L’estensione del sistema Ets ai termovalorizzatori nasce dalla corretta considerazione che anche lo smaltimento dei rifiuti urbani produce emissioni. Ma il prezzo del carbonio dovrebbe essere pagato da chi mette sul mercato i prodotti da smaltire.
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Siamo indietro nella raccolta e nel riuso dei rifiuti elettrici ed elettronici. Ai danni ambientali si sommano quelli economici perché così non si recuperano le “materie prime critiche”. Si tratta di una questione da affrontare con una visione globale.
La fine del mercato tutelato dell’energia ha scatenato una gara di chiamate telefoniche indesiderate che promettono contratti mirabolanti. Per il successo della liberalizzazione, servono regole chiare e costruite su misura dell’utente più sprovveduto.
La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento sugli imballaggi che prevede un complesso pacchetto di misure. Forse sarebbe stato meglio fissare un target di riduzione e lasciare i paesi liberi di scegliere come raggiungerlo.
Il meccanismo del profit-sharing introdotto per incentivare raccolta e riutilizzo dei rifiuti è senz’altro utile, ma ha alcuni difetti. Per premiare le iniziative migliori andrebbero previsti obiettivi di circolarità e una deduzione standard dai costi.
Pur di non parlare di inceneritori, le regioni propongono soluzioni sperimentali al problema dei rifiuti. A gestire i flussi in eccesso dovrebbe essere un soggetto nazionale permanente, capace di programmazione e pronto a valutare sistemi alternativi.
La raccolta differenziata è indispensabile, ma restano scarti non riciclabili, per i quali mancano impianti adeguati a chiudere il ciclo. Così il no agli inceneritori porta a situazioni gravi come quella di Roma. Con la discarica come unica soluzione.
Dopo il referendum sull’acqua pubblica del 2011, il sistema è regolato dai principi dell’ordinamento europeo, senza alcun tradimento della volontà popolare. Ora è tempo di rinunciare agli slogan e concentrarsi sui problemi, per trovare soluzioni.
Anche il Rapporto Asvis cade nella trappola di attribuire le carenze del sistema idrico al mancato rispetto della volontà popolare espressa col referendum del 2011. Mentre la responsabilità è di chi ancora si oppone al processo di modernizzazione.
Nel mettere a punto gli incentivi in materia ambientale, il governo si è concentrato sull’efficienza energetica trascurando quella idrica. Basterebbero piccoli interventi mirati per ridurre consumi, sprechi e inquinamento. Alcune proposte per la sostenibilità.