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  1. Davide Rispondi
    A mio modesto parere non credo proprio che gli analisti non facciano i campioni in maniera corretta o che servano ulteriori stratificazioni. Il problema principale credo siano, piuttosto, gli indecisi e le astensioni, che in passato erano più prevedibili e ora sono un mondo più variegato ed esteso.
  2. Arthemis Rispondi
    a me sembra che, sia per Brexit che per elezioni USA, siano stati assimilati a "sondaggi" anche le opinioni degli analisti che, quelle sì, erano più simili a desideri che previsioni. I sondaggi, o almeno i loro andamenti, mi risulta che tutti assieme avessero "visto" avvicinamento e probabile sorpasso di Leave e Trump.
  3. paolo bisol Rispondi
    La lettura del suo articolo mi ha chiarito molte cose, indipendentemente dalle difficoltà obiettive di un sondaggio -riassunte nell'intervento di Giannini. Mi rimane comunque il dubbio sul perchè si proceda in tale maniera, facendo finta di niente. In fin dei conti i sondaggi applicano metodi matematici, che di solito non indulgono sull'affidabiità di misura. Credo che si dica ancora che una media, senza indicazione dell'errore standad, non significa nulla.
  4. Achille Rispondi
    Grazie per le riflessioni proposte. Aggiungerei qualche nota, partendo da una nota amara, ma penso realistica. Nella previsione di eventi quali quelli indicati nell'articolo (vince/perde) una previsione basta sul sorteggio, quindi casuale, avrebbe ottenuto migliori risultati. Forse siamo di fronte a fenomeni molto complessi, in cui spostamenti marginali comportano esiti opposti. In questi casi previsioni costose cosa aggiungono? Comunque all'interno della logica dei sondaggi ho degli interrogativi. Il fatto che meno del 10% degli interpellati risponda penso sia un indizio significativo sull'attendibilità delle previsioni. Se i sondaggisti non includono nel loro campione la variabile "non sincerità" mi sembrerebbero ingenui. In periodi di grande turbolenza e confusione il numero di soggetti che modificano i loro orientamenti non sono pochi e non è detto che lo facciano in modo uniformemente distribuito. Sarebbe interessante sapere quanto è pesata questa dimensione nel campionamento. In diverse ricerche i risultati sono stati fortemente influenzati dal canale adottato per raggiungere i soggetti da intervistare. Usare il telefono o il contatto diretto, il telefono fisso o il cellulare, modifica la tipologia di soggetti con cui si entra in contatto.
  5. Niccolò Rispondi
    Gentile autore, in primis complimenti per l'articolo, contributo scientifico eccellente e che può contribuire a ridar credibilità ad una disciplina che, dati gli ultimi insuccessi previsionali da lei citati e tanti altri più o meno recenti, sta rischiando di perdere la fiducia di chi non ne è esperto, dove invece, in un'era sempre più caratterizzata dall'insopportabilmente rapida diffusione di notizie false alla velocità di un click, è necessario si torni a parlare partendo da dati veri, di qualità e soprattutto ben analizzati. Volevo poi chiederle se, effettivamente, a suo avviso, trascendendo le già ben poste valutazioni sulla metodologia statistica, e facendo invece considerazioni più di natura economica e sociale, esiste effettivamente la possibilità che un gruppo tendenzialmente a favore di una delle due fazioni stia sistematicamente astenendosi dal rispondere, e come dovrebbe un sondaggista (e, più in generale, un analista di dati) comportarsi in questi casi, giacché - come giustamente dice lei stesso - ignorare le non risposte può avere gravi conseguenze.
    • paolo brunori Rispondi
      grazie del commento. La stratificazione rappresenta un modo semplice per cercare di correggere il problema. D'altra parte, se la non risposta dipende da caratteristiche non utilizzate per la stratificazione (generalmente limitate a sesso, età e area geografica), questo correttivo risulta insufficiente. Un approfondimento interessante si trova nell'articolo del 2010 di Peress "Correcting for Survey Nonresponse UsingVariable Response Propensity" disponibile on line.
      • Niccolò Rispondi
        Grazie a lei per la risposta e per lo spunto fornito, trattasi d'argomento interessante di cui una miglior comprensione potrebbe tornarmi utile in futuro
  6. Massimo GIANNINI Rispondi
    I problemi dei sondaggi sono: a) risposta non sincera dell'elettore; b) metodo ed estrazione del campionamento (esempio inclusione di regioni, estero, età, ecc); c) variazione del campione rispetto ad indagini passate; d) valutazione corretta degli astenuti e indecisi. In Italia esiste anche un problema di"bias" del committente del sondaggio e dell'informazione. Si presentano i dati in modo da cercare di influenzare il voto. Cio' in parte è successo con la Clinton, ma con il risultato che ha fatto aumentare l'astensionismo visto che molti democratici non sono andati a votare convinti che tanto avrebbe vinto comunque. In effetti la Clinton ha vinto di 2,4 milioni di voti in più ma con una distribuzione anormale e probabilmente non "catturata" adeguatamente dai sondaggi per i problemi sopra indicati. L'elemento che sembra in ogni caso far variare molto il risultato finale rispetto ai sondaggi è la stima degli indecisi e dell'astensionismo.