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  1. tiberio damiani Rispondi
    farei alcune annotazioni. la prima è che i dati non sono ancora omogenei tra i vari paesi, unico esempio quello dei tamponi molecolari o antigenici? già avere dati omogenei su questo argomento è difficile, per via dei limiti delle varie metodiche. secondo punto la diagnosi di morte secondo la modulistica istat distingue chiaramente la causa principale dalle complicazioni e da altre condizioni morbose (https://www.istat.it/ws/fascicoloSidi/924/Scheda%20di%20morte%20-%20Modello%20Istat%20D.4.pdf) ma non conosco i metodi di registrazione degli altri paesi. terzo punto, il distanziamento e le misure di prevenzione e protezione pur contestabili hanno un importanza basilare in un momento di rapida evoluzione della pandemia a causa delle varianti del virus, in attesa che la vaccinazione possa prendere quota, nonostante la difficoltà di fornitura del vaccino. quarto punto la deprivazione economica e sociale degli anziani incide in misura molto importante nel determinare la "fragilità storica" di persone che poi in corso di pandemia risentono in maniera esponenziale. infine non va trascurata la costante riduzione di personale e di presidi ospedalieri e territoriali dell'ultimo decennio. a ciò va anche sommato l'effetto del numero chiuso per la facoltà e delle scuole di specializzazione a giustificare la carenza di medici. un sistema sanitario ridotto all'osso fronteggia un virus con elevata variabilità, che al momento non consente previsioni ma solo osservazioni e studio
  2. VITTORIO MOLINARI Rispondi
    Buongiorno. Innanzitutto complimenti, mi pare essere, ad oggi, uno dei pochi elaborati sul tema. Segnalo una delle periodiche pubblicazioni ISTAT sulla qualità della vita degli anziani che mi pare contraddica alcune affermazioni, ma mi rimetto al suo giudizio: www.istat.it/it/srchivio/203820 Aggiungo una domanda: che fine ha l'accordo Protezione civile- Accademia dei lincei proprio sull'esame dei dati Covid? Grazie
  3. controllAlert Rispondi
    Darei un'occhiata a https://www.nature.com/articles/s41586-020-2918-0 in cui il legame tra mortalità ed età è lampante, almeno nel periodo considerato
  4. Carlo Barbieri Rispondi
    Quanto mi manca il modo anglosassone con cui si stendono i rapporti, che iniziano sempre con l'Executive Summary che sintetizza tutto quanto seguirà in "Premesse e Conclusioni". Chi vuole approfondire può poi leggere la trattazione completa. E' un. peccato che in molte delle nostre università non lo si insegni.
  5. Marisa Manzin Rispondi
    Manca un dato che probabilmente spiega le differenze evidenziate: qual è la percentuale dei decessi tra le persone intubate e quelle che hanno usato solo la maschera d'ossigeno? Quale percentuale degli ospedalizzati viene intubata? (Presumendo che quelli con sintomi lievi se la cavano). Infatti qui in Germania ho letto (naturalmente da verificare) che i maggiori decessi tra gli ospedalizzati in vari paesi, tra cui l'Italia, sia dovuto ad un eccessivo uso dell'ossigenazione mediante tubo, molto pesante, e da un'eccessiva ossigenazione. Qui in Germania già agli inizi della pandemia si erano accorti negli ospedali che l'apporto di ossigeno provocava una proliferazione del virus, cosa che si poteva evitare diminuendo la quota di ossigeno puro.
  6. Catullo Rispondi
    Non è che banalmente si contino in maniera diversa i morti per covid nei vari paesi? Per quanto sento io in Italia si conteggia come morto a causa del coronavirus chiunque sia deceduto in ospedale positivo al Covid. Vedere Belgio e Slovenia così in alto mi da da pensare.
