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Author: Maurizio Maggini Pagina 3 di 5

LE TRIBOLAZIONI DEL CONSUMATORE

Del mio mondo tartassato
ora vado a raccontare,
qual sovrano del mercato,
che mi han fatto poi abdicare.

Ero il re consumatore,
propulsor de la domanda,
io del ciclo inver motore,
dell’offerta il chi comanda.

Quando l’euro  fu  zecchino,
la mia pizza margherita,
nello spazio di un mattino,
diventò più saporita.

Tutti i prezzi su in salita,
pane, pasta, luce e  gasse,
rincarò la ribollita,
ma non scesero le tasse.

Pur di banca son cliente
e a investir molto prudente,
ma fu lì che un bel mattino
mi trovai col bond ‘rgentino.

Sopraggiunta è recessione,
cala il pollo e  la benzina,
ma va su l’integrazione
ed il figlio sta in panchina.

I miei sogni han fatto crack,   
sono ognora più deluso,
anch’io spero nel  Barack,
ma  mi sento assai confuso.

Non mi tornano più i conti,
ma mi affido a Berlusconi,
pure ascolto il pio Tremonti,
mi rattrista assai Veltroni.

Or però giuro, leale,
che riprendo a consumare
e domani vo in filiale
quattro ruote  a ritirare.

Sono al meglio le intenzioni:
giungeran tempi più buoni!

LA CRISI

Tengo ancor sugli scaffali
i miei vecchi manuali,
dove allora s’insegnava
che sul prezzo comandava

la domanda con l’offerta,
che tiravan la coperta,
da sua parte ciascheduna
a favor di chi consuma.

C’era in banca la raccolta
dei depositi, ben folta,
ed i soldi risparmiati
alle aziende reimprestati.

Non di carta, ma reali
eran sì i fondamentali,
mentre il  deficit statale
più di tanto  non su sale.

Poi i tempi son cambiati,
ed apparsi i derivati
con i fondi ed i futuri,
dagli aspetti  un poco scuri.

Tutto fecesi globale,
la finanza agì letale
e le index delle banche
di limpiezza furon manche.

Il castello delle carte
costruito fu con arte,
però al soffio del Madoffie
son crollate le scartoffie.

Ma dell’onda del gran crackque,
mai nessuno si compiacque
di predire ch’era in vista
e silente, molto fu l’ economista.

Dei bei tempi ho nostalgia
del Fenizio e il De Maria,
quando l’IRI era un modello
e la crisi… si parava con l’ombrello,
mentre adesso è uno tsunami:
chissà… se basteran gli Obami!

I SOLDI NON BASTANO!

Dal piano alla collina,
dal monte alla marina,
di teste una foresta
da voce alla protesta.

Ovunque c’è un lamento
e chiedesi l’ aumento
perché finì la grana,
pria dell’ultima semana.

Ma il deficit è in affanno
e i soldi dove stanno?
Qualcuno mi risponda
che il Pil è qui ch’affonda.

Si pagan gli interessi
dei debiti pregressi,
c’è il costo della casta,
cui desinar non basta,

è poco  il che s’apprende,
ma molto più si  spende,
sui banchi della scuola,
mentre la sanità da sola

ha un buco così grande,
che sempre  più si espande
e tal che sballa i conti
che vuol quadrar Tremonti.

Si va presto in quiescenza,
per cui la previdenza
aumenta  il disavanzo:
ci pagherà la cena o pranzo?

Si spende in ospedale,
ben grande un capitale
e a Roma e alle regioni
che fanno i fannulloni?

Le casse sono vuote
il fisco in men riscuote;
sui sprechi giù l’accetta,
la cinghia va ristretta!

Non bastan più i milioni!
Ma lo saprà il Veltroni??

IL SENNO DEL POI

I più ricchi siam del mondo,
di un tesoro senza fondo,
che di senno del di poi
più di tutti abbiamo noi.

