VENERDì 17 APRILE 2026

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LA RICERCA DIMENTICATA

La manovra approvata dal Consiglio dei ministri contiene una serie di interventi per il sostegno alle imprese. Ma nulla cambia per gli investimenti in ricerca e innovazione. Le agevolazioni continuano a essere governate da un meccanismo complesso di prenotazione e autorizzazione che non dà alcuna garanzia alle aziende. Manca il ritorno all’automaticità del credito d’imposta chiesto da Confindustria. A parole, tutti continuano a dirsi convinti che ricerca e innovazione sono vitali per la crescita del paese. Ma agli annunci non seguono comportamenti coerenti.

AGCOM E IL GIOCO DELLE TRE CARTE

La relazione annuale dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni sottolinea la fine del duopolio televisivo con il sorpasso di Sky su Mediaset. Ma è un messaggio fuorviante. Perché nasconde l’evoluzione dell’audience tra i principali canali, vero indicatore di allarme rispetto al problema del pluralismo. La pay-tv è un modello di televisione che non ha bisogno di grandi livelli di pubblico. E mentre la scomparsa del mondo televisivo tradizionale è ancora lontana, Mediaset conferma la posizione dominante sul mercato pubblicitario, con una quota del 55,1 per cento.

IDEE NUOVE IN BANCA

Uscite tutto sommato indenni dalla crisi grazie alla loro prudenza, le banche italiane sono ora sotto accusa proprio per un eccesso di prudenza. Ovviamente, devono garantire un equilibrato e diffuso accesso al credito che in questo momento è l’unica garanzia per la sopravvivenza di molte piccole imprese. Ma è importante che mantengano l’autonomia nelle scelte di allocazione e nelle valutazioni delle strategie, senza subire surrettizi condizionamenti. E’ il momento per tutti gli attori del sistema di trovare nuove idee. E il coraggio di realizzarle.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Desidero ringraziare i lettori per l’interesse mostrato e i commenti all’articolo. Provo a chiarire alcune perplessità che sono emerse.

AGGREGAZIONE E DATI DISPONIBILI

Il dataset disponibile è uno dei pochi che consente di analizzare i mercati del lavoro italiani nel complesso, ma in esso purtroppo non sono disponibili informazioni molto dettagliate sul tipo di impiego pubblico (se Ministeri, Enti Locali, Università, ecc.). Tuttavia, un approfondimento che è possibile fare con i dati a disposizione è quello di distinguere i dipendenti pubblici in qualifiche come operai, impiegati, dirigenti e insegnanti. Operando questa distinzione è possibile analizzare, ad esempio, la probabilità di diventare insegnante pubblico se il proprio padre è (o è stato) insegnante pubblico. Ebbene, si può mostrare che la probabilità di diventare impiegato pubblico cresce di 8 punti percentuali se il padre è (o è stato) impiegato pubblico (partendo da una media nel campione del 12%). Per gli insegnanti la probabilità aumenta di 3 punti percentuali (partendo da una media nel campione del 5%).

CONFRONTO CON I LAVORATORI PRIVATI

In un’altra analisi ho stimato la probabilità di “fare lo stesso lavoro del padre”. Le stime non sono direttamente confrontabili con le altre fornite in precedenza ma consentono un confronto tra impieghi pubblici e alcuni lavori nel settore privato.
Gli impiegati pubblici e gli insegnanti pubblici hanno una probabilità rispettivamente del 24% e del 25% in più di fare lo stesso lavoro del padre, i liberi professionisti del 16%, gli imprenditori del 12%, gli autonomi dell’11%, gli impiegati del settore privato seguono il padre per il 12% in più, gli operai del settore privato “seguono” con circa il 19% in più (le percentuali sono definite rispetto alla categoria di riferimento: lavoro nel settore agricolo). Da notare che i lavoratori classificati come “operai” del settore pubblico “seguono” con meno probabilità il lavoro del padre. Per altre categorie non emergono differenze statisticamente significative (anche perché le osservazioni in ogni categoria non sono molte).
Le differenze tra impiegati e insegnanti pubblici nei confronti delle categorie del settore privato sono rilevanti e statisticamente significative (allÂ’1%).
Il nepotismo nel settore privato sembra quindi esistere, anche se di dimensioni più contenute. In linea di principio, nel settore privato esiste un meccanismo di contenimento di questo fenomeno: in mercati in cui esiste un certo grado di concorrenza, se si assumono in una impresa persone poco competenti le performance dell’organizzazione tendono a peggiorare e ne paga le conseguenze l’imprenditore.

