VENERDì 26 GIUGNO 2026

Lavoce.info

IL DECENNIO PERDUTO DEL GIAPPONE

Torna la paura della deflazione, intesa nel senso di diminuzione generalizzata dei prezzi. Utile allora guardare cosa è accaduto in Giappone, che ha sperimentato la stagnazione per dieci anni. Almeno ufficialmente, perché in realtà la crisi serpeggia ancor oggi: il Nikkei non è lontano dal minimo di gennaio 2003 e da aprile 2008 il paese è di nuovo tecnicamente in recessione. Il reddito è sceso solo nel biennio 1998-99 mentre i prezzi sono calati nel 1995, dal 1999 al 2003 e nel 2005. E la spesa in consumi delle famiglie dei lavoratori replica la discesa dei prezzi al consumo.

UN FEDERALISMO DA AVVIARE SUBITO

Il rinvio di tutte le misure sul federalismo fiscale all’approvazione dei decreti legislativi, tra circa tre anni, rischia di fare il gioco degli antifederalisti. Possono così continuare tranquilli ad accumulare squilibri e inefficienze, che indeboliscono la capacità effettiva di cambiare rotta e richiederanno comunque soluzioni transitorie ancora più lunghe e costose. Perché invece non avviare subito la politica premiale per le unioni e fusioni di comuni prevista nel Ddl? E perché non decidere subito le sanzioni per gli amministratori che non rispettano i vincoli di bilancio?

ETA’ DI PENSIONAMENTO: MEGLIO FLESSIBILE

La proposta di equiparare l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini (rispettivamente 60 e 65 nella legislazione attuale) è sensata da un punto di vista “attuariale” se si considera che le donne vivono in media più a lungo degli uomini. Inoltre una compensazione ex post per gli svantaggi che le donne devono fronteggiare durante le loro carriere, che consiste nella possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro, conferma le differenze tra uomini e donne invece di appianarle. In particolare la differenza più marcata tra uomini e donne è nella partecipazione al lavoro e un trattamento pensionistico di favore non rappresenta certamente la molla che convincerà le donne a partecipare alle attività produttive. Tuttavia occorre precisare che la sentenza della corte europea, tesa ad armonizzare le età di uscita, si concentra sui lavoratori pubblici, in quanto appartenenti a uno specifico regime “professionale”, e quindi non obbliga l’Italia ad un trattamento di parità previdenziale tra generi in tutti i casi.
Il vero problema è che, pur essendo cresciuta l’età media di pensionamento, i lavoratori italiani vanno ancora in pensione troppo presto rispetto alla media europea, uomini e donne. La soluzione è quella di ristabilire, da subito, i criteri di uscita flessibili della legge del 1995 (legge Dini). Queste regole prevedevano una finestra di uscita tra i 57 e i 65 anni con livelli diversi della prestazione pensionistica che crescevano al crescere dell’età di pensionamento. Per agganciarsi alla normativa vigente per le pensioni di anzianità si potrebbe prevedere una finestra di 58-66 anni. Naturalmente in questo caso l’intera pensione (e non solo la quota contributiva) dovrà rispondere alle regole del sistema contributivo con una penalizzazione per chi va in pensione prima (una decurtazione della pensione) e un premio per chi va più tardi. Oltre a garantire una parità di trattamento tra uomini e donne, sarebbe salvaguardata la sostenibilità del sistema pensionistico e si realizzerebbero dei risparmi per le casse dello stato.

MA IL MERCATO DEL LAVORO HA SIN QUI TENUTO

Il mercato del lavoro ha tenuto, più che altro, grazie ai lavoratori stranieri. I dati pubblicati oggi dall’indagine sulle forze lavoro relative al terzo trimestre del 2008 mostrano un mercato del lavoro che tra giugno e settembre del 2008 non ha perso posti di lavoro. Nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 6,1 per cento rispetto al secondo trimestre.
Anche se non vi è stato il crollo temuto, la situazione del mercato del lavoro segna un chiaro peggioramento su base annua. Confrontando i dati con il terzo trimestre del 2007, i nuovi occupati nell’anno sono stati 100 mila circa, una quantità decisamente inferiore a quella registrata negli ultimi due anni.
Il dato forse più significativo su base annua è la leggera caduta del tasso di occupazione, ossia del rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa. E’ la prima volta da diversi anni. Il motivo della caduta di questo rapporto è legata all’aumento del numero di lavoratori potenziali. Quest’ultima, a sua volta, è legata alla popolazione straniera e al suo assorbimento nel campione delle forze lavoro. Nel dettaglio, in un anno l’occupazione straniera è aumentata di 285 mila unità, mentre l’occupazione italiana è diminuita di circa 180 unità. In altre parole, dobbiamo ringraziare gli immigrati se il mercato del lavoro ha tenuto.
Sul fronte interno, si conferma il forte dualismo territoriale. L’occupazione nel Nord del paese è infatti aumentata dellÂ’1 per cento, quando nel mezzogiorno si è registrata una diminuzione dello stesso ammontare. Anche questo dipende in larga misura dagli immigrati, perché sappiamo bene che gli immigrati sono molto più mobili e tendono a spostarsi in posti a maggior domanda di lavoro.

