MERCOLEDì 24 GIUGNO 2026

Lavoce.info

NESSUN COMPROMESSO SULLE MACERIE

Il Governo ha tempo fino a domani per decidere se tenere in un’unica consultazione, in un unico election day, elezioni europee, amministrative e referendum sulla legge elettorale. Lo stato risparmierebbe 173 milioni (stime, probabilmente per difetto, del Ministro Maroni che, più da esponente di un partito che da Ministro, si è speso molto per non fare l’election day), e i cittadini risparmierebbero altri 200 milioni di costi indiretti. In totale 373 milioni: uno spreco di risorse che non possiamo permetterci soprattutto dopo il terremoto in Abruzzo.
Un Governo responsabile dovrebbe prenderne atto, tenere conto del plebiscito che sul web c’è stato in questi settimane a favore dell’election day e, dunque, cambiare la data del referendum.
Eppure quello che si profila all’orizzonte è un "compromesso" molto costoso per i contribuenti e per chi ha bisogno di aiuto dallo Stato: il referendum sulla legge elettorale si dovrebbe tenere il 21 giugno con il secondo turno delle amministrative. E’ un compromesso che costerebbe al contribuente circa 300 milioni, tra costi diretti e indiretti. Infatti, il ballottaggio in Italia, in genere, coinvolge un terzo dellÂ’elettorato potenziale e solo i collegi in cui ci sono elezioni provinciali e in cui si vada al ballottaggio. Secondo le nostre stime, solo 21 delle 63 province potenzialmente coinvolte, torneranno a votare a due settimane dal voto alle europee. Le altre 88 province italiane (81 per cento del totale) saranno chiamate a votare unicamente per il referendum. Di qui lo spreco enorme di risorse che si avrebbe anche in questo caso.
Ma che razza di compromesso è questo? Qui stiamo barattando una soluzione che fa risparmiare soldi allo Stato e tempo e denaro alle famiglie con una soluzione che costa ai contribuenti e a chi va a votare – e che per giunta riduce la partecipazione al voto, uno dei valori conclamati nella nostra Costituzione – pur di fare un piacere a un partito. E perché gli italiani tutti devono subire il diktat di un partito, votato dall’8 per cento dei cittadini? EÂ’ un compromesso inaccettabile soprattutto dopo il terremoto.

Il Pil sulla scala Mercalli

I terremoti sono eventi eccezionali e imprevedibili che però purtroppo si ripetono in luoghi e tempi diversi. I dati derivanti dalle sfortunate esperienze di tanti paesi del mondo ci mostrano che le conseguenze di un terremoto come quello abruzzese sulla crescita di lungo periodo sono negative e di entità non marginale. La buona qualità delle istituzioni di un paese è però in grado di attenuarne in modo significativo i costi sociali.

OSPEDALI INSICURI: CHI RISPONDE?

Quest’anno, la giornata mondiale della salute è stata dedicata dall’Oms alla sicurezza delle strutture sanitarie nelle situazioni di emergenza, proprio nei giorni del terremoto che ha causato il crollo dell’ospedale dell’Aquila. Un ospedale incompiuto per oltre 30 anni, simbolo di una sanità regionale in forte disvanzo, in cui una rete ospedaliera inadeguata perchè mai razionalizzata permette di ottenere molti finanziamenti.

IL SOLE TRIPLA A

Gli albergatori della Versilia si sono scagliati contro i meteorologi per le loro errate previsioni sul tempo di Pasqua. In questi giorni di vacanza in molte località del centro Italia il sole splendeva e il caldo era quello tipico della primavera inoltrata. Ma gli alberghi erano quasi vuoti a causa delle previsioni di pioggia. “Non è possibile essere penalizzati da chi si ostina a prevedere il tempo senza un po’ di equilibrio”, ha dichiarato il sindaco di Forte dei Marmi. E gli amministratori locali non escludono di avanzare richieste di danni contro le “meteo-Cassandre”.
Eppure il rimedio contro questa eccessiva indipendenza dei vari colonnelli televisivi esiste ed è semplice. Basta richiedere che le previsioni siano approvate da albergatori, ristoratori e gestori di stabilimenti balneari. Anzi, si potrebbe richiedere che siano gli operatori turistici stessi a pagare chi fa le previsioni del tempo. Annunci pioggia? Non ti pago e mi rivolgo a chi è disposto a prevedere che il sole splenderà sempre. Proposta eccessiva? Problemi di conflitti di interesse e affidabilità delle previsioni? Ma no. Nessun timore. In fondo si tratta solo di copiare un modello esistente, ben noto e che ha prosperato per molti anni: quello dei giudizi emessi dalle agenzie di rating.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