  7. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Ottimo articolo che fa giustizia della massa di parole vuote e partigiane profuse attraverso i media dai cd scienziati
  8. umberto scaccabarozzi Rispondi
    Ottimo lavoro.E' ormai assodato che la condizione sociale(disponibilità economica) sia un determinante della salute.In Italia il 13% delle famiglie in cui è presente un anziano è al di sotto della soglia di povertà relativa che significa deprivazione,perdita di opportunità ed emarginazione.La solitudine è l'evento che segnala il lento decadimento psicofisico interessa il 30% degli anziani.3,5 milioni di cittadini italiani con più di 65 anni hanno dichiarato di rinunciare alle cure mediche,6 milioni di italiani non si curano più a causa dei costi delle prestazioni sanitarie o delle liste di attesa troppo lunghe.Purtroppo la "sindrome sociale" esula ancora dal bagaglio culturale del medico.Umberto Scaccabarozzi Geriatra
  9. Andrea Rispondi
    Sul tema della comorbidità come causa della più alta letalità in Italia, a metà testo l’autore scrive “ l volume e le statistiche di Eurostat non indicano che i nostri anziani siano in condizioni di salute peggiori rispetto a quelle degli altri paesi considerati.”. Ultimamente ho letto un articolo (di cui non riesco a recuperare l’URL) che confrontava aspettativa di vita delle donne italiane e svedesi. Pur essendo simili, si diceva che le donne italiane si ammalano mediamente già intorno ai 65 anni di malattie croniche/invalidanti. Molto più tardi in Svezia. ISTAT a questo link https://bit.ly/3iffSfN scrive: “ Le donne italiane si caratterizzano per avere una sopravvivenza complessiva tra le più alte in Europa (...) ; tuttavia, in forte analogia con quanto osservato negli uomini italiani, la percentuale degli anni vissuti senza limitazioni (73,5%) è inferiore a quella europea.”. Io interpreto questo dato come il fatto che siamo il paese i cui anziani sono i più affetti da malattie cronico-invalidanti, le famose comorbidità. Non può essere una spiegazione per la più alta letalità in Italia?
  10. donata lenzi Rispondi
    non è solo un problema economico se guarda questo lavoro dell'Istat https://www.istat.it/it/files/2020/04/statisticatoday_ANZIANI.pdf si vede che più della metà degli anziani over 75 vive a max 1 km dai figli e di questi 20% convive. In questo tipo di contagio l'isolamento è un vantaggio
  11. Piero Pessa Rispondi
    Con alcuni paesi il confronto potrebbe essere inattendibile: i ricercatori degli istituti di statistica di Spagna e Francia rilevano che i decessi nei loro paesi sono sottostimati. Del resto anche in Italia, dice l'ISS, sono sottostimati. Non parliamo di UK dove contano solo i decessi verificatesi entro 28 giorni dalla diagnosi di Covid. In realtà un confronto reale sui numeri si potrà fare solo confrontando il surplus di mortalità rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Secondo gli ultimi dati Istat del 2020, questo surplus per l'Italia potrebbe superare i 100mila decessi. E' molto probabile che il conto mondiale dei decessi sia molto superiore al dato ufficiale dei quasi 2 milioni oggi dichiarati.
  12. zipperle Rispondi
    Il sospetto che il sistema sanitario (pubblico) italiano sia stato e sia tuttora in difficoltà dovrebbe essere indagato in profondità senza fermarsi alla variabile "numero posti letto". Bisogna trovare indicatori che misurano il modo con cui si viene testati e tracciati, si viene presi in carico, si viene curati, si viene dimessi e isolati (o alla peggio portati al camposanto), si viene infine considerati guariti
  13. Fabrizio Fabi Rispondi
    Articolo interessante. Ma nella tabella 2 mi sembra riportato male il dato per la Germania dei "morti per milione di abitanti nella 2a ondata". Dovrebbe essere 344 anziché 229. (A meno che non ci siano altri errori sul numeri assoluti di morti.). La enorme anomalia dei morti tedeschi a dicembre 2020 (che, secondo l'articolo, sarebbero ben 22.000, contro solo 16.000 in gennaio-novembre) fa pensare anzitutto che la Germania abbia operato un drastico cambio del metodo di conteggio. Io propenderei per credere a una forte sottostima del vecchio dato gennaio-novembre. Forse il sito dell'Istituto Robert Koch può chiarire. Purtroppo, sappiamo che la cassificazione dei decessi in base alla "causa" è piuttosto problematica. ovunque.
