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Author: Giuseppe De Arcangelis

De Arcangelis Giuseppe De Arcangelis è professore di Economia Internazionale presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche di Sapienza Università di Roma. Ha ottenuto il PhD in Economics presso la University of Michigan. È stato consulente del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Banca Centrale Europea. I suoi principali campi di ricerca sono l’economia della migrazione, considerando sia gli effetti sui paesi di partenza che sui paesi di arrivo dei migranti, la teoria del commercio internazionale, la trasmissione del ciclo economico e delle crisi finanziarie.

Da Ebola al coronavirus, il rischio di una tragedia in Africa

La recessione prevista in Africa per il 2020, la prima dopo 25 anni, potrebbe trasformarsi in una crisi economica permanente se Covid-19 dovesse seguire l’esempio dell’epidemia di Ebola in Sierra Leone nel 2014-15. Le proposte per evitarlo non mancano, ma occorre fare presto.

Commercio europeo oltre l’orizzonte del Ttip

Se il negoziato sul Ttip andasse in porto, gli Stati Uniti diventerebbero il fulcro del commercio mondiale, grazie al parallelo accordo firmato con i paesi del Pacifico, Cina esclusa. Gli interessi dell’Europa e le misure da adottare per realizzare una politica commerciale pienamente federale.

Le conseguenze dell’immigrazione

L’arrivo di migranti in Italia ha permesso di mantenere un vantaggio comparato nei settori tradizionali. Ma ha anche contribuito a rimandare la ristrutturazione verso settori più avanzati. Più lontano il paese di provenienza, più semplice la mansione dei lavoratori immigrati. Un’occasione persa.

IL VENTO DELL’EST SULLE BANCHE ITALIANE

Dopo Banco Popolare, anche Unicredit e Intesa San Paolo ricorrono ai Tremonti bond. Una decisione che non stupisce. Sulle due principali banche italiane si fanno sentire i contraccolpi dell’espansione nell’Europa centro-orientale. Con i nostri istituti in seconda posizione, assieme a quelli tedeschi, per esposizione verso i più importanti paesi dell’area. Fin quando il ciclo internazionale è stato favorevole, gli investimenti hanno dato ricchi frutti. Ma ora la crisi colpisce quelle economie, costringendole a chiedere aiuto all’Fmi e ad altre istituzioni europee.

Se non ora, quando?

La Legge Bossi-Fini va rivista. E in fretta perché altri paesi stanno ripensando le loro politiche di accoglienza, cercando di attirare gli immigrati più qualificati. Norme troppo restrittive incentivano solo la clandestinità, che rappresenta un costo per tutti: i migranti, i paesi di origine e quelli di destinazione. Uno dei suoi effetti è infatti quello di spingere i lavoratori più istruiti a tornare per primi nel paese di origine. La nostra classe politica sembra non aver ancora capito che l’immigrazione, quando governata, è una risorsa fondamentale.

Una Section 201 all’europea

L’Unione europea è uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di prodotti tessili e dell’abbigliamento. Preoccupa perciò l’aumento delle importazioni dalla Cina. Nel lungo periodo la liberalizzazione del commercio aumenterà il benessere mondiale, ma resta il problema di come governare la transizione. Negli Stati Uniti, una clausola speciale permette di sussidiare le aziende in crisi a causa dell’improvviso aumento della concorrenza internazionale. L’Europa potrebbe studiare una misura di sostegno simile, fruibile anche dalle piccole imprese.

La “volpe del deserto” e i due milioni di clandestini in Libia verso l’Italia

Alla luce dell’ennesima tragedia dell’immigrazione clandestina consumatasi al largo delle nostre coste, riproponiamo un contributo di alcuni studiosi dell’Università di Bari in cui si commentano le affermazioni del Ministero dell’Interno che paventava l’arrivo di “due milioni di poveracci” in Italia. Una cifra che non sembra fondata su alcun riscontro empirico. Meglio dosare le parole o spiegare su quali dati si fondano queste stime allarmistiche.

L’Italia tra il bastone e la carota

Se la cesura è la Legge Bossi-Fini, la continuità nella politica italiana verso l’immigrazione extracomunitaria è rappresentata dagli accordi di riammissione. Ma più che fermare i flussi di clandestini, gli accordi sembrano aver solo modificato le rotte. E la loro efficacia sarà messa ulteriormente alla prova dall’allargamento dell’Unione europea. Per contenere le pressioni migratorie dovute a crisi nei paesi d’origine è quindi preferibile ricorrere a piani di aiuti per stabilizzare quelle economie.

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