I commenti alla notizia d’una nuova revisione del T.U. del 2008 in materia di sicurezza sul lavoro evidenziano che, al di là dell’enfasi sulla questione delle pene, alle istituzioni pubbliche si chiedono azioni di carattere sostanziale e non una super-produzione normativa, che spesso comporta adempimenti solo cartacei. L’accento cade sulla formazione, sulla cultura della sicurezza, sulla capacità organizzativa della pubblica amministrazione nell’attività di vigilanza. Si tratta di un segnale preciso della distanza che separa l’intervento legislativo che si preannuncia rispetto alle reali attese dei lavoratori, datori di lavoro e operatori del settore della sicurezza.
È uno strano destino quello della sicurezza del lavoro: terreno di tante convergenze ideali e di altrettante divergenze nella realtà concreta. Tutti concordano sul fatto che le norme sono molte, forse troppe per assicurare un’effettiva applicazione, eppure si continua a produrre normazione. Senza considerare che le ripetute modifiche legislative, se da un lato possono migliorare l’apparato giuridico formale, dall’altro comportano costi elevati in termini di certezza del diritto, di prassi degli organi di vigilanza e di contenzioso giudiziario.
Tutti sono persuasi che le pene abbiano un valore soprattutto simbolico e di coazione psicologica all’osservanza degli obblighi di prevenzione, eppure si continua ad intervenire sull’apparato sanzionatorio penale, alzando o abbassando limiti minimi e massimi. Tutti sono convinti che bisogna privilegiare gli investimenti in formazione, informazione, cultura della sicurezza: a questi principi s’è ispirata la legislazione a partire dalla metà degli anni ’90, ma a distanza di 15 anni dal d. lgs. n. 626/94 si deve constatare che non c’è abbastanza formazione e una vera cultura è ancora in gran parte da costruire. Da questo punto di vista, certo non aiuta la sovrabbondanza e la complessità della normativa; la formulazione di regole che, anziché rivolgersi chiaramente ai diretti destinatari (spec. datori di lavoro e lavoratori), spesso sono comprensibili solo da pochi specialisti. 
Tutti reclamano più attività di vigilanza e maggiori controlli, eppure si progettano procedure di certificazione e di attestazione che consentano di evitare o ridurre lÂ’incidenza o la frequenza dei controlli. Non c’è dubbio che le procedure di certificazione possano servire a sviluppare buone prassi e modelli organizzativi virtuosi in materia di sicurezza, così come i sistemi di certificazione della qualità dei prodotti e dei processi produttivi sono idonei a selezionare le “buone” imprese, che però – non va dimenticato – rimangono pur sempre sottoposte alla verifica ed eventualmente alla sanzione del mercato. La certificazione ai fini della sicurezza intende creare un vantaggio competitivo rispetto alle imprese che ne sono sprovviste e un affidamento pubblico che dovrebbe giustificare una minore esigenza di controllo, ma allora non si comprende perché, secondo la modifica dellÂ’art. 27 T.U. del 2008, il possesso di tale certificazione non rappresenti più un requisito indispensabile, solo “privilegiato”, per la partecipazione a gare dÂ’appalto pubblico e per lÂ’accesso ad agevolazioni, finanziamenti e contributi pubblici. Sembra di capire, cioè, che i sistemi di certificazione relativi alla sicurezza non prevedano sanzioni in termini di mercato né tanto meno verifiche pubbliche, anche perché dapprima sÂ’era pensato di affidare allÂ’INAIL i concreti poteri accertativi, ma il riferimento pare scomparso dallo schema di decreto approvato del Governo.

