MARTEDì 23 GIUGNO 2026

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ASPETTANDO LA PRIMA DECISIONE DI FINANZA PUBBLICA

Nonostante la crisi peggiore del Dopoguerra, questo governo non ha preso finora decisioni di finanza pubblica. Se consideriamo i saldi netti, vediamo che il Dpef certifica che non ci sarà alcuna manovra per rilanciare l’economia o per migliorare i conti pubblici nel 2010. Ma ancor di più preoccupa l’assenza di una impronta riformatrice dell’esecutivo. Istruttivo in proposito il caso delle pensioni. Intanto, i conti vanno male. E la necessità di controllare la spesa pubblica dovrebbe essere una priorità. Non ci resta che sperare nella prima Decisione di Finanza Pubblica.

LA CINA CRESCE. MA QUANTO?

Secondo le stime ufficiali, la Cina torna a crescere a livelli pre-crisi. Una buona notizia, anche se non significa automaticamente la fine dei problemi nel mondo occidentale. Perché il potere di traino dei paesi asiatici rispetto al resto dell’economia mondiale è comunque limitato. In più, i dati prodotti dal governo cinesi non sono sempre affidabili come quelli dei paesi Ocse. Arrivare alla predisposizione di statistiche il più possibile condivise a livello mondiale dovrà essere un obiettivo ineludibile dei futuri G20.

LA DIFFERENZA FRA UNO SCUDO E UNA DISCLOSURE

Lo scudo fiscale italiano non è la stessa cosa della dichiarazione volontaria sui capitali esportati introdotta negli Stati Uniti. La filosofia dei due provvedimenti è completamente diversa. Il nostro è anonimo, mentre negli Usa è previsto un pieno disvelamento dell’esportatore di capitali. Di là dell’oceano si devono pagare le imposte eventualmente evase, da noi c’è appunto la salvaguardia dello scudo. E dunque si tratta di un condono. Dal quale però restano comunque escluse le violazioni Iva, sulla base delle norme europee.

SETTE DOMANDE AL MINISTRO TREMONTI

Il 15  luglio 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dpef per il periodo 2010-13. Una sconcertante novità è finora passata sotto silenzio: l’impiego del Modello econometrico ITEM (Italian Treasury Econometric Model), a scopo previsionale e di valutazione delle riforme intraprese (1). Alla luce delle reiterate manifestazioni di sfiducia verso gli economisti, è urgente che il Ministro dell’Economia risponda alle seguenti sette domande:

  1. Signor Ministro dellÂ’Economia, come e quando ha conosciuto il Modello ITEM impiegato nelle previsioni del DPEF 2010-13?
  2. Signor Ministro è disponibile la documentazione relativa al Modello ITEM? Chi ne è l’economista ideatore?
  3. Nel corso di questa elaborazione, quante volte ha avuto modo di incontrare tale persona?
  4. Nel corso di questi incontri ha anche discusso con lui/lei le stime delle elasticità del gettito fiscale rispetto alle basi imponibili, responsabili delle rosee previsioni per l’indebitamento pubblico?
  5. Come definirebbe il concetto di “elasticità”?
  6. Come descriverebbe le ragioni del suo sorprendente interesse per i Modelli econometrici, alla luce dello scetticismo più volte manifestato nei confronti degli economisti e dei loro metodi?
  7. Quando ed in che occasione ha avuto modo di conoscere e frequentare lÂ’Econometria?

(1) Il modello ITEM è stato impiegato per le previsioni di consumi ed investimenti nel 2009 (p.7), la valutazione dell’impatto macroeconomico delle misure anticrisi (p.19), la stima dell’effetto della crisi sull’output potenziale (p.45), la stima dell’effetto della riforma della PA sulla produttività totale dei fattori e sul tasso di crescita (p.57).

UNA RIFORMA CHE VALE QUANTO KAKÀ

Anche la manovra d’estate rimanda ai posteri gli interventi sull’età pensionabile. Solo per le donne che lavorano nel pubblico impiego cambia qualcosa: dal 2010, i requisiti anagrafici per andare in pensione saliranno gradualmente da 60 a 65 anni, equiparandosi a quelli degli uomini. E’ una ennesima scelta contro il pensionamento flessibile. Ma soprattutto è una riforma destinata ad avere un effetto molto limitato sui conti pubblici: negli anni in cui questo Governo sarà in carica, i risparmi saranno dell’ordine di 100 milioni.

