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  1. davide Rispondi

    Ottimo articolo, condivido pienamente. Il settore dei trasporti rappresenta il luogo forse emblematico del cattivo rapporto fra politica e imprenditoria basandosi questi rapporti su interessi totalmente estrneii a quelli della comunità in cui le infrastutture si realizzano. La grande quantià di denaro necessaria alla loro realizzazione fa gola a molti, troppi!

  2. marcodivice Rispondi

    Davvero ottimo articolo

  3. ivan beltramba Rispondi

    Condivido parola per parola. Aggiungo che come certa politica e stampa asservite a interessi lobbistici ingigantiscono problemi risolvibili con un ragionevole mix di tecnologie e minimi interventi infrastrutturali, rimpiccioliscono/censurano i successi ottenuti proprio così. Quindi riaperture di linee ferroviarie soppresse negli anni Sessanta-Settanta, nuove linee tranviarie, pedonalizzazioni, la Betuwe-linje, etc etc, passano nel silenzio assordante dei grandi cantieri. Il problema è che questa sindrome da pezzenti-megalomani (come la chiamava il compianto prof. G.K. Koenig) è diffusa a tutti i livelli di governo territoriale: Commissione UE, Stato, Regioni, Province, Comuni, Quartieri, Comunità Montane.

  4. giulio Rispondi

    Concordo pienamente. Esistono casi di "isolamento logistico", ma ho sempre avuto dubbi sull'utilità di alcune opere (i costruttori amici dei potenti: no, non ne hanno mai avuti...). "La tale variante ci permette di arrivare 25 minuti prima." Siamo proprio sicuri che sia fondamentale arrivare 25 minuti prima? Che questo giustifichi costo e impatto ambientale? A parte i reali casi di effettivo isolamento, meglio sarebbe fare manutenzione alle strade già esistenti.

  5. methodologos Rispondi

    Un articolo contro i luoghi comuni finalmente fuori dai luoghi comuni. Ma la soluzione non sta tanto nei numeri quanto nelle visioni. Vale a dire ci vorrebbero nuove narrazioni ( parola abusata, eppure in questo caso adeguata ) che rappresentino in modo differente il futuro di un Paese. Ma chi le costruisce? La borghesia italiana è storicamente incapace di averle. Negli anni '50 furono le partecipazioni statali ( tanto aborrite ) che le imposero a una nazione ex-autarchica. Ma ora sono state liquidate nel lungo sonno delle liberalizzazioni... Economisti, dov'eravate negli ultimi 20 anni?