Il sistema universitario italiano comprende atenei statali, privati e telematici, con caratteristiche e finalità diverse. Non si tratta di scegliere quale modello sia “migliore”, ma di costruire un ecosistema in cui ciascuno possa dare un contributo.
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L’IA automatizza un numero sempre grande di attività cognitive. Così come la diminuzione dello sforzo fisico ha reso fondamentale lo sport per la nostra salute, l’università potrebbe essere ripensata come spazio di allenamento del pensiero.
Quando in una classe universitaria cresce il numero di donne, migliora il clima di studio e di collaborazione, senza che ne soffrano i risultati accademici. È una lezione particolarmente interessante per i corsi di laurea ancora a prevalenza maschile.
Dimezzare il numero degli appelli d’esame, come ha fatto dal 2010-2011 la facoltà di economia dell’Università di Bologna, avvantaggia gli studenti. Diminuisce infatti il tasso di abbandono, la laurea arriva più spesso in corso e i voti non ne risentono.
La presenza di sedi universitarie ha ripercussioni positive sui territori, ma non favorisce un processo di convergenza economica. Anzi, rafforzando i vantaggi competitivi delle province che ospitano le facoltà, amplia differenze di reddito e produttività.
Una buona parte delle risorse per il diritto allo studio universitario è arrivata negli ultimi anni da fondi Pnrr. Si tratta per definizione di risorse temporanee. Intanto si è ampliata la platea dei possibili beneficiari. I rischi che si prospettano.
Tre fattori influenzano la scelta di iscriversi o meno all’università: l’indirizzo di istruzione secondaria superiore frequentato, le differenze nei contenuti di apprendimento, le diverse aspirazioni. L’analisi empirica mostra l’iniquità del meccanismo.
Il livello di istruzione terziaria è fondamentale per crescita e innovazione, ma in Italia i laureati sono ancora pochi: solo il 20 per cento dei lavoratori, con forti differenze tra settori. Il vantaggio economico di una laurea magistrale rispetto alla triennale è presente, ma meno marcato che in altri paesi europei e molto variabile a seconda delle discipline. Anche l’attrattività internazionale delle università resta bassa: meno di cinque studenti su cento provengono dall’estero. Sul fronte del dottorato, l’Italia si colloca a metà classifica europea, con prevalenza di percorsi in ambito STEM.
Ne parliamo in questa serie di grafici.
Durante la pandemia, il governo ha stanziato risorse straordinarie per le università per impedire che la crisi sanitaria si trasformasse in crisi educativa e scientifica. Da quell’esperienza si possono ricavare vari insegnamenti per migliorare il sistema.