DOMENICA 12 APRILE 2026

Lavoce.info

IMMIGRAZIONE NON È UGUALE A CRIMINALITÀ

Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente del Consiglio sull’equivalenza tra immigrazione e criminalità. Vero o falso? Berlusconi non ha fornito numeri a supporto della sua affermazione. Dai dati disponibili sul sito dell’Istat si ricava però che pur con un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati. Le statistiche documentano invece che nello stesso periodo la quota degli stranieri sul totale dei detenuti è stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana.

UNA PRECISAZIONE DI MARIO SENSINI

Ahimé. Da giornalista vecchio stile, oserei dire da vero cane da guardia, Roberto Ceredi mi ha beccato. Mi cospargo il capo di cenere ed ammetto di aver sciato un paio dÂ’ore con due ministri e qualche parlamentare a Sestola, e pure di essermi sciroppato il convegno "La Montagna per l’Italia, l’Italia delle Montagne", organizzato dai Parlamentari Amici della Montagna e dal Consiglio dei Maestri di Sci.
Mi duole che ciò abbia sollevato la sua indignazione: a me, e credo anche ai colleghi che erano a Sestola e che hanno lavorato, come ai nostri giornali, ha risparmiato se non altro di prendere un buco.
Vorrei comunque tranquillizzare Ceredi. Non uso passare le mie vacanze o fare gite con ministri o parlamentari. Anche se, forse proprio perché sono il presidente pro-tempore del GIS, lo sci club dei giornalisti italiani, fondato nel 1934, affiliato alla Fisi e riconosciuto dal Coni, sugli sci sfiderei chiunque.
Ai parlamentari, a Sestola, le abbiamo suonate. Sabato prossimo tocca ai Vigili del Fuoco del Lazio e agli autofilotranvieri dell’Atac di Roma, a Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Anzi, visto che ci siamo potremmo chiudere questa spiacevole vicenda con una bella gara di slalom gigante, o anche di fondo, tra i giornalisti e gli economisti de lavoce.info. Sempreché vogliate sporcarvi le mani con noi e non abbiate paura di prenderle. Sportivamente vostro,
Mario Sensini
Presidente del Gis (Giornalisti italiani sciatori)

Ringraziamo Mario Sensini della sua garbata precisazione e auguriamo al Gis di cogliere vittorie nei confronti di tutte le categorie con cui si misurerà. Effettivamente i giornalisti convenuti a Sestola non hanno soltanto sciato ma hanno anche lavorato. Ce ne siamo accorti dai servizi nei tg di sabato 30 gennaio e dai giornali di domenica 31 che hanno dato ampio spazio al conferimento del titolo di maestro di sci ad honorem al ministro dell’Economia e alle sue dichiarazioni, quasi sempre inserite nelle cronache del World economic forum; un felice asse Davos-Sestola.
R.C
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TREMONTI, DOPO LO SCI IL CALCIO

Il Ministro Tremonti non è nuovo a cambiamenti di opinione improvvisi. Pochi mesi dopo aver introdotto la Robin Hood tax per tassare le banche per i loro eccessivi profitti è stato costretto ad approntare i Tremonti-bonds per ricapitalizzare alcune di esse (rimanendo peraltro assai offeso dal fatto che le due principali banche italiane abbiano snobbato i T-bonds). Dopo avere accusato la Unione Europea di essere -con la sua eccessiva burocrazia, l’invadente regolamentazione e l’euro troppo forte- la causa del declino economico italiano e la quinta colonna di una presunta invasione cinese di merci e persone, adesso il Ministro Tremonti ha scoperto un grande amore per l’UE. E ha proposto di creare una Nazionale della UE. “Dopo l’Erasmus sarebbe fantastico avere una squadra di calcio comune” (Corriere della Sera, 2 febbraio 2010). Il Ministro è certamente a suo agio con lo sci ma di calcio ne mastica evidentemente poco. Nel calcio la tradizione è (quasi) tutto. E’ per la tradizione che il Regno Unito conserva ancora gelosamente il privilegio di avere 4 squadre “nazionali” che competono separatamente a Europei e Mondiali. Senza che nessuno abbia mai sentito il bisogno di avere la squadra del regno Unito. Nel calcio le identità nazionali sono tuttora fortissime e siamo certi che le partite della nazionale UE sarebbero come un All-Star game: non se le filerebbe nessuno. Ma c’è una cosa che ci incuriosisce: che ne pensa della proposta Tremonti il neo-candidato alle elezioni provinciali di Brescia, Renzo Bossi, indimenticato Team Manager della Nazionale Padana?

