MERCOLEDì 24 GIUGNO 2026

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IL TEMPO DELLE SCELTE

La strada del governo per affrontare la crisi è basata sull’attendismo. Una strategia rischiosa che può costare cara al nostro paese. Anche perché non è detto che il peggio sia passato. Vi sono segnali positivi nell’economia mondiale, ma sull’Europa incombe la crisi dei paesi dell’Est. In più il terremoto rischia di peggiorare ulteriormente i nostri conti pubblici. E’ tempo di definire con chiarezza le priorità di politica economica. Poniamo quattro domande in merito al Ministro Tremonti. Augurandoci che risponda al più presto.

MA L’ITALIA NON PENSA AL CLIMA

Ormai tutto il mondo, America compresa, ha preso coscienza del problema dei cambiamenti climatici, che raggiunge dimensioni nuove per gravità e globalità. E molti paesi hanno improntato a politiche di sostenibilità ambientale anche i pacchetti di stimolo economico in funzione antirecessiva. Fa eccezione il nostro paese, che con una mozione approvata dal Senato, chiede di rivedere anche il cosiddetto pacchetto europeo 20-20. Nessuna proposta italiana di azione neanche per il G8 ambiente in programma nei prossimi giorni a Siracusa.

COME ASSICURARSI DALLE CALAMITA’ NATURALI

Si torna a parlare di un’assicurazione obbligatoria contro i danni provocati dalle calamità naturali. Si avrebbe così una distribuzione uniforme del costo dei rischi. Le tecniche assicurative consentirebbero una stima equa dei danni e dei risarcimenti. I danni privati verrebbero coperti da un’industria privata, lasciando all’intervento dello Stato le spese di primo soccorso e di ripristino dei luoghi pubblici. Le compagnie di assicurazione punterebbero a ridurre i risarcimenti futuri attraverso un’opera di monitoraggio e di incentivo all’applicazione di misure preventive.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

La maggior parte dei commenti sottolinea come l’imposta sui ricchi colpirebbe di fatto solo chi le tasse le paga, ossia il lavoro dipendente. L’obiezione è giusta, tuttavia va ridimensionata: infatti l’evasione è
minore fra i redditi alti. Aggiornando al 2007 l’esercizio svolto da Paladini, si osserva quanto segue: l’82% dei contribuenti con più di 125 mila euro sono dipendenti e/o pensionati, ma i redditi da lavoro dipendente o da pensione rappresentano in quella fascia soltanto il 45% del reddito totale. Inoltre, la lotta all’evasione fiscale è un obiettivo da realizzarsi nel medio-lungo periodo: nell’immediato è più facile reperire risorse da misure una tantum. Alcuni osservatori propongono di reintrodurre o aumentare l’Ici: è una strada percorribile e giusta. L’abolizione dell’Ici sulla prima casa ha infattI aumentato la disuguaglianza e provocato una perdita di risorse per gli enti locali, data la sottostima del relativo fondo compensativo, di circa 338 ml di euro. La sola reintroduzione dell’Ici sulla prima casa varrebbe circa 2 mld. di euro. Solo che nè l’agenda politica del governo nè dell’opposizione mi pare contempli manovre sull’Ici .
Infine una imposta sui redditi alti, vincolata nella destinazione a favore dei poveri e/o dei terremotati, ci ricorda che dai momenti difficili (la crisi economica, il terremoto) è possibile uscire anche attraverso atti concreti di solidarietà da parte di chi sta meglio ed è più fortunato. Anche perchè l’elevato debito pubblico del nostro paese ci impedisce di finanziare gli aumenti di spesa (gli ammortizzatori sociali o la ricostruzione) attraverso il ricorso a nuovi disavanzi.

Vorrei poi rispondere all’autore del commento (joy.joyce ) che contesta un errore di metodo nella procedura di stima: si sbaglia, nonostante il tono delle sue obiezioni non lasci spazio a dubbi.
La proposta Franceschini non chiarisce infatti su quale quota si applicherebbe il contributo di solidarietà: pertanto l’aliquota aggiuntiva può gravare, per chi dichiara più di 120 mila euro, tanto sulla parte eccedente i 75 mila euro quanto su quella che oltrepassa i 125 mila euro. Entrambe le soluzioni sono possibili. Ho scelto la prima per due motivi: il gettito è maggiore e si avvicina a quanto previsto dal Pd; inoltre la seconda opzione si configurerebbe non come un contributo straordinario, ma come una riforma strutturale dell’irpef che aggiungerebbe di fatto uno scaglione ai cinque attuali.

IL FEDERALISMO NON SI FONDA SULL’IVA

Il disegno di legge Calderoli prescrive che le funzioni fondamentali delle Regioni debbano essere finanziate, oltre che dai tributi propri e dall’addizionale Ire, attraverso una compartecipazione al gettito Iva. E che una quota garantita a tutte le Regioni sia determinata al livello minimo assoluto sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni in una sola regione, la Lombardia. Ma cosa succede se il gettito Iva varia di anno in anno, sia in aggregato sia in relazione alla distribuzione territoriale?

PIANO CON LA CASA

Governo e Regioni hanno raggiunto l’accordo sul Piano casa. L’impianto normativo è cambiato rispetto alla prima stesura e le Regioni mantengono autonomia in materia. Nel frattempo, anche il tragico terremoto dell’Abruzzo ha indotto qualche ripensamento. Ed è stato aggiunto l’obbligo per il progettista di verificare il rispetto della normativa antisismica in caso di ampliamenti. Resta difficile stabilire l’impatto economico del piano perché non si è ancora in grado di stimare il numero di edifici residenziali a cui si potrà applicare l’incremento di volumetria.