Quando al calcio la partita
agli azzurri è non riuscita,
assai chiaro “ l’aveo detto”
ciò a cui il Mister fa difetto.

Ogni fatto, anche privato,
poi che avvenne è contestato,
se c’è in ballo una questione,
poscia sol c’è spiegazione.

Ora accadde là a Vuol Stritte
che al disastro andaron dritte
grandi banchi e finanziari,
pria coi mutui immobiliari,

poi coi fondi e derivati,
sol di carta accreditati,
che bel belli hanno impaccato
e all’Europa rifilato.

Dopo il botto dei subpremi
si è costrutto teoremi
per spiegare l’accaduto
che nessuno ha preveduto.

Quando poi la Lehman è esplosa
tutti quanti han fatto chiosa
proprio tutti, i professori,
giornalisti e controllori,

però niun l’ha fatto ex ante,
se ne è scritto, ma a post stante.
E i modelli futuristi?
Che dicevan, chi li ha visti?

Poi c’è pure un buco nero:
le agenzie, cui diam tre zero.
Belli i tempi del Maynardo,
quando pur con qualche azzardo,

le grandezze eran reali,
merci, impianti e capitali,
c’era insomma la sostanza,
or di foglio c’è finanza!

LAUREATO CON 110 E LODO

Degli esami, le sessioni,
superar vuol Berlusconi
e al bel voto fare approdo:
110 e pure il lodo!

Il programma è alquanto duro,
chiede impegno duraturo,
basta chiacchiere e proclami
solo fatti, testa e mani!

Si cominci con la spesa
perché vada giù in discesa,
per cui dopo anche le tasse
si potranno far più basse.

All’esam dell’Energia
vi si porti geotermia,
poi si parli anche del vento
e del sol  lo sfruttamento,

ma si faccia il nucleare!
Importante è risparmiare,
per cui spengasi la luce
e il consumo si riduce.

Poi c’è il nodo concorrenza,
non possiamo farne senza,
ma il mercato però vale
pure per l’ente locale.

L’ICI venne depennata
e da Robin qual frecciata!
Il Brunetta è sceso in pista
contro il pigro e assenteista.

L’Alitalia dunque vola,
il grembiul si mette a scuola,
si è spazzata la monnezza,
con Maroni sicurezza!

Ma c’è pur l’opposizione,
candidato suo è Veltrone:
sembra poco preparato,
al momento è rimandato,
e per ora a “baccelliere”
sol promosso è il cavaliere.

IL PREZZO DEL GREGGIO

Sui giornali e i supplementi
van polemiche insistenti
sul perché sale il barile
ad un prezzo inversimìle.

Si sostiene che pel greggio
la tendenza è verso il peggio,
che d’offerta c’è carenza,
ma dell’olio non fai senza,

e che in India e pure in Cina
la domanda è repentina,
per cui il prezzo è triplicato
e a 200 è destinato.

Ma l’infausta quotazione
anche ha nom speculazione:
dice l’OPEC, ché l’offerta
è bastante e non scoperta

e che finanze oscure,
con i fondi e coi future,
pure al rame e ai cereali
fan mancar fondamentali.

Il Giavazzi sul Corriere
e Krugman col suo parere,
mostran  alquanta di paura
per la mondo-congiuntura.

Lo si è detto anche al G8
ed il Giulio ce ne ha edotto
che la nostra situazione
è da gran cogitazione.

Il consumo è giù in frenata,
l’ICI venne detassata,
il salario va innalzato,
ed il debito abbassato,

poi si tagli la pressione:
ma con quale dotazione?
Che farà il consumatore
quando va al distributore?

Tra i capelli pon le mani,
…non c’è più neppur Bersani!

LE CONSIDERAZIONI FINALI

Ogni anno a fine Maggio,
ci considera il gran saggio,
che là in Roma, all’azionario,
pur pacato, è duro il Mario.