DIFFERENZA TRA VARIAZIONE PERCENTUALE E VARIAZIONE IN PUNTI PERCENTUALI

E’ fuorviante dire che si ha un incremento dell’11% se si passa dal 24% al 35%. Una variazione percentuale è sempre il rapporto tra la variazione e il livello di partenza. Per distinguere questi due aspetti, gli economisti parlano di un incremento di 11 punti percentuali ma di variazione percentuale del 44%. Per chiarire può essere utile un esempio. Se il tasso di disoccupazione passa dal 10 al 15% è evidente che si tratta di un aumento considerevole e non è corretto dire che la disoccupazione è aumentata del 5%. L’aumento è del 50% (basta riflettere su quanti disoccupati in più ci sono).

RUOLO DEI DIRIGENTI, INCENTIVI E CONCORSI

Il concorso pubblico e le procedure formali non credo aiutino molto. Come suggerivo nell’articolo, potrebbe essere utile lasciare ai dirigenti ampia libertà di scelta ma legare la loro remunerazione (o le possibilità di promozione, o la progressione economica) alla performance dell’organizzazione. Per esempio, nelle scuole si potrebbe lasciare libertà ai presidi di assumere gli insegnanti, ma condizionare remunerazione/carriera del preside alla performance della scuola. Esiste un problema di misurabilità della performance, ma qualcosa può essere fatto (si veda ad esempio la proposta di Checchi, Ichino, Vittadini, 2008)

COSTI DEL NEPOTISMO

Il nepotismo non presenta un costo monetario diretto ma comporta un “costo opportunità”. Assumere persone poco competenti – per via di legami familiari – implica un costo dato dalla differenza tra la produttività della persona assunta e la produttività del candidato competente non assunto. In altre parole, se si recluta un cattivo insegnante il costo è rappresentato da una peggiore preparazione degli studenti rispetto a quella conseguibile da un professore più capace. Forse per lo Stato non ci sono maggiori uscite, ma l’inefficienza è ugualmente rilevante.

L’ULTIMO G8

Gli otto grandi del mondo si incontrano tra pochi giorni in Italia, a L’Aquila. Ma ha ancora senso una riunione dei G8, quando ne sono esclusi paesi come Brasile, Cina o India? Tanto più che le decisioni prese dal G8 non saranno certo accolte con entusiasmo da paesi che non hanno avuto nessuna voce in capitolo. Forse è giunto il momento di sciogliere il G8 e sostituirlo col G20. E cominciare a pensare seriamente alla creazione di meccanismi permanenti che possano proporre soluzioni concrete ai problemi del mondo.

L’IMMIGRATO CHE VENNE DAL MARE

Lampedusa è considerata la porta d’ingresso dell’immigrazione illegale in Italia. Frenando gli sbarchi, si può far credere di contrastare in maniera incisiva gli ingressi irregolari. Ma gli arrivi dal mare rappresentano soltanto una modesta frazione di un fenomeno variegato e complesso. La stragrande maggioranza degli immigrati entra in un modo molto più semplice e meno rischioso: con un regolare visto turistico. Quando scade, il turista si trasforma in immigrato irregolare. Magari perché ha trovato un lavoro, nero, nelle famiglie o imprese italiane.

INDOVINELLO: UNO E TRINO, ANZI…?