E LA BANCA CENTRALE VA IN TERRITORI INESPLORATI

Le normali politiche monetarie adottate dalle banche centrali non funzionano in una crisi economica come quella attuale. Sono necessarie misure non convenzionali: come aumentare la qualità di moneta comprando titoli di stato. E’ quanto ha fatto la FED che ha seguito una strategia basata su tre misure: prestare alle istituzioni finanziarie, fornire liquidità direttamente ai mercati monetari e del credito, acquistare titoli a lungo termine.. La BCE. Invece, non ha intrapreso questa via. Il motivo? Il prestatore di ultima istanza è uno solo, lo Stato. Difficile svolgere questo ruolo senza un’autorità fiscale alle spalle, che ripiani eventuali perdite.

QUANTO VALE LA TASSA PER RICCHI

Il terremoto in Abruzzo ha riportato la discussione sull’idea di una tassa tantum sui redditi superiori a 120mila euro. Prima del sisma la proposta era stata lanciata dal Partito Democratico per aiutare i ceti sociali più poveri ad affrontare la crisi economica. In tale ipotesi la misura riguarderebbe quasi 200mila contribuenti e metà dell’extragettito proverrebbe dal Nord- Ovest. Una misura non sufficiente a risolvere i problemi strutturali del nostro welfare, ma dal forte connotato simbolico a fronte della catastrofe abruzzese.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Come diversi lettori hanno scritto, la diatriba sulla prevedibilità via radon o meno è relativamente poco importante. Il terremoto a L’Aquila era previsto: non da una settimana ma da anni. La domanda quindi è, perché case ed edifici pubblici, anche recenti, sono crollati?
Altri lettori si interrogano sulla questione della previsione in tempo (quasi) reale. Rispondiamo tornando a sottolineare un punto che ci sembra particolarmente importante: il radon come possibile precursore di eventi sismici si studia da più di trent’anni, e non solo in Italia ma in tutto il mondo. Dai risultati di anni di ricerche si evince che un picco nelle emissioni di radon non è un valido precursore di un terremoto: l’unico "modello" a disposizione della comunità scientifica è questo. Un lettore scrive che il radon "poteva essere usato almeno come segnale, se falso tanto meglio": ma, come fanno notare altri lettori, anche una evacuazione ha dei costi: enormi costi economici e anche un rischio in termini di vite umane. Se le probabilità che un segnale geofisico osservato sia in effetti un fenomeno precursore di un grande evento sismico è, come nel caso del radon, molto bassa, è del tutto logico non ordinare un’evacuazione. L’alternativa, difficilmente sostenibile, sarebbero evacuazioni continue. Scegliere la "tolleranza zero" rispetto ai rischi naturali è una filosofia condivisibile: ma allora dovremmo semplicemente abbandonare tutte le città costruite in zone ad elevato rischio sismico (Udine, Messina, Reggio Calabria,…) e trasferire la popolazione altrove in via definitiva.
Molti suggeriscono che il ricercatore Giuliani possa aver scoperto qualcosa a cui la comunità scientifica non è ancora arrivata. Dal momento che Giuliani lavorava nell’ombra, senza pubblicare (perché?) i suoi risultati, varrà la pena verificare. Per ora siamo costretti a essere scettici: per esempio, stando a un articolo pubblicato online da La Repubblica proprio il 6 aprile, "nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto," dice Giuliani, "quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon." Ora, un modello scientifico che mette in relazione un fenomeno locale come l’emissione di radon con eventi a mille chilometri di distanza è, allo stato attuale delle conoscenze, difficilmente difendibile. Anche perché, come detto, stiamo parlando di fenomeni che sono già ampiamente conosciuti e studiati. Le emissioni di radon, in particolare, vengono monitorate un po’ dappertutto perché, come è stato ricordato da un lettore, chi vive in una zona soggetta a questo fenomeno rischia di trovarsi la casa radioattiva. UnÂ’altra ragione di scetticismo è la scelta da parte di Giuliani di non sottomettere i suoi risultati alla procedura del peer-review, necessaria per la pubblicazione su riviste scientifiche.
Il radon continuerà ad essere studiato, e gli autori si augurano che questa ricerca porti buoni frutti. Continuare a discuterne ora, però, rischia di far dimenticare le previsioni che esistevano già, quelle delle mappe che collocano i comuni colpiti in prima e seconda zona nella classificazione sismica del territorio: le zone a più alto rischio. Bisognerà capire se e perché queste previsioni sono state ignorate. Concludiamo ripetendo il commento di un altro lettore, che parafrasando bene senso e motivazione del nostro articolo incoraggia ad "attivarsi ed esigere, come cittadini, investimenti in reti di sorveglianza, infrastrutture e personale tecnico specializzato per monitorare il paese. Ma dedicare anche cura ed attenzione a che venga definita e soprattutto applicata la normativa tecnica che consente a tanti di vivere e sopravvivere a terremoti ben più devastanti di quello pur terribile dell’Abruzzo. È ciò che possiamo fare in concreto. Ed è ciò che finora non è stato fatto."

QUANDO L’IMPRESA QUOTATA INFORMA SUL WEB

L’informazione finanziaria che le società quotate hanno l’obbligo di pubblicare ora può essere diffusa via internet anziché attraverso i quotidiani. Così l’Italia si allinea tardivamente alle regole degli altri paesi europei. Un vantaggio economico per le imprese, ma la perdita di una fonte di reddito per gli editori. Che protestano in nome della trasparenza tradita. Perchè, secondo loro, i risparmiatori non avrebbero abbastanza confidenza con la rete.

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