IL TEMPO BELLO DELL’ECONOMIA POLITICA

Io che d’anni ne ho diversi
ben ricordo i giorni persi
a studiare economia:
quanta, quanta nostalgia

Eran provvidi quei testi,
ch’oggi appaiono modesti,
degli autori sol nostrani,
Vito, Fanno ed il Bresciani,

pure aggiungo il Di Fenizio.
La chiarezza avean per vizio
e non v’erano d’eguali
pe’ insegnar i fondamentali.

Era allora ben chiarito
che può andar distribuito
la ricchezza c’hai prodotto,
e che il pasto pria va cotto.

A quel tempo il PIL correva,
il benessere cresceva,
era il debito contato,
alla lira l’Oscar dato.

Si trovava il posto a vita,
con l’industria su in salita,
pure in crescita il terziario
e chi mai era il precario?

Oggi i tempi son cambiati
ed i testi, assai ingrossati,
son tradotti dall’inglese,
presto pure dal cinese.

Sono pieni d’equazioni,
ma non danno soluzioni
all’Italia declinante.
Della crisi devastante,

i segnali hanno ignorati:
gli anni 30? Non pensati,
mentre tossica finanza
creò carta e non sostanza.

Ci vorrebbe un altro Adamo
o un Pareto anche italiano,
meglio ancora un Maynardo
che lontano abbia lo sguardo.

Ma frattanto meditate
su Caritas in Veritate!

MAI PIÙ CONDONI. DOPO IL PROSSIMO

L’evasione sembra imbattibile. Il ministro Tremonti confida troppo nel federalismo fiscale, mentre dovrebbe ripristinare le misure per la tracciabilità dei flussi commerciali e finanziari che il suo predecessore Visco aveva introdotto. Ma è un’ipotesi che non sembra politicamente praticabile. Si avvicina allora, a dispetto di ogni solenne promessa, un nuovo condono

IL DILEMMA DEL BANCHIERE NELLA STRETTA CREDITIZIA

In Italia le imprese ricorrono ai prestiti di più banche. Ma se si diffonde l’idea che un’azienda è in difficoltà, tutti gli istituti bancari chiedono contemporaneamente il rientro dei fidi. Condannandola al fallimento. La soluzione si può trovare in forme di coordinamento fra le banche creditrici. Diventerebbe più facile anche la ristrutturazione del debito. Come è accaduto, ad esempio, per la Fiat. Il rischio è la collusione fra le banche, con un rialzo congiunto dei tassi di interesse praticati. Un aspetto sul quale giocano un ruolo importante le autorità di controllo.

G8, PAESI POVERI E PROMESSE DA MANTENERE

Cosa hanno deciso i leader del G8 per gli aiuti per combattere la povertà? Hanno semplicemente ribadito impegni già molte volte mancati. E’ stata anche introdotta una nuova iniziativa sulla sicurezza alimentare che, seppur importante, sarà probabilmente insufficiente a garantire risultati concreti. Nel frattempo, la crisi globale sta avendo effetti più negativi di quanto si pensasse sui paesi in via di sviluppo. Importante che essi vengano inclusi nei processi di decisione sul futuro dell’economia globale. E inevitabile che Il G8 passi il testimone al G20.

TESTIMONIANZA D’UN SUPERSTITE DELLA CRISI

Quando alla radio udii
“Il peggio è già passato !”
da casa dipartii
col volto un poÂ’ irritato.

Ma poi tornò tal voce
“Ce  l’hai dietro le spalle !
Il pessimismo nuoce,
altri raccontan balle “.

E aggiunse ancor la stessa
“Non sai di economia ?
EÂ’ scienza triste e fessa
senza psicologia”.

Tra me e me pensai
“Non credo più all’astrologo”
e dritto me ne andai
in cerca dÂ’un psicologo.

Uno mi ricevette,
ancor non cÂ’era gente;
giusta attenzion mi dette
strizzando la mia mente.

“Vede signor” mi espose
“il suo problema è niente.
Aumenti le sue spese
e goda immensamente”.

Rimasi un poÂ’ perplesso
a udir tale favella.
Ma ritornai in me stesso
di fronte alla parcella.

“Vede, signor dottore”
gli dissi risoluto
“ha fatto un grande errore:
non son quel che ha creduto,

i soldi mi han lasciato,
fuggendo con la crisi”.
Che non lÂ’avrei pagato
ben tristemente ammisi.

Ma, visto il  suo sconcerto,
aggiunsi “O mio psicologo,
la pagherò, stia certo;
però… senta un astrologo”.

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