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringraziamo tutti i lettori per i loro commenti. Rispondiamo collettivamente. Intanto, un aggiornamento. La settimana scorsa la Grecia ha emesso titoli quinquennali per 8 miliardi di euro; la domanda è stata di 25 miliardi; il rendimento offerto è elevato (6,2%) ma non drammatico (l’Argentina paga il doppio). La capacità del governo greco di emettere agevolmente debito – pur pagando un adeguato premio al rischio – dimostra che i mercati finanziari stanno scommettendo sul fatto che il paese, se necessario, verrà aiutato dagli altri (bail out). Sembra quindi prevalere l’idea che questa sia la scelta più conveniente per gli altri paesi europei, come suggerito nel nostro articolo.
Peraltro, concordiamo con i numerosi lettori (lo dicevamo in conclusione dell’articolo..) che sottolineano la contraddizione tra l’unione monetaria e l’assenza di coordinamento tra le politiche fiscali e macroeconomiche dei paesi membri. In assenza della possibilità di svalutare, occorrerebbe un accentramento delle decisioni in materia di politica fiscale e macroeconomica, per evitare l’accumularsi di forti divergenze tra un paese e l’altro. Per quanto estremamente difficile sul piano politico, questa dovrebbe essere la direzione in cui muoversi nel futuro, se si vuole evitare che problemi simili si ripetano.
Un’altra osservazione giusta è che l’Italia – insieme ad altri paesi quali Spagna e Portogallo – non è messa molto meglio della Grecia, quanto a debito pubblico. Ma è messa meglio in termini di capacità di esportare, il che significa che l’apparato industriale del paese, almeno in parte, ha saputo aggiustarsi ai nuovi vincoli indotti dalla moneta unica. Questo rende più sostenibile il nostro debito pubblico nel lungo periodo. Inoltre, in questa fase i mercati finanziari penalizzando in modo particolare la Grecia, probabilmente per la inaffidabilità dei suoi conti: avere rivisto in modo repentino e vistoso i saldi di finanza pubblica genera incertezza sulla vera entità del risanamento necessario.
Infine, molti lettori osservano, giustamente, che per rimanere nell’area euro la Grecia – così come altri paesi mediterranei – sarà costretta ad attuare politiche assai impopolari. Vero. Ma è anche vero che l’uscita dall’euro spingerebbe quei paesi verso uno “scenario argentino”, fatto di insolvenza, svalutazione, inflazione, tassi d’interesse elevati, ecc. Qual è il male minore?

QUEI PRINCIPI CADUTI SULLO SCUDO

Lo scudo fiscale solleva dubbi di costituzionalità perché viola il criterio del giusto riparto dei carichi pubblici espresso dall’eguale contribuzione di tutti i soggetti. E la sanzione prevista è molto inferiore rispetto alle aliquote ordinarie, senza collegamento con queste. Ma la misura contrasta anche con un principio cardine della Comunità europea: introducendo un trattamento di favore per chi ha evaso l’imposta, altera le condizioni di concorrenza.

NUOVE METROPOLITANE, VECCHI ABBAGLI

Per ridurre traffico e inquinamento, amministrazioni e cittadini puntano sui grandi investimenti in infrastrutture di trasporto collettivo. Tanto che anche una piccola città come Aosta pensa di costruire una metropolitana. Ma le grandi opere urbane realizzate di recente o in fase di progetto hanno ricadute piuttosto modeste sulla domanda complessiva di mobilità e sulla ripartizione modale fra trasporto individuale e collettivo. Anche perché al momento della decisione si tendono a sottostimare i costi e a sovrastimare la domanda.

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IL MALE OSCURO DELL’ECONOMIA ITALIANA

L’Italia è un grande, bel paese
dove dolce è il vivere e cortese,
pur piove, ma poi risplende il sole,
lÂ’aria risuona di musiche e parole.

Da tempo tuttavia il PIL è stracco
si cresce poco, non si va allÂ’attacco,
sembra dÂ’esser tornati nel Seicento,
quando il declino seguì al Rinascimento.

C’è un male oscuro che ci rode tutti
la navicella più non fende i flutti,
noi pigri, pingui e rilassati,
gli altri paesi cÂ’ hanno sorpassati.

Negli anni ‘80 fu buono il consuntivo,
grazie invero al debito eccessivo,
ma si costrusse lungo le spiagge e i fiumi,
crebbe il sbilancio assieme alli consumi.

Siam divenuti alquanto benestanti,
ma ora i soldi più non son bastanti
e il consumare, ancor non s’è compreso,
richiede si produca quello che vien speso.

Giunse la crisi e non più si può far senza,
dellÂ’efficacia ed anco di efficienza;
qui, come diceva il Gino, è tutto da rifare,
perché la nostra barca sta per arenare.

Dunque se in futuro vuolsi restare vivi
si dovrà, tosto, riuscir più produttivi
a cominciar dai pubblici serventi,
restii a fatiche ed alla pausa attenti.

Più rapida giustizia, più reddito al lavoro
il Sud alla riscossa, allÂ’istruzion ristoro,
un equo fisco e poi la TAV si faccia,
guerra a chi evade, al criminal la caccia.

Ecco che serve per scongiurar ruina,
per risalir la china,Â…. scordandosi la Cina.
Il male oscuro fa accapponar la pelle,
ma noi ce la faremo, a riveder le stelle!

Sì lo confido, sperare m’è conforme,
quindi, tranquillo, attendo le riforme,
ma pur se sono afflitto dai malanni,
finirà che campo ….almen fino a cent’anni.

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Ringrazio i lettori per i loro commenti. La vicenda di cui dò conto nell’articolo si inserisce purtroppo in una storia pluriennale (Cigolini) in cui ai proclami circa l’importanza della scuola, non solo per ragioni di sviluppo civile e di ben-essere, si è associato nei fatti un progressivo disinteresse dei governi e del parlamento ma anche della stessa società civile, tra cui gli stessi genitori. Ciò nonostante quello che l’istruzione può significare per il futuro dei figli e per la crescita dell’economia (per una valutazione al riguardo rinvio a un recente lavoro di Banca d’Italia). La partecipazione molto limitata dei genitori alla vita scolastica (come rileva sconsolato Grasso) indebolisce il formarsi di un movimento d’opinione in grado di contrastare provvedimenti rivolti solo a far cassa. Ciò sia riducendo i finanziamenti statali alle scuole pubbliche, con prevedibili conseguenze sulla qualità dei servizi di base (insegnamento, attrezzature, pulizia e manutenzione dei locali) che lo Stato si mostra in grado di fornire a cittadini in erba, sia attingendo in modo surrettizio alle tasche delle famiglie (anche nelle modalità non “volontarie” indicate da A. Marotta).
Relativamente alla posizione dissonante di Stucchi, concordo con Celenza che sarebbe opportuno dedicare tempo e attenzione per esprimere valutazioni informate sulla situazione attuale della scuola. Quanto alla domanda di Paola credo che sia difficile dare una risposta. Una nota ministeriale che doveva essere il principale elemento informativo per definire i bilancio del 2010, giunta oltre il tempo massimo, contravvenendo nella tempistica e nei contenuti alle normativa in vigore e alle buone pratiche nei rapporti contrattuali con imprese private, la dice lunga circa la considerazione in cui sono tenuti la buona amministrazione e un rapporto trasparente con le famiglie. Il rifiuto da parte di singoli genitori a contribuire “volontariamente” può creare in queste condizioni una conflittualità tra famiglie e con gli interlocutori diretti – insegnanti e dirigenti scolastici – che potrebbe finire per peggiorare nell’immediato le già precarie condizioni ambientali in cui i nostri figli studiano. E’ mia opinione che solo una partecipazione più diffusa e istruita (anche la lettura dei bilanci delle scuole è una forma di educazione finanziaria; Grasso) delle famiglie possa incidere sulla politica per la scuola, con ciò cercando di assolvere ai doveri che i genitori hanno di aiutare fattivamente a creare un futuro migliore per i loro figli.

Perché la Grecia non può fallire

Occhi ancora puntati sulla Grecia, soprattutto per gli effetti che la gestione del caso potrebbe avere sul destino futuro e la governance della moneta unica europea. Un intervento di sostegno al paese potrebbe avere effetti negativi sulla credibilità dell’unione monetaria. Ma i costi del non intervento sarebbero ancora più alti. Resta il problema di come evitare che simili eventi si ripetano in futuro. Più in generale è sostenibile un’unione monetaria in cui i paesi membri continuano a essere sostanzialmente sovrani sul piano fiscale?

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