Sull’elemento di garanzia, mentre noi ipotizziamo che siano le categorie, nei contratti, a definirne le caratteristiche, il testo Confindustria delimitandolo a coloro che non hanno mai avuto nessun aumento oltre i minimi contrattuali, in verità lo rende assolutamente residuale, superabile da una qualunque politica salariale unilaterale e proprio per questo inefficace in termini di incentivo alla contrattazione di secondo livello.
Nell’articolo è definito che l’insieme delle procedure è molto complesso, e finalizzato ad evitare il ritardo nei rinnovi. Ebbene è proprio in queste procedure che sta il “carattere” della posizione di Confindustria. Quell’infinito elenco di procedure costellato di sanzioni, arbitrati, diventa un insieme di divieti che limita la contrattazione soprattutto al secondo livello. La limita, anche perché la consegna alla stessa formulazione del 23 luglio ’93 – l’attuale prassi – non innovando in nessun modo neanche il dove si può fare; ne limita i contenuti, e lo stesso premio di risultato finalizzato solo ad ottenere sgravi fiscali, non ad intervenire in relazione all’organizzazione, innovazione, produttività e professionalità.
In sintesi diventa una proposta che ha paura della contrattazione, che per delimitarla propone macchinose modalità finalizzate ad attuare divieti, vincoli, controlli. Un insieme di regole che leggono la contrattazione oggi, come barbarie, allora meglio non diffonderla, in questo sì il contrario di ciò di cui l’Italia ha bisogno.

MA IL CAPITALISMO E’ VIVO

Tra il 2003 e il 2007 le banche hanno compiuto errori tanto gravi quanto grossolani. Ma il vero problema è che per più di un anno si sono ostinate a negare l’evidenza delle loro perdite. Ora arrivano i fallimenti. Ma non è certo la fine del capitalismo. Anzi è l’inizio della fine della crisi. Perché il fallimento è la sanzione ultima del mercato. Quanto alle regole, quelle attuali sono mal strutturate e sicuramente troppo complesse. E i controllori hanno lasciato che le banche le aggirassero. Anche perché tra controllore e controllato si gioca una partita diseguale.

EUROPA: SE CI SEI BATTI UN COLPO

Per giorni e giorni i politici europei e il governo italiano hanno sostenuto che l’Europa è sostanzialmente fuori dalla crisi finanziaria che sta falcidiando banche e assicurazioni negli Stati Uniti.  Forse questo messaggio rassicurante serviva a coprire il fatto che le autorità europee, da quando la crisi è iniziata, non hanno fatto pressochè nulla per fronteggiare un possibile contagio. Sappiamo da questo fine settimana che l’Europa, come era prevedibile, è invece pesantemente investita dallo tsunami finanziario. I governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo sono intervenuti massicciamente per ricapitalizzare Fortis, colosso bancario e assicurativo del Benelux, di fatto nazionalizzandola.  Il governo tedesco sta valutando se intervenire per salvare Hypo Real Estate, banca della Baviera esposta nei mutui ipotecari, in procinto di portare i libri in tribunale. I governi inglese e irlandese sarebbero pronti a intervenire per salvare la Bradford and Bingley, colosso dei prestiti ipotecari. Si tratta in tutti questi casi di interventi estemporanei, misure tampone di socializzazione delle perdite che scaricano un costo elevato sul contribuente.  Negli Stati Uniti, nonostante il periodo elettorale, i due candidati alle presidenziali hanno trovato un accordo per un piano di emergenza. Criticabile per quanto sia è un piano. L’Europa deve dare prova di analoga determinazione nel bloccare l’estensione della crisi. La prima cosa da fare sarebbe quella di affidare a una agenzia indipendente, se non alla BCE, le responsabilità di vigilanza sul sistema bancario. Sarebbe un segnale importante ai mercati. Vorrebbe dire che si vuole porre rimedio ai difetti di coordinamento fra banche centrali nella supervisione su banche che operano in paesi diversi e che si vogliono scongiurare i casi in cui il supervisore viene condizionato o “catturato” da chi dovrebbe essere oggetto della sua supervisione.

PRAGMATICA DIFESA DEL PIANO AMERICANO

Pur con qualche eccezione, gli economisti criticano aspramente il piano predisposto da Paulson e Bernanke. I giudizi negativi si concentrano in particolare sul prezzo al quale il Tesoro dovrebbe acquistare gli asset problematici, molti dei quali non hanno un mercato e sono difficili da valutare per la loro opacità e complessità. Ma un prezzo intermedio che soccorra le banche e non gravi sulle spalle dei contribuenti potrebbe rappresentare quel livello minimo capace di rivitalizzare i mercati.

NERO SU BIANCO MA SCRITTO AL CONTRARIO

La riforma del modello contrattuale è fondamentale per permettere a tutti i lavoratori di avere un contratto più tempestivo e per rafforzare il legame fra salari e produttività. Ora Confindustria ha presentato una proposta formale. Prevede il superamento dell’inflazione programmata con l’indice di inflazione previsionale, aumenti applicati esclusivamente alle retribuzioni contrattuali e l’inserimento di una clausola di garanzia. E’ un passo avanti perché è un punto di riferimento per la discussione. Ma si prefigge il contrario di ciò di cui l’Italia ha bisogno.

FALLIMENTO IMPOSSIBILE

Un eventuale fallimento di Fannie Mae e Freddie Mac avrebbe comportato effetti sistemici devastanti. Per questo il Tesoro americano non ha potuto abbandonarle al loro destino. Le critiche suscitate dall’intervento hanno certo un fondamento, ma bisogna considerare lo status e il modo di operare delle due istituzioni per comprendere il loro peso all’interno del sistema finanziario. Da tempo, però, si chiedeva un intervento normativo per incrementarne la trasparenza sottoporle a regole di sana e prudente gestione e svincolarle dal legame statale. Ma niente è stato fatto.

RICETTE CHE NON RISOLVONO LA CRISI

La crisi finanziaria deriva dalla bolla speculativa sul mercato immobiliare e dalla mancata regolamentazione delle banche d’investimento. Per questo la risposta non è né la riproposizione di politiche keynesiane né l’abolizione del mercato degli strumenti finanziari o il ritorno ai sistemi basati sulla banca tradizionale. Si tratta, piuttosto, di trovare meccanismi di regolazione che responsabilizzino gli intermediari e riducano i rischi di crisi sistemiche. Ricordando che anche i sistemi finanziari europei e giapponesi hanno altri gravi difetti.

PER L’EUROPA UN PRESIDENTE ELETTO DAI CITTADINI

L’Unione Europea è il laboratorio più avanzato nell’esercizio della democrazia a livello sopranazionale, ma è percepita come poco democratica dai suoi cittadini. Per rilanciarne l’azione è necessario aumentare la partecipazione dell’elettorato nel processo decisionale. L’elezione diretta del nuovo presidente della Commissione avrebbe molti vantaggi, compreso quello di concentrare il dibattito elettorale sui temi europei e non sull’operato dei governo nazionali. E non richiederebbe cambiamenti formali dell’attuale architettura dell’Unione.

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