Noi non siamo produttivi,
del competere siam schivi
e nel pubblico servizio
di sprecare abbiamo il vizio!

Il Prodotto stenta e arranca,
la domanda perman stanca,
alta ha il fisco la pressione,
più di tutti nell’Unione,

ed in busta il salariato
si ritrova dimezzato,
giacché il costo del paniere
insensibile è al calmiere.

Sta la scuola in gran ritardo
obsoleto è anche il goliardo,
la ricerca va svegliata
perchè ormai s’è appisolata.

Pure il merito scompare
e chi vuol darsi da fare,
avrà vita sempre dura,
contro la nomenclatura.

Passa gli anni in precariato
ed invecchia il diplomato,
mentre il fiacco dipendente
troppo presto è quiescente.

Son carenti le strutture,
troppe leggi e spesso oscure,
c’è un problem di sicurezza,
mentre abbonda la monnezza

Dice Draghi, si va male,
lento marcia lo stivale,
dovrà correre con foga
che sennò nel mare affoga.

Qui ci vuole uno spintone:
spingi forte oh Berluscone!

IL GOVERNO OMBRA

Ride al cielo e al solleone,
lieto il premier Berluscone,
mentre all’ombra se ne stanno
i ministri senza scranno.

Dietro a un tavolo quadrato,
son seduti da ogni lato
e seriosi, scarso il fuoco,
hanno parte in questo gioco.

Prende Valter la parola,
come se si fosse a scuola
detta il compito da fare,
ma però senza copiare,

che con sferza e rude piglio,
del governo il neo consiglio
sotto esame, niente sconto,
sarà all’alba ed al tramonto.

C’è agli Esteri Fassino,
la sua è l’ombra di un crissino,
non c’è quella di Fioroni,
che ripassa le lezioni,

a Settembre è rimandato,
come gli altri fu bocciato.
Il Bersan, bravo figliolo,
ripiegato ha il suo lenzuolo

ed Enrico, detto Letta,
nuova, dice, ha la ricetta
perché quella del passato
il paese ha stramazzato.

Maria Pia stall’istruzione,
Linda all’amministrazione,
Ermete del verde si cura:
tutti con la faccia scura!

Nel loft ora l’ombra si è spenta,
pure Dario s’addormenta;
sogni spuntano e chimere,
ma al pensier del cavaliere,

si ridestano pieni d’affanni
“e se l’ombra durasse vent’anni!?”

DIECI GRANDI ECONOMISTI

Nella storia della scienza
che fa capo a Smith Adamo
il PiDi ha sua semenza
ed i frutti van lontano,

che l’Italia ammodernata
a quei dieci è sempre grata
pel suo Pil che ha sorpassato
pur la Cina e l’Emirato.

Riformista fu l’Amato,
di che cosa l’ho scordato,
ma il primato del ritardo
spetta a Prodi, il neo Ricardo.

Riformò primo l’Occhetto
ma degli esiti splendenti
ha sprecato il tesoretto
il Tommaso, tutto denti.

Nel cenacolo glorioso
s’è allocato, assai borioso,
pure Visco che alle masse
regalò molte più tasse.

Dirimpetto un busto bello:
Quintin Sella? No è Rutello.
Poi D’Alema in piedistallo,
posto al pari del Marshallo.

Nella storia del pensiero
c’è Bersani, ligio e fiero,
del mercato è lui l’alfiere:
spalancollo al parrucchiere.

E’ tra i dieci Bassolino,
seguitor di Celestino,
sul Vesuvio si è seduto,
fece anch’egli, il gran rifiuto.

Ma migliore prolusione
fu però di Vu Veltrone,
che appen vide il programma del partito,
Samuelsone ha il Nobél restituito,
poi con lena senza eguale
ha riscritto il manuale.

GIRO DI WALTER

Lui sicuro disse: I care.
Che peccato! Non si può fare!

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