L’euro digitale fa un passo avanti decisivo al Parlamento europeo, ma il percorso della sua introduzione è ancora lungo, anche per le resistenze del settore bancario. Sarà disponibile se tutto va bene nel 2029. Intanto il mercato lavora alle alternative.
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La proposta di Raffaele Fitto sui fondi di coesione ha suscitato proteste. Ma delinea un’opzione strategica di medio-lungo periodo, più che essere una misura emergenziale. Sembra infatti ridefinire le priorità verso cui orientare le risorse disponibili.
Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.
Con la guerra in Iran la presentazione del Documento di finanza pubblica è diventata un passaggio delicato. Più che chiedere la sospensione del Patto di stabilità, il governo dovrebbe insistere per investimenti collettivi su energia e altri beni pubblici europei.
L’ipotesi di impiegare il Mes per finanziare la difesa europea avrebbe qualche vantaggio. Ma solleva criticità istituzionali, democratiche e giuridiche, compresa la frammentazione territoriale e il rischio di creare politiche “extra-Trattato”.
Il rafforzamento dei mercati dei capitali è un obiettivo strategico dell’Europa, per sostenere investimenti e crescita. Resta però la diffidenza verso la Borsa. Non serve irrigidire il quadro regolatorio, va resa conveniente e sostenibile la quotazione.