PARMACRACK, L’INNOCENZA DELLE BANCHE

Nel processo Parmalat di Milano, (quasi) tutti assolti tranne il fondatore dell’azienda Calisto Tanzi. Assolti soprattutto i manager di Bank of America che sono stati certamente in buoni e frequenti rapporti con Tanzi per tutto il periodo in cui il crack è stato in fase di cottura.
Non succede solo in Italia. Anche nelle cause civili intentate negli Stati Uniti, Bank of America e Citigroup, l’altro grande istituto bancario implicato nella vicenda, l’hanno fatta franca. Sembra proprio che le grandi banche in un modo o nell’altro riescano sempre a non pagare.
E’ una sensazione molto sgradevole. Soprattutto in un periodo in cui a causa della crisi bancaria e finanziaria degli ultimi tre mesi, i governi di tutto il mondo hanno messo da parte un ingente ammontare di risorse pubbliche – dunque denaro dei contribuenti e quindi anche di quelli truffati – per ricapitalizzare le grandi banche, messe in difficoltà dall’evolversi della crisi di mutui e derivati.
Impunite e troppo grandi per fallire: non è forse un po’ troppo?
Non per la politica italiana. Di fronte a tutto ciò, con raro tempismo, il consiglio dei ministri prende in esame un decreto milleproroghe, il solito decreto milleproroghe di fine anno, che tra le altre cose rinvia di sei mesi i termini dell’entrata in vigore della class action, cioè la possibilità di azione collettiva risarcitoria da parte dei truffati in situazioni come Parmalat e Cirio.
Proprio un bel regalo di Natale per i risparmiatori italiani!

A 65 ANNI IN PENSIONE, SE BEN CHE SONO DONNE

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito l’equiparazione dell’età di pensionamento tra uomini e donne. E in Italia nasce un vivace dibattito. Ma che cosa dice esattamente la sentenza? Ecco chi sono le lavoratrici coinvolte, come si applica la disposizione, e qual è il senso. Ma è davvero un provvedimento contro le donne o un altro passo verso la parità?

UN UOMO SOLO CONTRO LA DEFLAZIONE

La discesa dei prezzi di oggi potrebbe trasformarsi in deflazione e aggravare così la crisi. E’ il timore di Ben Bernanke, che per questo ha portato il Fed Funds Rate quasi a zero, per dare fiato ai consumatori e agli investimenti. Ma il presidente della Fed è anche l’unico a combattere questa battaglia. Perché gli Stati Uniti sono nel periodo di transizione fra due presidenti e l’Europa si muove con una lentezza da pachiderma. Soprattutto per la posizione della Germania.

SE LA FED PUNTA AL TASSO ZERO: TRE DOMANDE A TOMMASO MONACELLI

Cosa significa azzeramento (o quasi) del tasso di interesse?

“La decisione di cui parliamo è una decisione di portare a zero – o meglio a un intervallo compreso tra 0 e 0,25 – il costo a cui le banche ufficialmente possono scambiare fondi tra di loro o attingere fondi direttamente dalla Banca centrale americana. EÂ’ un modo per riconoscere il fatto che le condizioni nel mercato del credito negli Stati uniti vanno sempre più peggiorando e che c’è necessità di incentivare le banche a scambiarsi fondi tra di loro. EÂ’ una decisione abbastanza irrilevante perché il mercato e quindi gli scambi fra le banche erano già arrivati a tassi vicini allo zero e quindi la Fed non sta facendo altro che seguire quello che il mercato ha di fatto ratificato da diversi mesi.”

Lei quindi non giudica positivamente questa operazione senza precedenti della Federal Reserve?

No, la giudico come qualcosa di assolutamente inevitabile e prevedibile, la cosa interessante sarà vedere da qui in poi come la Fed condurrà la politica monetaria perché è chiaro che i tassi di interesse – che significa quanto costa dare e prendere a prestito denaro – non possono andare sotto lo zero. Quindi, quanto i tassi raggiungono un livello prossimo allo zero, la banca centrale non ha più modo di stimolare lÂ’economia e di rendere il denaro più a buon mercato. Da qui in poi sarà interessante vedere quali strumenti verranno utilizzati e su questo aspetto ci sono moltissime ipotesi che vengono fatte.”

Secondo lei come si regolerà di conseguenza la Banca Centrale Europea?

 “La Bce ha un poÂ’ più di margine perché sta partendo da tassi di interesse più alti; è stata più graduale nel ridurre i tassi perché lÂ’acuirsi della crisi è stato meno violento però la sensazione è che la crisi si stia deteriorando anche in Europa. Credo dunque che arriveremo a decisioni di ulteriore ribasso dei tassi anche da parte della Bce e a livello di tassi che in Europa non si vedevano da decenni.”

RISPARMI CHE MIGLIORANO LA GIUSTIZIA

La spesa per giustizia ha un’incidenza relativamente modesta sul bilancio dello Stato, ma un rilevante impatto sul sistema economico. In questo comparto, una corretta azione di spesa pubblica deve perseguire contemporaneamente obiettivi di risparmio e di miglioramento dei risultati. E l’elenco degli interventi possibili comprende razionalizzazione organizzativa del settore, revisione della geografia giudiziaria, riduzione degli oneri sulle intercettazioni, processo telematico, sistema a forfait per l’onorario degli avvocati.

RICERCA PER INDICE H

La valutazione della ricerca avrà sempre più risvolti concreti, perché una parte delle risorse pubbliche sarà attribuita sulla base dei risultati conseguiti da ciascun ateneo. Tutti gli indici bibliometrici hanno ovviamente il limite di esprimere in modo estremamente sintetico l’attività di un ricercatore. Tuttavia, si può provare a utilizzare l’indice h fondato sull’impatto dei risultati conseguiti dai docenti di una università o facoltà. Ecco la classifica per atenei e settori disciplinari, se si considerano le pubblicazioni dei professori ordinari di Economia.

Pagina 1121 di 1422

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén