L’Italia è un grande, bel paese
dove dolce è il vivere e cortese,
pur piove, ma poi risplende il sole,
lÂ’aria risuona di musiche e parole.
Da tempo tuttavia il PIL è stracco
si cresce poco, non si va allÂ’attacco,
sembra dÂ’esser tornati nel Seicento,
quando il declino seguì al Rinascimento.
C’è un male oscuro che ci rode tutti
la navicella più non fende i flutti,
noi pigri, pingui e rilassati,
gli altri paesi cÂ’ hanno sorpassati.
Negli anni ‘80 fu buono il consuntivo,
grazie invero al debito eccessivo,
ma si costrusse lungo le spiagge e i fiumi,
crebbe il sbilancio assieme alli consumi.
Siam divenuti alquanto benestanti,
ma ora i soldi più non son bastanti
e il consumare, ancor non s’è compreso,
richiede si produca quello che vien speso.
Giunse la crisi e non più si può far senza,
dellÂ’efficacia ed anco di efficienza;
qui, come diceva il Gino, è tutto da rifare,
perché la nostra barca sta per arenare.
Dunque se in futuro vuolsi restare vivi
si dovrà , tosto, riuscir più produttivi
a cominciar dai pubblici serventi,
restii a fatiche ed alla pausa attenti.
Più rapida giustizia, più reddito al lavoro
il Sud alla riscossa, allÂ’istruzion ristoro,
un equo fisco e poi la TAV si faccia,
guerra a chi evade, al criminal la caccia.
Ecco che serve per scongiurar ruina,
per risalir la china,Â…. scordandosi la Cina.
Il male oscuro fa accapponar la pelle,
ma noi ce la faremo, a riveder le stelle!
Sì lo confido, sperare m’è conforme,
quindi, tranquillo, attendo le riforme,
ma pur se sono afflitto dai malanni,
finirà che campo ….almen fino a cent’anni.