SABATO 27 GIUGNO 2026

Lavoce.info

ALLA RICERCA DEL COSTO STANDARD

Il costo standard è cruciale nella finanza federale per determinare i flussi perequativi. Attenzione a non impostare complessi e probabilmente inconcludenti sistemi di valutazione microanalitica degli standard fisici e monetari in gioco. Conviene realisticamente adottare, sull’esempio della sanità, un approccio macroeconomico, con un dato monetario nazionale, scelto in sede politica, e coefficienti correttivi territoriali di natura tecnica. L’auspicio è che si cominci a ragionare in questi termini anche per assistenza, istruzione e trasporto locale.

UN PIANO B PER GLI STATI UNITI

Il piano Paulson non funziona. Serve dunque un programma alternativo, che dirotti il denaro pubblico dal sostegno diretto di Wall Street o del cittadino comune a un pacchetto di investimenti in grado di rimettere in moto l’economia. Basato su una idea: permettere una ristrutturazione efficiente dei debiti. Lo Stato dovrebbe limitarsi a definire un quadro normativo che consenta alle famiglie di rinegoziare i mutui sulle case che hanno perso oltre il 20 per cento del loro valore. E alle banche insolventi di chiedere una speciale forma di bancarotta.

BUCHI NELL’ACQUA

Alitalia insegna: anche in periferia soldi pubblici nelle società di diritto privato. L’aumento di capitale straordinario varato dalle province di Massa-Carrara e Lucca per evitare la bancarotta di Gaia, società a capitale pubblico che gestisce il servizio idrico, è un caso emblematico. Ai contribuenti lÂ’operazione costerà 20 milioni. Almeno due le lezioni che ne possiamo trarre: il settore è vulnerabile dal punto di vista finanziario ed è necessario definire regole contabili più rigorose. A maggior ragione quando a prendere le decisioni sono manager provenienti dalla politica. Perché potrebbero servirsi delle aziende per scaricare i problemi delle esangui casse comunali.

SALVIAMO LE BANCHE E SALVIAMO I MUTUI

L’impegno dei governi europei per varare misure adeguate a contrastare la crisi, potrebbe non essere sufficiente. EÂ’ importante intervenire anche sui mutui, aiutando le famiglie in difficoltà perchè indebitate per pagarsi la casa. Negli Stati Uniti Hillary Clinton ha proposto piano di acquisto e finanziamento dei mutui. Con le dovute differenze, anche i governi europei potrebbero pensare a politiche di sostegno per rinegoziare determinate categorie di prestiti immobiliari.

LA RISPOSTA DI RENATO BRUNETTA

Con la rilevazione pilota di luglio 2008 il Ministero per la pubblica amministrazione e lÂ’innovazione ha voluto fornire un primo monitoraggio degli effetti della nuova normativa, introdotta con il decreto legge n. 112 (Legge 6 agosto 2008, n. 133), sulle assenze per malattia dei dipendenti pubblici, a poche settimane dalla sua approvazione.
Certo: vi era la consapevolezza che l’assenza di un vero campione statistico poteva comportare il rischio (improbabile, a dire il vero) di distorsioni. Ma in quel momento l’obiettivo prioritario era capire – fin da subito – se la strada imboccata era quella giusta, e non solo quantificare con precisione gli effetti dell’intervento. In questi mesi, però, il nostro lavoro non si è fermato. Ad agosto, grazie al contributo fornito dall’Istat, il piano di indagine utilizzato per il monitoraggio delle assenze per malattia è stato ridisegnato sotto il profilo metodologico e operativo.
A partire dal mese di settembre, l’Istat ha provveduto a definire i disegni di campionamento per le amministrazioni pubbliche più numerose, con specifiche procedure per il trattamento delle mancate risposte, finalizzate a eliminare gli eventuali fenomeni di autoselezione. I risultati delle nuove rilevazioni sono disponibili alla pagina:

http://www.funzionepubblica.it/ministro/pdf_home/Monitoraggio_AgoSet08.pdf

Ringraziamo il ministro Brunetta per la risposta. Approfondiremo, nei prossimi giorni, i dettagli dell’indagine e la metodologia con cui è stata realizzata.

IL PREMIO NOBEL A PAUL KRUGMAN

E’ il capofila della nuova teoria del commercio internazionale. Mostra come in un settore competa una moltitudine disparata di imprese alla ricerca continua di modi per creare, difendere e accrescere il loro potere di mercato attraverso l’innovazione, la differenziazione del prodotto, lo sfruttamento di economie di scala e di scopo. Fondamentale anche il contributo all’analisi del fenomeno dell’urbanizzazione. E ha denunciato il rischio che governi e banche centrali si trovino impotenti di fronte agli umori del mercato in un mondo globalizzato.