Chi sarà mai l’unico economista italiano a cui Tremonti non dice “silete”, non intima di stare zitti “per igiene”?
Vediamo di arrivarci con indizi successivi.
Primo indizio. E’ uno e doppio. E’ uno, ma doppio è il suo cognome. L’unico commentatore a scrivere in prima pagina su due testate nazionali (Corriere della Sera e Sole 24 Ore) al tempo stesso. 
Secondo indizio. Anzi, è uno e trino perché ripete almeno tre volte i suoi elogi al suo compagno valligiano che di monti ne vanta ben tre.
Terzo indizio. Ecco in effetti alcuni stralci dei suoi interventi sul Corriere della Sera. Il 7 novembre 2008 scriveva: “nella crisi il nostro Paese ha rivelato un Ministro dellÂ’economia, Giulio Tremonti, di impostazione europeista e allÂ’altezza della situazione sia negli Ecofin sia in Italia con l’impronta da lui data ai decreti legge 155 e 157 del 9 e del 13 ottobre”. Il successivo 17 dicembre così descriveva la politica economica del Ministro: “Si tratta di un progetto di politica economica di ampio respiro presentato nitidamente nelle prime pagine del Dpef”. Passavano due settimane e il 30 dicembre voleva chiudere lÂ’anno con un “razionale è stata la scelta del Cipe di sbloccare subito sei miliardi di euro per infrastrutture da selezionare, in un elenco già disponibile, nei prossimi due mesi”.  Bene anche lÂ’inizio del 2009, il 13 gennaio così scriveva “In questa crisi, per ora, il nostro Paese, troppo spesso criticato, si è comportato bene”.  Il 6 febbraio ribadiva “Nel Dpef del luglio scorso vi è un valido programma di legislatura con riforme strutturali”. E così via. Per poi chiudere nel suo ultimo articolo, il 22 giugno: “Il Governo dellÂ’Economia ha adottato misure fino ad ora adeguate e calibrate alle nostre condizioni di finanza pubblica che Giulio Tremonti tiene bene sotto controllo”. Un vero antidoto al disfattismo che pervade gli economisti italiani, insomma.
Quarto e ultimo indizio. Più che uno e trino, è uno e…

Quintio e Orazio

Abbiamo ricevuto 15 risposte esatte e una errata. Forse troppo facile…

QUOTIDIANI DI PARTITO: IL CONTO E’ SALATO

Per ogni copia venduta di un quotidiano politico, ce ne sono tra le sette e le nove che tornano indietro. I giornali politici non hanno infatti una focalizzazione territoriale né un pubblico omogeneo. Due caratteristiche che pesano sulla distribuzione e sulla raccolta pubblicitaria. A cui si aggiunge una costosa e forse inutile vocazione generalista. Sopravvivono solo grazie ai contributi pubblici. Che però dovrebbero incentivarli a trovare nuove forme di diffusione, più adatte alle loro caratteristiche. Come gli abbonamenti o i siti internet.

L’ASTA FANTASMA

Una parte di spettro frequenziale destinato alla telefonia mobile di terza generazione è stato appena assegnato attraverso un curioso caso di applicazione dei meccanismi di asta. Ma è tutto il sistema delle frequenze a essere gestito in modo inefficiente in Italia. Come dimostrano in primo luogo i blocchi concessi alle televisioni in modo pressocché gratuito. In ogni caso, allo Stato restano incassi limitati da una risorsa pubblica che ha invece un grande valore economico. Una situazione del tutto irragionevole considerati i nostri problemi di finanza pubblica.

LA POLITICA AI TEMPI DI YOUTUBE

Anche la politica comincia a essere influenzata dal Web 2.0. Lo si è visto con la campagna presidenziale negli Stati Uniti. E con il caso Serracchiani da noi. Tanto che Internet può essere ormai considerato come il misuratore più tempestivo delle fortune dei politici nei paesi più sviluppati. Quanto al rischio che i candidati propongano ciò che è adatto al mezzo e non ciò che è adatto ai cittadini, c’è già il precedente della televisione. YouTube abbassa il costo d’entrata nella produzione e distribuzione dei messaggi. Ma l’attenzione del pubblico resta una risorsa limitata.

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