ITALIA IN CONTROTENDENZA SUGLI AIUTI ALLO SVILUPPO

La Banca Mondiale chiede ai paesi industrializzati di destinare lo 0,7 per cento dei pacchetti anticrisi per interventi a sostegno di infrastrutture e welfare nei paesi in via di sviluppo più esposti. E alcune nazioni aumentano di conseguenza gli stanziamenti. Non l’Italia, dove la progressiva riduzione delle risorse rischia di togliere alla struttura di cooperazione qualsiasi incentivo a riformarsi. Soprattutto, manca un impegno politico esplicito e coerente. Sugli aiuti allo sviluppo, l’Italia agisce come una economia piccola o in transizione, non da presidente del G8.

IL TERREMOTO TRA VERA PREVENZIONE E FALSA FATALITA’

I terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. Si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche, prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi e esaminando la frequenza degli eventi in quella zona. Perché nei terremoti c’è una certa regolarità, un ritmo. Ma la previsione non serve a ordinare un’evacuazione, serve a sapere dove le case vanno costruite secondo criteri antisismici. E il problema più grave dell’Italia è proprio l’inadeguatezza delle infrastrutture anche di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste.

DA ROMA A BRESCIA: GLI APPETITI DELLA POLITICA NON MUOIONO MAI

I sindaci di Milano e Brescia hanno deciso: Renzo Capra se ne deve andare dal vertice di A2A. Ai più questo nome non dirà molto. Si tratta di una persona ben oltre la soglia della pensione, che per decenni ha gestito ASM Brescia (da un paio di anni fusa con la AEM Milano in A2A), facendone probabilmente la migliore tra le imprese “municipalizzate” del paese. AllÂ’avanguardia per servizi quali il teleriscaldamento o lo smaltimento dei rifiuti, con profitti ragguardevoli, ecc. Non perfetta, forse, ma tra le imprese “politicizzate” forse una numero uno. L’ha guidata per decenni, passando attraverso amministrazioni di vari colori, che mai lo hanno messo in discussione. Ora, a un anno dalle elezioni che hanno segnato un ulteriore passaggio di mano del Comune di Brescia (dalla sinistra alla destra), viene allontanato. Pare non abbia più la fiducia dellÂ’azionista di riferimento.
Non si tratta di una impresetta. Bensì un’impresa quotata in Borsa, la maggiore impresa energetica del paese a parte Eni ed Enel. Se fosse avvenuto appena fatte le elezioni, forse sarebbe stato meno grave. Ma un’entrata a gamba tesa di questo tipo è ancora più grave.
E’ interessante vedere come segua una vicenda simile a Roma, dove il sindaco Alemanno ha allontanato l’amministratore delegato di un’altra impresa quotata, Acea, colpevole di …? Bah, forse di averla resa troppo “impresa” rispetto a quello che era in precedenza.
In questo periodo in cui l’intervento pubblico assume forme sempre più sguaiate, anche in queste imprese locali la politica avanza. E lo fa nei modi meno nobili e per fini, a dir poco, poco chiari.E’ necessario reclamare rispetto sia per i piccoli azionisti, sia per quanto di “imprenditoriale” si è riusciti a fare anche nel settore pubblico. Questa aria di restaurazione e di rinnovati appetiti spartitori preoccupa e non poco.

UN PROBLEMA DI ESTERNALITÀ FINANZIARIA

La crisi ci insegna non solo che un problema di esternalità finanziaria può condurre a effetti devastanti sui bilanci delle banche quando i prezzi degli asset cominciano a scendere. Ma anche che la necessità di svendere attività fortemente illiquide, può aggravare la situazione, esacerbando i problemi di liquidità. Ma come prevenire gli eccessi di espansione della leva e del credito? Ricordando che dove c’è un’esternalità, c’è una imperfezione del mercato. Che richiede una regolamentazione. E le nuove regole non possono prescindere dal concetto di rischio aggregato.

AFFIDO CONDIVISO: FA BENE A FIGLI E SOCIETA’ *

Ogni anno in Italia un numero rilevante di bambini e ragazzi è coinvolto nella dissoluzione del proprio nucleo familiare. La legge 54 del 2006 ha stabilito che la modalità ordinaria di affido dei minori fosse quella della condivisione tra i due genitori. Due recenti lavori econometrici riferiti agli Stati Uniti mostrano che si è trattato di un provvedimento lungimirante. Ha effetti positivi sull’andamento scolastico dei figli dei separati e più in generale sugli incentivi alle coppie affinché stabilizzino la loro relazione attraverso il matrimonio.

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