IL SENNO DEL POI

I più ricchi siam del mondo,
di un tesoro senza fondo,
che di senno del di poi
più di tutti abbiamo noi.

Quando al calcio la partita
agli azzurri è non riuscita,
assai chiaro “ l’aveo detto”
ciò a cui il Mister fa difetto.

Ogni fatto, anche privato,
poi che avvenne è contestato,
se c’è in ballo una questione,
poscia sol c’è spiegazione.

Ora accadde là a Vuol Stritte
che al disastro andaron dritte
grandi banchi e finanziari,
pria coi mutui immobiliari,

poi coi fondi e derivati,
sol di carta accreditati,
che bel belli hanno impaccato
e allÂ’Europa rifilato.

Dopo il botto dei subpremi
si è costrutto teoremi
per spiegare lÂ’accaduto
che nessuno ha preveduto.

Quando poi la Lehman è esplosa
tutti quanti han fatto chiosa
proprio tutti, i professori,
giornalisti e controllori,

però niun l’ha fatto ex ante,
se ne è scritto, ma a post stante.
E i modelli futuristi?
Che dicevan, chi li ha visti?

Poi c’è pure un buco nero:
le agenzie, cui diam tre zero.
Belli i tempi del Maynardo,
quando pur con qualche azzardo,

le grandezze eran reali,
merci, impianti e capitali,
cÂ’era insomma la sostanza,
or di foglio c’è finanza!

IL SABBATH DELLE BORSE

Domenica erano rarissime le Borse aperte: solo Tel Aviv e qualche mercatomedio-orientale. Tel Aviv è la più importante perchè alcuni start-up, ad esempio nel campo delle biotecnologie, sono quotati sia lì che a New York. Domenica Tel Aviv ha aperto con una perdita dell’8 per cento. Quel segnale ha trasformato la dinamica politica della giornata. Sabato era stato un giorno molto deludente: il comunicato del G7 di venerdi sera era vago e l’incontro dei ministri delle finanze con Bush era stata solo una"photo occasion". Ministri e governatori erano partiti da Washington convinti che ciascun paese avrebbe dovuto arrangiars da sé: erano stanchi e ci avrebbero pensato lunedi mattina. Gli operatori erano delusi; molti si preparavano a cambiar mestiere; lunedì, dicevano alcuni, non servirà neppure andare in ufficio. Il dato proveniente da Tel Aviv ha cambiato tutto, obbligando i politici a considerare seriamente la prospettiva di un meltdown globale dei mercati finanziari. Il coordinamento europeo che fino a quell’ora sembrava impossibile, improvvisamente è diventato una possibilità concreta. Il risultato: tre provevdimenti (la garanzia sull’interbancario, i fondi per le ricapitalizzazionie l’attenuazione del mark-to-market) che hanno salvato le economie del mondo.
Una parte del merito va anche a Gordon Brown che ha spiegato ai suoi colleghi perché questi provvedimenti erano essenziali e come realizzarli. Ma se domenica-come qualcuno aveva proposto- i mercati fossero rimasti chiusi il segnale non vi sarebbe stato e più difficilmente il meltdown sarebbe stato evitato.

I QUATTRO PICCHI DELLA REGOLAMENTAZIONE

Autorità di vigilanza e banche centrali hanno troppi conflitti di interesse se perseguono più obiettivi contemporaneamente. E oggi il sistema offre un grado di protezione inadeguata agli investitori e mantiene un ulteriore strato di regolazione nazionale che fa perdere competitività a tutta l’industria finanziaria. Una struttura equilibrata potrebbe essere a quattro picchi. La regolamentazione e vigilanza sarebbe organizzata, a livello orizzontale, per finalità. E in modo federale, a livello verticale, con una struttura simile al sistema europeo di banche centrali.

DA WALL STREET ALLA STRADA

Non basta il piano Paulson per arrivare a una rapida conclusione della crisi. Le cui conseguenze si allargano velocemente da Wall Street all’economia reale. E allora i confronti con la Grande Depressione non sono più solo un esercizio accademico. Sicuramente la Fed e l’amministrazione americana non ripeteranno gli errori del passato. Ma la situazione è anche decisamente più complessa e le soluzioni più difficili. Gli Stati Uniti non arriveranno a un tasso di disoccupazione del 25 per cento come negli anni Trenta, ma al 10 per cento forse sì.

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