  14. Mauro Alberti Rispondi
    Il dato dell'Italia non rileva le grandi differenze tra Regioni italiane, differenze molto più marcate rispetto a quelle presenti in altri Paesi con numero elevato di morti per abitanti (Belgio, UK) https://twitter.com/maualberti/status/1348686359863590917
  15. Carlo Des Dorides Rispondi
    Non comprendo la sua osservazione: l'elaborazione di dati e statistiche parte proprio dall'analisi della realtà e non da luoghi comuni ed approssimazione. La Lombardia ricca di che? Di PIL, di occupazione, di innovazione, di esportazioni, di numero di laureati, di università primarie... Per affermare questo basta guardare la realtà ed i dati che ne sono la rappresentazione. Annoiano, ma sono gli unici elementi su cui si può comprendere la realtà e su cui si possono basare scelte razionali di politica economica.
  16. giuseppe nicoletti Rispondi
    Molto interessante. Segnalo questo articolo che è un esempio di come i dati di Google possano essere usati per analizzare aspetti della crisi del COVID. Lo scopo qui è di verificare l'efficacia delle politiche di lockdown per limitare la mobilità e il tasso di contagio. https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/9cc22d8c-en.pdf?expires=1610460335&id=id&accname=ocid84004878&checksum=4C5BE3876841B731FB343B1F2CF43133
  17. bob Rispondi
    in Italia la Lombardia ha il più alto tasso di mortalità ed è la regione più ricca" Ma ricca di che? Forse il punto sta proprio qui nel confondere tabelle e statistiche a iosa con la realtà forse ben diversa. Il Paese delle statistiche, delle "etichette", dei luoghi comuni, dell'approssimazione elevata all' ennesima potenza. Non sarebbe il caso di analizzare la realtà per elaborare dati e statistiche e non viceversa?
  18. Gerardo Coppola Rispondi
    Interessante perchè fa riflettere ed è ispirato a un principio molto civile: il diritto di sapere dei cittadini. Come altri commentatori, anche io noto che le aree più ricche del paese sono state le più colpite e quindi forse oltre al PIL rileva anche come la sanità è organizzata sul territorio. Complimenti. Ps. Mi sono occupato di banche per una vita e quando falliscono non capiamo mai perchè è soprattutto nessuno è responsabile. Il nostro paese è così, purtroppo.
  19. Eleonora Mazzoni Rispondi
    https://www.i-com.it/2020/12/23/i-paesi-europei-alle-prese-con-la-corsa-del-virus-italia-e-germania-a-confronto/ Un mio articolo sullo stesso tema. Sarebbe interessante mettere insieme le condizioni di deprivazione socio-economica e la capacità di presa in carico dell’assistenza territoriale soprattutto per i pazienti cronici.
  20. carlo des dorides Rispondi
    Approfondimento molto documentato ed interessante. Giustissima l'ultima domanda di richiesta di diagnosi da parte delle Autorità Pubbliche. Due domande: in Italia la Lombardia ha il più alto tasso di mortalità ed è la regione più ricca. Sembrerebbe un dato in controtendenza rispetto alla relazione negativa mortalità condizione socio economica. Che cosa si intende precisamente con deprivazione socio economica (povertà, abbandono dal nucleo familiare)?
  21. Savino Rispondi
    I problemi sono tutti sanitari, ma medici e infermieri hanno fatto le ferie natalizie in Lombardia e magari anche altrove. Non è più tempo di chiudere bar e pasticcerie, ma è tempo di far pagare le responsabilità a governance e management sanitario, che prende centinaia di migliaia di euro l'anno per questo fallimento di tutti gli obiettivi. Le corporazioni universitarie e dell'ordine dei medici hanno messo i bastoni tra le ruote ai nostri giovani per le professioni sanitarie. Speranza non può continuare a fare una stretta con sperimentazione sociale, ma deve uscire dai Parioli e tornare alla realtà che vuol dire anzitutto garantire salute psico fisica.