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Author: Riccardo Cesari

NON TUTTI I QUANT VENGONO PER NUOCERE

Considerare i quant come principale colpevole della crisi non rende giustizia alla realtà dei fatti perché la categoria ha fatto parte di una complessa macchina da soldi per pochi e da rischi per tutti. Ma non c’è bisogno di una matematica nuova per la finanza, basta un uso intelligente degli strumenti quantitativi, anche sofisticati, che la finanza matematica acquisisce e sviluppa. Per esempio, il Regolamento emittenti della Consob fa esplicitamente il ricorso alle metodologie dei quant per la quantificazione del grado di rischio degli strumenti offerti ai risparmiatori.

COSA CI ASPETTA NEL 2009. COL PESSIMISMO DELLA RAGIONE

Tutti si chiedono quando finirà la crisi. Si dice anche che se i problemi sono iniziati sul mercato delle case degli Stati Uniti, è probabile che sia lì che finiranno. Dal 2006 sul Chicago Mercantile Exchange viene quotato un contratto future sull’indice S&P Case-Shiller, costruito per quel mercato. Dagli andamenti delle sue quotazioni si ricava che la discesa continuerà fino a metà 2010 accumulando una perdita del 35 per cento.

ALLA RADICE DELLA TEMPESTA PERFETTA

Dopo anni di deregulation e decenni di scarsi controlli, di sfiducia nei sistemi di prevenzione e di vigilanza sugli intermediari, la crisi del credito è scoppiata negli Stati Uniti e da lì si è estesa a tutto il mondo sviluppato. Le origini del problema sono dunque chiare. Il piano approvato dal Congresso punta a rimediare agli effetti e non alle cause della crisi. Per essere efficace dovrebbe invece ri-regolare i mercati e aiutare le famiglie incapienti con mutui. Tanto più che un programma di agevolazioni immobiliari alle famiglie avrebbe molteplici effetti positivi.

LA FIDUCIA ABBASSA I TASSI

L’approvazione del nuovo Regolamento emittenti della Consob rappresenta un salto di qualità assai significativo verso regole efficaci di correttezza e trasparenza dei mercati e per la prevenzione di incomprensioni, inefficienze e persino vere proprie crisi di fiducia. Dovrebbe essere interesse degli stessi intermediari finanziari, attenti alle esigenze dei clienti e alla creazione di rapporti di lungo periodo, favorire l’adozione di criteri regolativi che in ultima analisi si rivelano strumenti di salvaguardia e solidità anche sul lato dell’offerta.

QUANTO PUO’ RISCHIARE UN FONDO PENSIONE

Criteri, divieti e limiti agli investimenti dei fondi pensione sono regolati da un decreto di dieci anni fa. Nel frattempo molto è cambiato nei mercati finanziari per la deregolamentazione, la globalizzazione e l’innovazione finanziaria. Ecco perché il ministero dell’Economia ha pubblicato un documento di consultazione con le possibili linee guida di una nuova regolamentazione, da emanare entro la metà del 2008. Numerosi i temi caldi, dal controllo e gestione dei rischi all’estensione delle possibilità di investimento, alle regole contabili.

Il fondo pensione conviene, ma attenzione ai costi

Una simulazione sui quattro diversi modi di adesione alla previdenza complementare disponibili per i lavoratori italiani mostra che il risultato ottenuto con i fondi pensione è generalmente superiore a quello conseguibile con il Tfr per tutti gli orizzonti d’investimento. I benefici della previdenza complementare possono però essere pesantemente decurtati, e in taluni casi annullati, dalle commissioni sopportate dai lavoratori. E nella scelta si dovrebbe anche tener conto della disponibilità ad accettare rischi sugli investimenti previdenziali.

Quel vantaggio molto fiscale

I lavoratori italiani non sembrano percepire il trattamento fiscale particolarmente favorevole attribuito alla previdenza complementare. I calcoli mostrano che già dopo dieci anni di contribuzione al fondo pensione il valore dell’investimento supera del 14,2 per cento quello ottenibile con una pensione “fai da te” conseguita acquistando titoli. Dopo trenta anni lo scarto è del 23,8 per cento. Il risparmio d’imposta è tanto più alto quanto più elevata è l’aliquota marginale Irpef. L’unico rischio è che in futuro questo regime venga rivisto.

Lavoratori al quadrivio

Sotto ipotesi ragionevoli, la scelta migliore sembra essere l’adesione con contribuzione al fondo pensione, che permette di sfruttare il contributo del datore di lavoro, i vantaggi fiscali e l’eventuale maggior rendimento rispetto alla rivalutazione del Tfr. In termini di tasso di rendimento conviene aderire con la più bassa aliquota contributiva e la più alta quota di Tfr. Mentre una più elevata aliquota contributiva consente di coprire il gap previdenziale con maggiore facilità e in minor tempo. Avversione al rischio e liquidabilità.

Dove andrà il tfr maturando

Quanto andrà al Tesoro, quanto ai fondi pensione e quanto rimarrà alle (piccole) imprese del Tfr maturando? Le disposizioni introdotte dalla Finanziaria sono entrate in vigore da pochi giorni e si può fare una valida stima sulla destinazione che prenderanno i flussi di Tfr nei prossimi due anni. Ma molto dipende dalla campagna informativa a favore della previdenza complementare: se dovesse risultare particolarmente efficace (passaparola e canali sindacali), la quota intercettata dai fondi pensione potrebbe essere più elevata, soprattutto a scapito del Tesoro.

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