logo


  1. P. M. Santore Rispondi
    L'indomani del referendum, qualsiasi sia il risultato, nulla accadrà: è un referendum vincolante per la futura politica del governo britannico, ma senza effetti giuridici diretti. Le ipotesi fatte sugli scenari futuri in caso di vittoria del sì sono basati su supposizioni relative al comportamento, da un lato della GB e dall'altro dell'UE, su quando si arrivasse al dunque mediante una escalation di atti unilaterali e relative contromisure. Ma siccome "arrivare alle mani" non conviene a nessuno, lo scenario più logico in caso di brexit è che GB e UE si mettano d'accordo su di un percorso simultaneo di uscita dall'UE e di entrata in un qualcos'altro come hanno Norvegia o Svizzera. E dunque che annuncino un lungo processo di negoziazioni per raggiungere ciò. Il risultato sarà che alla fine ci sarà, dopo le citate Norvegia e Svizzera, una terza nazione che rimarrà pur sempre in Europa e integrata nell'UE, ma che avrà uno status guiridico particolare rispetto ad'essa: la Gran Bretagna.
  2. Massimo Matteoli Rispondi
    Articolo ottimo, ma quello che non capisco è come nella società inglese (almeno nella parte più avveduta) a questi ragionamenti non segua una critica netta del comportamento avventurista ed irresponsabile di Cameron. Per meri calcoli politici di bassa lega (non certo per dare voce al popolo !) il primo ministro conservatore ha tirato fuori dal cappello il "coniglio mannaro" della brexit, ha aggravato la situazione con una trattativa ridicola con L'Unione, ed ora mentre assiste inerme alla spaccatura del suo partito può solo sperare che Corbyn riesca a convincere abbastanza elettori laburisti da vincere il referendum. L'ironia della storia si vendica in modo speso imprevedibile come questo. Oggi ill futuro dei rapporti tra Gran Bretagna ed Europa dipende dall'uomo politico che tutti i "benpensanti", anche della sua area politica, bollarono al momento della sua elezione come estremista o, nella migliore delle ipotesi, un ingenuo romantico inadatto alla carica di leader laburista. Spero proprio, comunque vada, che la carriera politica di Cameron finisca qui..
    • Gianni De Fraja Rispondi
      Grazie innanzitutto per il giudizio sull'articolo. Cameron, prima delle elezioni del 2015, ha fatto una promessa elettorale tattica e spregiudicata, sperando ti togliere voti a Ukip, e ha incluso nel programma la garanzia di un referendum. Pensava, secondo me ed altri, di non ottenere la maggioranza assoluta, e di usare quindi il referendum come merce di scambio con i liberali (io rinuncio a una promessa elettorale, e anche tu rinunci alla tua). Avendo la maggioranza in Parlamento, non aveva più scuse per non tenere il referendum. La trattativa con la Ue è fuorviante, non ha fatto cambiare idea a nessuno. La critica c'è: università, capitani d'industria, giornalisti "seri", intellettuali, artisti, sono tutti contro Brexit: il relativo silenzio contro Cameron è secondo me dovuto al non voler aiutare la Brexit: e se Brexit vincesse si dovrebbe senz'altro dimittere subito, per essere rimpiazzato da un buffone pericoloso e approssimativo (una versione comica di Donald Trump). Sono meno d'accordo con quello che pensi di Corbyn: al di là della sua posizione politica, è chiaramente disinteressato al referendum, al contrario di quasi tutti i suoi colleghi di partito.